Caneva, gusto ed energia del Figo Moro

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A Caneva (Pn) le buone pratiche per valorizzare il Figo Moro hanno messo radici e portato frutti eccellenti, il 28 agosto 2016 si è celebrato il Figo Moro e il riconoscimento dei risultati ottenuti con un impegno decennale.

Nel 2006 una decina di produttori si misero insieme con l’intento di valorizzare il Figo Moro, trasformandolo da frutto della memoria a prodotto agricolo dinamico. Così nacque il Consorzio, che ha stabilito un disciplinare per l’ottimizzazione del metodo per la coltivazione e la raccolta.

Partendo dal fatto che il Figo ha trovato nelle colline canavesi le condizioni ideali, ventilazione costante, temperature e terreno ricco di bicarbonato, per gli aderenti al consorzio sono vietati l’uso di concime e pesticidi, Sandro Mutton, presidente del Consorzio, afferma che spendere per certe robe, sarebbe un costo inutile e dannoso per la qualità  del figo. Su questo aspetto c’è stato un accordo comune all’interno del Consorzio, la difficoltà è stata far accettare, come buona pratica, la potatura per mantenere l’ albero basso, così da facilitare la raccolta ed evitare brutte cadute.

Per mia personale testimonianza, potati gli alberi come consigliato dal Consorzio, i frutti si raccolgono facilmente e si possono scegliere i migliori, ottimi. Le produzioni dei singoli consorziati sono piccole, ma grazie al conferimento collettivo viene raggiunta un quantità  tale da poter avviare la trasformazione in confetture, composte, salse che stuzzicano le capacità  culinarie e i palati.

Tutto ciò come si può comprovare? Nel 2016, con il sostegno della Camera di Commercio di Pordenone, la Festa del Figo Moro diventata l’occasione per scoprire il territorio di Caneva. Il centro dell’evento è la Villa Fovra, nel parco sono pronti i tavoli per chi vuole assistere agli show cooking e spazio espositivi. Dalla Villa, i bus navetta conducono ad assaporare il territorio.

L’escursione è dedicata a conoscere l’habitat del figo. Tre i punti di raccolta, cioè dove è possibile imparare a staccare dall’albero in maniera corretta il Figo Moro. I tre luoghi prescelti permettono di evidenziare aspetti specifici della coltivazione. Nel paesaggio italiano le piante del fico sono frequenti, ma vedere una siepe naturale creata da alberi centenari è sorprendente. Soprattutto le coltivazione più vecchie ci danno prova della fatica degli agricoltori, i terreni collinari talvolta sono in forte pendenza, la raccolta, a mano, si fa ancora più disagevole. La terza sosta è verso il futuro, il successo del consorzio ha dato un forte impulso, tanto che sono state realizzate vere piantagioni di fichi.

I nuovi alberi sono stati posti in maniera razionale, la differenza con i vecchi impianti salta all’occhio, in tutti i casi i frutti sono deliziosi. Il Figo Moro, come dice il nome, si presenta con buccia sottile di colore nero-violaceo e la polpa morbida e fine, ricca di zuccheri, si hanno due fioriture e quindi due raccolti, il fico in realtà è un’infiorescenza, la prima a circa metà  luglio, la seconda a partire dalla fine di agosto.

Il tour comprende la visita al Palù di Livenza, il sito palafitticolo, riconosciuto patrimonio dell’UNESCO e che insieme ad altri luoghi costituisce il sito seriale, che abbraccia le Alpi, dalla Francia, Svizzera, Austria, Slovenia e Italia.

Le campagne di scavo proseguono e ogni volta una scoperta, su come vivessero nei millenni remoti, tra le curiosità è stata rinvenuta una resina con impronte di denti, si presume che venisse masticata come cura odontoiatrica.

In realtà in loco, si può vedere quasi niente, almeno che non sia in atto gli scavi, anche per fragilità  dei materiali rinvenuti, che dopo secoli di interramento una volta esposti alla luce rischiano di dissolversi, per tanto o vengono coperti o trasferiti in laboratorio.

Il Palù è una delle tre sedi del Humus Park, la biennale internazionale di land art. La V edizione svoltasi a luglio 2016 ha coinvolto 80 artisti, 8 scuole d’arte, un grande incontro che ha lasciato installazioni, effimere, realizzate con materiali naturali reperiti sul luogo. Chissà  se i nostri progenitori esprimevano la loro creatività in forme simili.

Nel giardino di Villa Fovra, il grande e assoluto protagonista è il Figo Moro, con ben tre show cooking, due condotti dal cuoco Cristian Fraresso (Le Troi Chef) e il terzo da Manuela Antonini (Le Cuoche in cucina), stili diversi risultati ottimi comunque.

Come hanno dato prova le degustazioni il Figo Moro è versatile, un ingrediente che si abbina con piacere ad altri prodotti del territorio, come la trota, affumicata e accompagnata da lardo alle erbe, oppure servita come condimento di tocchetti di farro e riso, ovviamente il tutto bagnato dai vini bianchi locali.

Mentre i cuochi terminano le preparazioni si susseguono i contributi delle autorità, senza nulla togliere agli intervenuti, ma le parole di Alessandra, agricoltrice aderente al Consorzio, che testimoniano la fatica della raccolta e l’incanto di stare in mezzo alla Natura, sono state un marchio di qualità. Spesso si pensa che un’agricoltura priva di veleni sia un vantaggio per il consumatore, è vero, dimenticando che il primo beneficiario è colui che lavora la terra. Tra un set e l’altro del show cooking, passeggiata tra gli stand per completare l’immersione con la possibilità di gustare il frutto in purezza, caramellato, in versione gelato sorbetto o nella ricetta della nonna, nelle varie salse passando per i buoni vini, giusto per aggiustare il palato.

Passione per la propria storia, fare business in maniera intelligente, con l’obiettivo di creare valore non solo economico, buon cibo, il Figo Moro da Caneva mi ha nutrito di gusto ed energia.

Foto di Maria Luisa Bruschetini

Info: www.figomoro.it e www.humuspark.it/it/

In collaborazione con Consorzio del Figo Moro www.figomoro.it

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