Trulli e Alberobello, suggestione, unicità e tradizione

Un panorama fiabesco di tetti a cono e casette bianche, tra ulivi millenari e il frinire delle cicale. Impossibile non rimanere affascinati dai i trulli di Alberobello e dal Trullishire, come viene chiamata all’estero, dove ha molti estimatori, la zona in posizione strategica nell’entroterra pugliese.

Alberobello ha persino ispirato un cartoon Disney, con questa sua atmosfera unica,
romantica e suggestiva.

I trulli sono la caratteristica principale di questo borgo, immerso nella Valle d’Itria,
tra Bari e Brindisi, a relativa distanza dal mar Adriatico, dal Salento, dal Golfo di Taranto,
dalle meraviglie naturali e dalle cittadine storiche e artistiche.

Alberobello, che prende il nome dalla folta vegetazione presente qui nell’antichità, è perfetto come base per scoprire la Puglia, ma soprattutto per vivere in relax e assaporare le grandi tradizioni della terra, della cultura e della gastronomia locale. A cominciare, appunto, dai trulli.

Ambienti freschi d’estate e caldi d’inverno, i trulli sono stati definiti come il primo esempio di naturale coibentazione, infatti i muri ed il cono sono innalzati a secco, senza malta.

La ripartizione interna è un esempio di semplicità razionale: in un unico vano di circa 30 m quadrati sono disposti gli spazi per il focolare, il pozzo, i depositi, i locali dove lavorare ed abitare.

L’origine dei trulli è misteriosa, ancora oggi è frutto di varie e controverse interpretazioni: c’è chi li fa risalire addirittura alla preistoria, in riferimento ad analoghe costruzioni che vennero scoperte in Grecia, Dalmazia, Sicilia ed anche Sardegna.

Chi propende per una sorta di imitazione delle case a cono che si trovano in Siria ed in altre parti del Medio Oriente, alcuni sostengono invece che, probabilmente, in origine erano delle tombe o abitazioni di monaci anch’essi provenienti dall’Oriente e, successivamente, adattate ad abitazioni rurali.

Certo è invece che nella prima metà del 1600 Gian Girolamo Acquaviva, meglio conosciuto come il Guercio di Puglia, costrinse i coloni a costruire dimore a secco, senza utilizzo di malta, facilmente demolibili in caso d’ispezione regia.

Infatti quando si costruiva un nuovo agglomerato urbano, il signore del luogo era tenuto a pagare una tassa al sovrano, ai trulli bastava sfilare una sola pietra, la chiave del trullo per far crollare tutta la costruzione ed eludere così facendo le pretese dei funzionari addetti alla riscossione.

Ad Alberobello è d’obbligo una passeggiata nel Rione Monti: comprende circa 1.000 trulli e dove anche la chiesa dedicata a Sant’Antonio è stata edificata a trullo, nel rispetto delle abitazioni circostanti.

In questo rione si notano trulli diversi fra loro, ognuno con le proprie caratteristiche, come il tipico trullo siamese, composto da due coni che si uniscono. A questo particolare tipo è legata una leggenda che narra di due fratelli che, ereditata la costruzione dal padre, vi abitarono fino a quando non arrivarono ad odiarsi a causa di una fanciulla, la quale aveva dichiarato il suo amore al fratello maggiore, ma era perdutamente innamorata del minore. Non appena scoperto l’intrigo, ovviamente, la convivenza tra i due fratelli divenne impossibile e, per volontà di entrambi, l’edificio fu diviso da una parete e ciascuno ne ebbe la metà.

Un altro rione è Aia piccola: la denominazione si riferisce ad un ampio spazio che nel passato era utilizzato per la battitura del grano. In questa zona si contano circa 400 trulli, la maggior parte abitazioni, altra particolarità è che è la parte più autentica di Alberobello.

Lungo le caratteristiche viuzze dei rioni sono sparse numerose botteghe di artigiani locali che modellano con estrema maestria prototipi di piccoli trulli in pietra, ceramica dipinta a mano, tessuti di svariati colori.

Ciò che accomuna tutti i trulli sono due elementi estremamente curiosi, uno architettonico,
l’altro decorativo, entrambi relativi al cono della costruzione: il pinnacolo e il simbolo.

Il primo è la punta che chiude il tetto, di forme diverse, alcune semplici, altre elaborate. Anche qui le ipotesi non mancano: alcuni gli attribuiscono un significato magico, altri propendono per la firma del costruttore, o addirittura, per una sorta di stemma appartenente alla famiglia proprietaria.

Il secondo è disegnato a mano libera con l’uso del latte di calce. Si tratta di immagini legate a diverse tradizioni di origine magico-pagana o provenienti dal mondo primitivo.

Tinteggiati sulle cupole per scacciare il malocchio, per augurare buona fortuna alla famiglia che vi abitava, disegni legati alla religione cristiana ed ebraica, dai vari tipi di croci alla stella di Davide, alla menorah, il candeliere a sette bracci. Altri sono semplici disegni geometrici, come linee, cerchi, triangoli.

Altri di provenienza pagana come il ferro di cavallo, il serpente, le corna di bue, altri ancora sono simboli astrologici e segni zodiacali.

L’uso della calce è invece simbolo di purificazione (nel passato la calce era usata come disinfettante) e la tinteggiatura esterna ed interna avviene ancora a tutt’oggi così. C’è chi sostiene che il colore bianco della calce ricordi quello del latte materno, altri, tra cui alcuni studiosi di psicanalisi, vedono una somiglianza tra le cupole ed i seni materni, una sorta di complesso di Edipo.

Tutte le interpretazioni potrebbero essere valide, a noi piace semplicemente auspicare che i trulli di Alberobello, unici nel loro genere, preservino quell’aurea di mistero ed intrigo che li rende ancora oggi estremamente affascinanti.

Info
www.alberobello.com/it
www.viaggiareinpuglia.it

Testo di Sax Di Drego
Foto Pixabay

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