Positano, tra moda, mare e mitologia sulla Costiera

Forse è l’esempio più eclatante di “paese presepio” con la sua tipicità che colpisce. Positano è un museo a cielo aperto, pieno di colore e suggestione.

Adagiato in una gola che si affaccia direttamente sul mare, un tempo un tranquillo villaggio di pescatori, oggi è un centro turistico di fama internazionale con tanto fascino, dai mandorli in fiore, alle limonaie ricche di frutti, ai pergolati di bouganville.

Resti di ville di origine romana testimoniano che Positano era meta di vacanza dei patrizi romani. A seguito della caduta dell’Impero romano, entrò a far parte della Repubblica Marinara di Amalfi, espandendo così i suoi commerci.

Tutto questo sino all’arrivo dei Saraceni, quando, in epoca medievale, vennero costruite numerose torri, oggi chiamate “Torri Saracene”, edificate proprio per l’avvistamento di questi predoni, che compivano razzie ai danni delle popolazioni costiere.

La prima torre si ergeva ( ed è ancora lì ) a Punta Campanella, al confine tra la costiera amalfitana e quella sorrentina. Dalla prima torre, una volta avvistati i nemici, si lanciava un segnale di allarme con un colpo di cannone che allertava la seconda torre, che , a sua volta, metteva in allarme la terza e così via, e la popolazione correva nei rifugi sulle zone più alte del paese. I saraceni, temendo imboscate, evitavano di addentrarsi sulle alture.

Antiche leggende sono legate al borgo come quella della Madonna Assunta: si racconta che nel XII secolo una nave che trasportava un quadro della Madonna, in mancanza di vento, proprio davanti a Positano, non riusciva a prendere il largo, quando i marinai udirono una voce, proveniente dal quadro della Vergine, che sussurrava ” posa posa “. I marinai posarono il dipinto sulla riva e lo consegnarono agli abitanti. Da questo evento prese il nome ” Positano “. Fu così che venne costruita la chiesa di Santa Maria Assunta, con la grande cupola maiolicata, per custodire la veneratissima icona.

Sin dai primi del Novecento, pittori, scrittori, musicisti e personaggi del jet set internazionale, conferirono a Positano, con la loro frequenza, quel tocco che ne ha creato il mito.

Un dedalo di case bianche, rosa, gialle che si snoda a spirale sopra i terrazzamenti, un saliscendi di vicoli, scalinate, piazzette e un susseguirsi di boutique e negozi artigianali che hanno contribuito a far conoscere la “moda mare Positano ” in tutto il mondo.

Pure nell’Odissea c’è un accenno a Positano. “Alle Sirene giungerai da prima che affascinan chiunque i lidi loro con la sua prora veleggiando tocca. Chiunque i lidi incautamente afferra delle Sirene e n’ode il canto, al lui né la sposa fedel, né i cari figli verranno incontro su le soglie in festa”.

Nel dodicesimo libro dell’Odissea, Omero metteva in guardia Ulisse dal fascino del canto delle Sirene al largo dell’attuale Positano, sulla rotta verso Itaca, e, la pericolosità di questo tratto di mare è rilevato dalla presenza di numerosi relitti che sottolineano il mito delle Sirene.

Il culto delle Sirene risale al periodo greco e la presenza di queste entità è da sempre localizzata nelle vicinanze di scogli e rupi che rappresentavano in lontananza un punto di riferimento per i naviganti, ma anche insidie per le imbarcazioni poiché in queste zone le correnti erano così forti che i natanti finivano per infrangersi sugli scogli. Forte di questa fama, gli isolotti de ” I Galli ” di Positano sono entrati nella leggenda.

Secondo la mitologia, questo piccolo arcipelago ( Gallo Nero, la Roronda e la Castelluccia ) offrì rifugio proprio a Partenope, Leucosia e Ligia, le tre sirene che alcuni ritenevano essere metà donne e metà pesci, altri, invece, credevano essere metà donne e metà uccelli. Non a caso Li Galli furono anche chiamati gli isolotti de “Le Sirenuse”.

Oggi queste piccole isole di Positano, a prescindere dalla proprietà, ricadono nel Parco Marino di Punta Campanella, inaccessibili, riescono ad ospitare le famose lucertole azzurre che altrove sono quasi completamente scomparse.

Nel XX secolo questi isolotti stregarono alcune celebrità che ne diventarono proprietari. Il primo tra questi fu il famoso coreografo e ballerino russo Leonide Massine, seguito da Eduardo De Filippo e, infine, da un altro celebre ballerino russo: Rudolf Nureyev. Tutti sedotti da questi 40 mila metri quadrati di paradiso con i resti di un’antica villa romana e la villa ristrutturata da Le Coubousier.

L’ideale per scoprire poco a poco Positano è raggiungerla via mare, noleggiando un’imbarcazione o usufruendo dei servizi di linea. Il panorama che vi si presenta è di quelli che colpisce direttamente il cuore e gli occhi, difficile da dimenticare.

Testo di Sax Di Drego
Foto: Pixabay
Info: http://incampania.com/

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