Roma, al Castello della Magliana lo splendore dei Papi è da immaginare

C’è molto da immaginare al Castello della Magliana. Non perché, una volta tanto, si tratta di incuria. Ma proprio per colpa del passare dei secoli, delle vicende che ha visto come sentinella muta della Storia, per il tramandare della proprietà.

Poco è rimasto di quando questa residenza alle porte di Roma era uno splendore di ricevimenti e di battute di caccia, dove amavano venire a trascorrere l’estate i Papi del Cinquecento. I quadri e gli affreschi sono stati portati via in musei ed esposizioni varie, le mura del palazzo hanno subito rivisitazioni e restauri, come oggi che ci sono le impalcature per sistemare le grondaie, le sale hanno visto una diversa destinazione e ora ospitano gli uffici del vicino ospedale San Giovanni Battista, specializzato nella riabilitazione. Quello che è rimasto intatto è il cortile del San Gallo con la fontana con le iscrizioni e i motti pontifici.

La bandiera dei Cavalieri di Malta sventola alta nel cielo azzurro e reclama la proprietà del luogo immerso nel verde, un tempo campagna romana, ora spazio per palazzi di uffici e società, con qualche hotel. E’ la periferia di Roma, verso Fiumicino, e questa zona era già molto frequentata all’epoca dei Romani. Una striscia vasta di terreno tra il Tevere, il porto e le vie consolari, utilissima ai commerci e all’agricoltura.

Lungo la via Portuense, tra la riva destra del fiume e l’attuale via della Magliana, c’era un vasto fondo dove nel XI secolo esisteva un casale “Manlianum”, di proprietà del Monastero di San Pancrazio, e per ironia della Storia, una una cappella dedicata a San Giovanni Battista, oggi titolare dell’ospedale attiguo, con un oratorio e un convento.

Nella seconda metà del XII secolo la proprietà passò al Monastero di Santa Cecilia in Trastevere: le suore hanno combattuto nei secoli, imperterrite, contro i Papi che avrebbero voluto espropriare l’edificio, rimanendo titolari fino all’Ottocento e apponendo la figura di Santa Cecilia sul varco d’entrata.

Soltanto negli anni Cinquanta del Novecento, lo Stato Italiano, nuovo proprietario, cedette il castello all’Ordine dei Cavalieri di Malta, con l’obbligo di farne qualcosa di utile per la comunità e i malati. L’Ordine si occupa da allora del castello, adattandolo e gestendo l’ospedale intitolato al loro protettore, San Giovanni Battista.

Fu soltanto a fine Quattrocento che il castello cominiciò l’ascesa verso lo splendore. Il cardinale Nicolò Forteguerri della chiesa di Santa Cecilia a Trastevere iniziò a trasformarlo in un casino di caccia, visto il territorio particolarmente ricco di selvaggina a ridosso del Tevere. Negli anni immediatamente successivi, divenne un luogo d’elezione per le feste e le battute di caccia, il cui animatore principale era il conte Girolamo Riario, nipote di Sisto IV.

Il Papa mise gli occhi e le mani su questa tenuta e la trasformò in una villa fortificata, circondata da campi e boschi ideale per la caccia, lo sport e il divertimento dei ricchi del tempo.

Ma fu papa Innocenzo VIII, una decina d’anni dopo, a rendere il castello della Magliana un
luogo privilegiato per brevi soggiorni di vacanza e sede di rappresentanza: fece abbattere gran parte delle strutture precedenti ed erigere le basi dell’edificio che si può visitare ora, uno stile severo con solide mura con funzione difensiva, data la vicinanza al mare, da dove provenivano i pericolosi pirati, e al Tevere, usato come via d’accesso a Roma.

Il Rinascimento aggiunse poi splendore e lusso alla residenza. Papa Giulio II affidò a Giuliano da San Gallo la costruzione di un nuovo palazzetto con porticato: l’architetto si occupò di tutto il progetto, inserendo nuovi elementi come la loggia belvedere, il “salone delle Muse” nel piano nobile, la fontana al centro del cortile.

Donato Bramante realizzò, invece, la ristrutturazione della cappella di San Giovanni Battista, dove Raffaello dipinse l’affresco che sovrasta l’altare, Dio benedicente tra angeli, che oggi si trova al Louvre, mentre un suo allievo creò nella navata centrale il Martirio di Santa Cecilia, ora al Museo delle Belle Arti di Narbonne.

Anche papa Leone X Medici continuò la magnificenza del luogo, trasformandolo in una nobile villa residenziale frequentata da letterati, artisti e musicisti, e sistemò il giardino con un’uccelliera e la tenuta con coltivazioni ed allevamento di animali.

Dal XVII secolo, anche per colpa della malaria che infestava la zona, il castello della Magliana cadde in abbandono, ridotto a casale agricolo e con la cappella diventata stalla. Nell’Ottocento, poi, le preziose opere d’arte furono staccate e mandate in vari musei, tra i quali il Museo di Roma a Palazzo Braschi.

Oggi al posto dei preziosi affreschi della cappella si trovano realistiche copie che lasciano tutto all’immaginazione. Come il resto del palazzo, come la vasta sala ex dei banchetti
con i cammini enormi, il quadro di Carlo V, le incisioni con il nome di Giulio II, e come gli stemmi che sbucano all’improvviso sui soffitti, scoloriti dal tempo.

Per fortuna, quando si visita il castello della Magliana, c’è una guida appassionata capace di
stuzzicare la fantasia e aiutare l’ospite ad immaginare lo splendore del Rinascimento, anche raccontando con fervore diversi aneddoti sui Papi e la villa. Le visite guidate sono gestite dall’associazione Comitato Catacombe di Generosa, che ha anche allestito una piccola mostra fotografica all’interno del castello per chi viene a visitare i parenti all’ospedale.

Info e calendario http://www.comitatocatacombedigenerosa.it/dblog/

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2 Comments

  1. Luisa Chiumenti 27 Luglio 2017
    • Sonia Anselmo 28 Luglio 2017

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