Lecce, città dei dettagli e delle meraviglie barocche

Il sole forte rende la pietra rosa e Lecce si trasforma. In un primo pomeriggio feriale di inizio estate, sembra
una città fantasma: gli abitanti stanno facendo la siesta, i visitatori arrancano nell’afa alla ricerca del fresco
in qualche chiesa.

Nel tardo pomeriggio, poi, torna a vivere con i negozi che riaprono e i tavoli dei caffè all’aperto pieni
di gente. Nel frattempo i colori dei suoi palazzi, delle piazze e delle tantissime chiese sono cambiati innumerevoli volte.

E’ suggestivo vedere come gli edifici barocchi, patrimonio di Lecce, mutino look e tinte a seconda dell’ora del
giorno. La pietra locale, normalmente bianca, con cui è costruito tutto diventa bianco crema, poi beige, infine
rosa pallido, mentre la notte si accende con l’illuminazione ben curata.

Lecce è una città di dettagli da scoprire per essere stupiti. La pietra calcarea e malleabile fu elaborata in lavori di scalpello e bravura artigiana, quasi fossero creazioni al tombolo, pizzi e merletti fatti di lastre e rocce, come a seguire l’antica tradizione salentina. Per non farsi sfuggire niente bisognerebbe stare delle ore ad osservare i particolari.

Come nella Basilica di Santa Croce, una delle più ammirate e importanti della città. Purtroppo il telo dei restauri al momento occulta la splendida facciata, con il grande rosone, le due nicchie con San Benedetto e San Celestino, una balaustra e tantissimi simbolismi, tra foglie, fiori, cerchi, cariatidi, fiamme, melograni, leoni, pellicani, animali mitologici, stemmi. Un tripudio di meraviglia opera degli eccellenti mastri scalpellini barocchi, che hanno reso Lecce unica al mondo e splendida in ogni dettaglio.

Santa Croce ha avuto una storia travagliata: la prima pietra fu posta nel Trecento, ma i lavori proseguirono solo nel Cinquecento, sotto la direzione dei tre architetti che progettarono molte bellezze locali, Gabriele Riccardi, Giuseppe Zimbalo e Cesare Penna, e venne terminata solo nel 1699. Anche l’interno della chiesa è mozzafiato e pieno di dettagli: i capitelli delle colonne hanno i ritratti degli apostoli, il soffitto è a cassettoni dorati, ci sono diciasette altari tra cui quello dedicato al patrono Sant’Oronzo con un quadro che porta una scritta in dialetto leccese e che rappresenta un ex voto del 1743, in seguito ad un terribile terremoto che colpì la provincia ma salvò la città, miracolo attribuito proprio al Santo, e infine l’altare consacrato a San Francesco di Paola, un trionfo di bianche ed elaborate decorazioni scultoree di Francesco Antonio Zimbalo, zio dell’architetto Giuseppe.

Attiguo alla basilica c’è l’ex convento dei Celestini, oggi palazzo della Provincia, con la facciata principale
a bugnato e un grande cortile interno, la cui uscita opposta alla principale porta ai giardini della Villa
Comunale, una sosta piacevole nella calura.

Lecce si scopre a piedi, camminando lungo le vie del centro, arricchite da negozi di souvenir e artigianato
locale, dagli articoli in pietra agli oggetti in cartapesta e in ceramica, di locali dove assaggiare il cibo tradizionale, dalle puccie al dolce pasticciotto leccese, di palazzi ricchi di suggestione, tra stemmi, intagli, statue e curiosità. Come i balconi ricoperti di gerani: a Lecce viene chiamato il fiore dei cornuti, perché le mogli con la scusa di curare le piante stavano sul terrazzo a prendere accordi o vedere gli amanti.

Continuando a stare con gli occhi all’insù, si scoprono altri dettagli. Come a Piazza Sant’Oronzo, scenografica
con il resti dell’Anfiteatro romano, la colonna che un tempo segnava la fine della via Appia a Brindisi,
poi donata a Lecce, con la statua di Sant’Oronzo benedicente, il Sedile, ovvero l’ex sede del Municipio cinquecentesco che oggi ospita mostre d’arte, e l’antica cappella di San Marco: sconsacrata, sopra il portone il leone alato di Venezia, perché la piazza è sempre stata sede di mercato e qui si stabilirono molti commercianti veneziani che chiesero un luogo religioso da dedicare al loro patrono.

Poco più in là nella pavimentazione della piazza, un grande disegno ricorda il simbolo di Lecce, una lupa sotto il leccio. C’è una leggenda legata al mosaico: calpestarlo porterebbe sfortuna agli studenti universitari, che avrebbe molti problemi prima di laurearsi. La lupa, comunque, sottolinea lo stretto legame con l’antica Roma e il fatto che qui esistevano enormi boschi di lecci.

L’animale simbolo si trova anche sopra l’entrata della chiesa di Sant’Irene, patrona della città prima di
essere sostituita da Sant’Oronzo, nel 1656. La facciata ricorda Sant’Andrea della Valle a Roma e non è l’unica
chiesa leccese ispirata a qualcosa della capitale: c’è anche San Matteo, che nell’originale facciata curvilinea
rammenta San Carlo alle Quattro Fontane, opera del Borromini, un’esaltazione del barocco.

Ma la chiesa più scenografica di tutte a Lecce è la cattedrale di Maria SS Assunta. Già il primo impatto, con
i due palazzi a bordo via che si aprono come quinte di palcoscenico sulla grande piazza è di molto effetto.
Con accanto il Palazzo Vescovile, quello del Seminario e il campanile, la facciata sul fianco sinistro guarda l’entrata dalla piazza ed è una sontuosa opera d’arte con le statue di Sant’Oronzo, di San Giusto e San Fortunato.

L’ingresso principale, invece, è quasi nascosto, attaccato al Palazzo, molto più sobrio. L’interno è in tre navate separate da pilastri a semi colonne, con un soffitto in legno, tele di grande valore artistico e altari riccamente decorati come quello della Vergine Assunta in marmo e bronzo dorato. Molto interessante è la cripta, risalente al Cinquecento, mentre per il duomo la prima pietra fu messa nel 1144 e da allora subì molte ricostruzioni fino al 1659, ad opera di Giuseppe Zimbalo, il vero artefice del barocco leccese.

Una volta riusciti al sole gli occhi puntano l’alto campanile, quasi 70 metri, con in cima un piccolo Sant’Oronzo
che sembra una bandierina segnavento. Il Santo e il campanile si scagliano leggeri sul cielo come fossero una bussola ad indicare la via per scoprire i dettagli e le meraviglie di Lecce.

Info: www.viaggiareinpuglia.it
www.infolecce.it
Foto di Sonia Anselmo
In collaborazione con Puglia Promozione

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