Tintoretto, sulle orme dell’artista a Venezia

La targa è semplice, quasi si perde tra la magnificenza del canale e delle decorazioni del palazzo
colorato di rosso. Una piccola scritta con un bassorilievo ricorda che Tintoretto è vissuto tra queste mura a Venezia.

A poca distanza la chiesa di Madonna dell’Orto dove, nella cappella absidale della navata sinistra, una lastra bianca con una rosa sopra è la tomba del pittore.

Vita e morte in pochi metri, semplicità su semplicità. Eppure Tintoretto a Venezia è colui che ha lasciato un segno indelebile tra arte, storia e cultura.

E’ la sua Venezia, non dipinta nei suoi capolavori, ma vissuta, intensa e amata, che in qualche
modo traspare dalla maniera cinematografica di raccontare eventi e persone su tela. Un mondo che
comincia e si chiude a Cannaregio, il sestiere veneziano più tranquillo, tra ex ghetto ebraico e
fondamenta verso la laguna e le isole di San Michele e Murano, dove Tintoretto visse ed è sepolto.

In mezzo la Venezia della metà del Cinquecento, dell’epoca d’oro, dei traffici, dei mercanti, delle meraviglie architettoniche che proprio con il talento del Tintoretto si arricchiscono di bellezza eterna.

Palazzo Ducale, le varie chiese, e soprattutto la Scuola di San Rocco, vero e proprio testamento artistico dell’opera di Jacopo Robusti, detto il Tintoretto, perché il padre faceva appunto il tintore.

Un modo diverso per vedere Venezia, senza perdere nulla della sua unicità, è proprio quello di
seguire le orme del Tintoretto, che inevitabilmente si intrecciano con quelle di altri “colleghi” illustri, Paolo Veronesi e in particolare Tiziano, dove il giovane Robusti andò a bottega.

Si racconta che Tiziano mandò via dopo pochi giorni il suo apprendista perché pensava fosse troppo bravo e potesse oscurare la sua fama, diventando un rivale. Cosa che avvenne anche se Tintoretto avrebbe avuto stima del mentore per tutta la vita.

L’uso dei colori intensi è passato dal maestro all’allievo e si è arricchito: Tintoretto era detto il furioso, proprio per queste tinte violente che comunicavano una grande energia, insieme alle luci spesso drammatiche, quasi ad anticipare il modo di dipingere dei grandi che verranno negli anni successivi.

Il tutto unito ad un tocco tipico, la capacità di trasformare, attraverso le pennellate e i dettagli, le scene raffigurate in un film ante litteram.

Basta entrare nella sala della Scuola Grande di San Rocco dove il Crocefisso sembra attirare i visitatori attraverso l’entrata della porta in un altro mondo. Varcato l’ingresso, ecco tutto lo splendore quasi tangibile dell’opera, uno dei capolavori del Tintoretto, gigantesca, prende tutta la parete e gli occhi degli spettatori.

La Scuola Grande di San Rocco per Tintoretto fu quasi il punto di arrivo della carriera. Per poter vincere un concorso che cercava decoratori per la confraternita laica dedita alla beneficienza, il pittore ricorse ad un escamotage molto efficace.

Secondo la leggenda, raccontata dal Vasari, nel maggio 1564 mentre i colleghi rivali, come Veronese e Salviati, prepararono i disegni per come avrebbero voluto affrescare la Sala dell’Albergo, Tintoretto anticipò tutti installando il suo dipinto di San Rocco in gloria, si dice con la complicità di qualche confratello, al centro del soffitto. Suscitò scandalo tra i committenti che non avevano assegnato ancora l’opera, ma egli rispose che quello era il suo modo di dipingere e se non avessero voluto pagare, avrebbe comunque regalato la sua opera. Da allora, si instaurò un rapporto artistico che durò vent’anni tra la Scuola di San Rocco e il Tintoretto.

Il pittore dipinse tutta la sala, con la Crocifissione, grandissima, che occupa tutta la parete e che rappresenta l’apoteosi del Tintoretto, e con altri episodi della Passione di Cristo. Alla
Scuola, Robusti lavorò anche al soffitto della Sala Capitolare, con episodi della vita di Mosè e storie del Vecchio Testamento, e ai dieci dipinti alle pareti, alla Pala dall’altare, alla Sala Terrena con l’Annunciazione con la Madonna e l’Angelo che sembrano letteralmente uscire fuori
dal muro.

Se la Scuola di San Rocco è il luogo ideale per immergersi nel talento e nell’arte del Tintoretto, il giro a Venezia sulle sue orme prosegue al Palazzo Ducale, dove si trova il Paradiso, al salone Sansoviniano della Biblioteca nazionale marciana con cinque tele dedicati ai Filosofi, in varie chiese, come quella di Santa Maria Assunta o dei Gesuiti, dove è custodita l’Annunciazione della
Vergine.

La chiesa si trova a Cannaregio, il sestiere perfetto per scoprire non solo l’artista, ma anche l’uomo. Tintoretto abitò dal 1547 al 3399 di Fondamenta dei Mori, fino alla sua morte, nel 1594, quasi all’angolo con il Campo dei Mori, arricchito dalle statue di mercanti. Oggi il palazzo è un’abitazione privata, non aperta al pubblico.

Vicino si trova la chiesa di Santa Maria all’Orto, dove si trova la tomba del pittore: scelse di essere sepolto qui, accanto all’amata figlia Marietta, anche essa artista. Un lastra bianca per terra ricorda Tintoretto, che frequentava la chiesa anche come fedele.

Anche qui non mancano i suoi straordinari capolavori, dieci tele, tra cui, La presentazione della Vergine al Tempio, L’adorazione del Vello d’Oro e Il Giudizio Universale, quasi a vegliare il talento, la memoria e il sonno eterno del Tintoretto a Venezia.

Info:
www.veneziaunica.it

Foto di Sonia Anselmo

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