Santuario di San Michele, spiritualità e mistero sul Gargano

Un paesino di case bianche arroccate sul monte e affacciato sul mare blu della Puglia. Al centro, un luogo che suscita spiritualità, mistero, leggende. Il Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo sul Gargano richiama da secoli pellegrini e fedeli da tutto il mondo.

Duchi longobardi, regine, re, imperatori, vescovi, santi, cavalieri templari e semplici devoti:
sono innumerevoli le persone passate di qui e hanno pure lasciato il segno, tra croci,
incisioni, graffiti, scritte, persino mani e orme di scarpe, sul marmo o nella pietra.
Non solo spiritualità, il luogo è carico di suggestione, mistero e leggende, proprio
come gli altri posti consacrati all’arcangelo.

Infatti il Santuario di San Michele sul Gargano fa parte di quella linea retta che unisce
sette luoghi sacri e che va dalla roccia di Skelling Michael in Irlanda al Monte Carmelo
in Israele, passando per la Cornovaglia, la Bretagna Normandia, il Piemonte e la Grecia. Si dice
che la linea dritta sia stata segnata dalla spada di San Michele mentre cacciava Lucifero
dal Paradiso e che sorga su una fenditura della terra carica di energia. Tutti i santuari,
tra monasteri e abbazie, sorgono in posti un tempo inaccessibili, su monti, isole o grotte, e
sono legati a leggende che coinvolgono il Santo guerriero.

Comunque sia, il Santuario di San Michele in Puglia è anche il luogo dove l’Arcangelo
ha fatto la prima apparizione in assoluto.

Si dice che nel 490 d.C un ricco signore del Gargano, un certo Elvio Emanuele, avesse smarrito un toro che ritrovò dentro una caverna profonda e immensa, sotto il monte. Non potendo entrare e andare a recuperare l’animale, decise di ucciderlo con una freccia scagliata dal suo arco:
miracolosamente la freccia si rivolse contro di lui e ferì Elvio. Spaventato il tipo andò di corsa dal vescovo di Siponto, San Lorenzo Maiorano, e gli raccontò l’episodio.

Dopo averlo ascoltato, il vescovo si ritirò per tre giorni di preghiera al termine dei quali gli apparse in sogno San Michele che gli disse di consacrare la grotta al Cristianesimo, ma il vescovo non se la sentì perché sul monte era sede di un culto pagano.

Il Santuario di San Michele ci mise un po’ a diventare quello che si vede oggi. Due anni dopo, nel 492 d.C, l’Arcangelo riapparse a San Lorenzo: Siponto era sotto assedio dei barbari di Odoacre, il vescovo ottenne una tregua di tre giorni per riunire il popolo in preghiera.

A quel punto ecco la visione di San Michele che prometteva loro un vittoria: rincuorati dal messaggio, gli abitanti combatterono una furiosa battaglia contro i barbari aiutati da una tempesta di sabbia e grandine che spaventò i nemici. In segno di riconoscenza tutti gli abitanti salirono il processione sul monte, ma il vescovo ancora una volta non entrò nella grotta.

San Lorenzo, però, era intenzionato ad eseguire l’ordine di consacrare la grotta.
Andò a Roma dal Papa Gelasio I il quale apprezzò l’idea e gli disse di fare una cerimonia insieme
agli altri vescovi della Puglia. Ma San Michele non era d’accordo: apparse per la terza
volta al povero santo e annunciò che non c’era bisogno di nessuna consacrazione perché
l’aveva già santificata lui con la sua presenza. E finalmente si diede via alla costruzione del Santuario di San Michele all’ingresso della grotta nel giorno dedicato all’Arcangelo, il 29 settembre 493.

Tuttora la grotta è un luogo di culto mai consacrato da mano umana e divenne nel corso dei secoli la “Celeste Basilica”. Ovviamente il Santuario di San Michele di oggi risale ad epoche posteriori alla prima chiesa, esattamente al tardo Duecento e fu realizzato per volere dei duchi Angioini, che governavano sul Gargano.

Romanica, la basilica è divisa in livello superiore e inferiore, che comprende la grotta, alla quale si accede direttamente dalla scalinata detta angioina, il museo devozionale e le cripte, che sono la parte più mistica del Santuario di San Michele.

Ricche di incisioni, anche curiose, come scritte in carattere runico o le firme dei duchi longobardi, affreschi ed ex voto, sono di epoca longobarda e custodiscono la vera caverna dell’apparizione.

I Longobardi vedevano nell’Arcangelo la loro figura ideale di dio guerriero protettore e la devozione crebbe enormemente per questo motivo. Così il Santuario di San Michele divenne subito un luogo di pellegrinaggio, uno dei più amati nei secoli in Europa.

Da qui passarono Papi, Santi, re, potenti di ogni genere, cavalieri templari, ministri e uomini comuni. Persino san Francesco d’Assisi, che non sentendosi degno di entrare nella sacra grotta, rimase fuori a pregare.

Tutta questa venerazione popolare portò al Santuario di San Michele molte donazioni di oggetti di valore che oggi sono vedibili nel Museo Devozionale.

In realtà San Michele, ritratto nel presbiterio della basilica con una scultura di Andrea Sansovino del primo Cinquecento, apparve anche una quarta volta a Monte Sant’Angelo. Era il 1656 e mise in salvo la popolazione dalla peste: per commemorare questo episodio nel centro del paese c’è un’altra statua dell’Arcangelo.

Monte Sant’Angelo sul Gargano sembra essere così il luogo prediletto da San Michele,
non solo per il santuario a lui dedicato.

Info: www.viaggiareinpuglia.it

Foto: dreamstime.com, Pixabay

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