La dolce acqua che stregò Monet

6okSi abbandona l’auto in uno dei parcheggi della zona moderna, sulla riva opposta del torrente Nervia, si attraversa il bellissimo ponte a schiena d’asino e ci si ritrova in un dedalo di stradine, di caruggi, che conducono al castello. Si è nella Terra (così chiamano gli abitanti l’antico paese), pieno di angoli di grande fascino sfruttati per mercatini d’antiquariato e mostre agricole durante l’estate. Sono tante le iniziative che si prestano a questa scenografia naturale, come la Processione di San Sebastiano a gennaio (qui l’inverno è mite), la tradizionale festa della Michetta ad agosto, il grandioso spettacolo di fuochi d’artificio dal castello per fine estate, oltre a vari concerti di musica leggera d’autore e allestimento di opere liriche.

monetokContinuando la salita per il castello (che è stato abitato fino al 1744), si incontrano passaggi coperti, archi, case povere e antiche, qualche palazzotto nobiliare come quello della Caminata, con i portali decorati dallo stemma della famiglia dei Doria, i feudatari, e tante botteghe artigiane. Dolceacqua è anche un centro rinomato per i culturi della gastronomia: qui si possono degustare il Rossese, il vino a denominazione d’origine controllata prodotto in minime quantità, dal color rosso rubino e dal sapore aromatico, e l’olio extravergine di oliva, con un profumo fruttato e il gusto dolce. Si gustano tante altre specialità, dalle olive alle ricette della cucina ligure, nei tanti agriturismo intorno al borgo e nei ristoranti della zona moderna. Da visitare anche la chiesa di San Giorgio, presso il cimitero, che conserva parti delle fasi romanica, gotica e barocca: costudisce il polittico di Santa Devota, capolavoro di Ludovice Brea del 1515 e ha il campanile inserito in una delle torri della cinta muraria. Tutto intorno a Dolceacqua, poi, le terrazze coltivate a uva, olive e fiori, come d’obbligo in questo lato della Riviera ligure.

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