Ha lo sguardo triste perso all’orizzonte, con qualcosa di compiacente nel vedersi oggetto di tante attenzioni. La Sirenetta di Copenaghen è circondata ogni giorno, soprattutto quando splende il sole nell’estate nordica, di gente da ogni parte del mondo, pronta a scattare foto
e a mettersi in posa.
Sul lungomare dal porto a nord della città vecchia, nello storico quartiere di Kastellet, appoggiata su un masso, appare piccola e indifesa dalla moltitudine di turisti. E’ sfortunata, la Sirenetta, non solo per la sua storia della favola di Hans Christian Andersen, ma anche per la sorte toccata: la statuetta, simbolo e attrazione principale per i visitatori di Copenaghen, non è molto amata dai danesi, che preferirebbero riconosciuto come emblema cittadino la torre rotonda Rundetårn, il più antico osservatorio astronomico di Europa, nel centro pedonale.
Per questo alla Sirenetta ne hanno fatte passare molte: decapitata, rotto il braccio, coperta di vernice, vestita a festa. Ogni occasione è buona per ricordare che a Copenaghen, c’è molto altro.
Eppure i turisti sono tutti qui. Si accalcano sul breve tratto antistante, tra scalette e massi, sulla passarella del lungomare da dove si osserva anche in lontananza lo yacht reale ancorato di fronte, mentre dall’altro lato del porto si intravedono le navi da crociera, come la MSC, che qui fanno tappa durante la navigazione verso i fiordi norvegesi. La piccola Sirenetta si vede
anche dai battelli che fanno la spola lungo i canali della città, dando una prospettiva diversa.
La Sirenetta ha più di centodieci anni, alcune parti, come la testa, sono copie dopo che con gli atti vandalici non si è più ritrovato l’originale, e la sua fama è legata strettamente a Copenaghen.
La scultura di bronzo fu voluta da Carl Jacobsen, il patrono della birra danese e mecenate: assistette al balletto “La Sirenetta” di Hans Beck musicato da Fini Henriques e ne uscì talmente commosso dal voler omaggiare la sfortunata ragazza, così decise di commissionare allo scultore danese Edvard Eriksen la “Lille Havfrue”, la sirenetta in danese.
Eriksen avrebbe voluto come modella la ballerina Ellen Price, ma lei non volle posare nuda e allora lo scultore si accontentò di ritrarre il viso dell’artista e per il corpo prese a modello la moglie Eline. Fu inaugurata nell’agosto del 1913 e da allora è lì, a sfidare le intemperie e gli sguardi curiosi.
Seduta su uno scoglio, il volto verso ovest, incarna perfettamente il momento della metamorfosi: nella fiaba di Andersen del 1837 la Sirenetta, figlia del re del mare, barattò la sua voce soave con un corpo di donna per conquistare il principe che amava, una volta muta, dovette assistere alle nozze del suo amato con un’altra e ne morì.
Una tragedia che la portò a rimpiangere la scelta e il suo mare. Per questo sul grande sasso il suo viso è girato verso l’acqua.
Ma anche da statua, la poveretta non ha trovato pace per i molteplici atti di vandalismo: le hanno segato la testa varie volte, le furono dipinti reggiseno e mutandine, fu colorata di rosso, le hanno amputato un braccio e fu spinta in acqua. È stata sempre curata, restaurata e rimessa al suo posto d’onore. Ma non si spiega tanto accanimento per un’innocente personaggio di fantasia, un’emblema delle favole.
I turisti fanno la fila per posare con lei e nel 2010 è andata persino in trasferta a Shanghai ( i bambini cinesi addirittura studiano a scuola le favole di Andersen) per l’Expo. Tornata al suo amato scoglio di Copenaghen, si può giungere a contemplarla con una facile passeggiata tra giardini, il porto e alcuni monumenti.
Il percorso che porta alla Sirenetta dal centro città attraversa varie zone interessanti: da Nyboder, il pittoresco insieme di case a schiera che ospitavano i marinai, alle banchine spazzate dal vento dove si intravedono gli antichi magazzini, oggi appartamenti di lusso, e il faro rosso. Si passa davanti al Kastellet, la cittadella a forma di stella a cinque punte che era la roccaforte storica, con la sua chiesa barocca costruita al posto della prigione e l’imponente fontana, per raggiungere la piazza di Amalienborg, uno dei quattro palazzi reali di Copenaghen, in stile rococò, e frequentatissimo intorno alle 12 di ogni giorno per il coreografico cambio della guarda. Appena finito lo spettacolo, ci si può indirizzare in uno dei luoghi più amati della città, Nyhavn, il “nuovo porto”, la zona più viva della città.
Per arrivare alla Sirenetta si passa anche per la fontana monumentale di Gefion, che rappresenta la leggenda della dea nordica della vegetazione e della fertilità, inaugurata durante lo stesso periodo: anzi, all’inizio l’enorme scultura con i giochi d’acqua mise in ombra la Sirenetta, diventando molto più popolare per i danesi.
Negli anni Trenta del Novecento l’ente turistico del Paese iniziò a promuovere la Danimarca in contrasto con l’Europa sempre più turbolenta, dipingendo un’immagine di un’oasi di pace piena di romanticismo e avventura.
Ben presto divenne evidente che Hans Christian Andersen fosse molto amato tra i turisti e gli studi dimostrarono che la Sirenetta riceveva più visitatori che persino il Museo Nazionale.
Dopo la seconda guerra mondiale l’ente turistico coniò uno slogan: “La Danimarca – un paese pacifico e fiabesco” usando foto della Sirenetta come pubblicità. Da quel momento in poi, la Sirenetta divenne così famosa da essere considerata da molti non solo un simbolo di Copenaghen ma dell’intera Danimarca. Una popolarità che continua tutt’oggi.
Info:
www.visitdenmark.it
www.visitcopenhagen.com/
Foto di Sonia Anselmo
Si ringrazia Visit Denmark per l’assistenza e la collaborazione
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