Capri, azzurro mare nella dolcezza dei ricordi

L’azzurro inebriante del mare è difficile da dimenticare. Capita di non tornare a Capri da anni, da decenni, ma poi
basta una foto e torna tutto in mente: i colori cangianti dell’acqua, l’azzurro platinato della famosa grotta,
il profumo intenso dei limoni che si rincorrono in tutta l’isola, il gusto goloso della torta caprese. Flash
di un’altra epoca, di quanto capitava di incontrare a spasso lungo la passeggiata un signore elegante, un
certo Gregory Peck da Hollywood.

E poi ci sono le foto appese in giro per casa: i genitori in posa sugli scogli della spiaggetta e tu, piccola, capelli corti e sorriso sdentato, gonna in pelle con le frange e maglietta gialla con i faraglioni disegnati sopra, e la collana rubata al cassetto della zia, lunga fino ai piedi, sotto un pergolato di limoni. Ce l’ho ancora
quella catena con un medaglione molto anni Settanta e spesso la metto. Ma a Capri non torno da molti anni,
non è più capitato. Pensavo di averla dimenticata in un angolo della memoria, anche se era sempre presente:
non solo nelle foto, anche negli oggetti artigianali in ceramica sparsi ovunque, nelle borse di paglia
e nei bijoux in corallo acquistati da mia mamma, nei quadri dove l’isola è ritratta.

Cartoline di un’altra epoca. Capri, come tutto, risente dei cambiamenti. Non è più quella della fine degli anni Cinquanta immortalata per sempre da film come la “Baia di Napoli” dove una procace Sophia Loren ballava davanti a un attonito Clarke Gable.

Non è neppure quella delle foto sui giornali di gossip di una signora magra come un chiodo, grandi occhialoni scuri a coprirle il volto enigmatico, sandali in cuoio e pantaloni al polpaccio, i Capri appunto: Jacqueline Kennedy Onassis che portò sull’isola il jet set più esclusivo e ha lanciato lo stile fashion caprese in tutto il mondo.

Non si incontra più sulla via che porta a Punta Tragara un Gregory Peck, ma Capri ha continuato imperterrita nel
suo ruolo di centro di richiamo per intellettuali, artisti e vip, ovviamente mutati con i tempi.

La famosa piazzetta, Piazza Umberto I, con il suo campanile con l’orologio e i tavoli all’aperto è ancora il salotto del mondo, il polo mondano dove si viene a prendere l’aperitivo, a gustarsi un caffè, a notare e a venir notati. In passato era il luogo dove si teneva il mercato del pesce e della frutta, nel 1938 un giovane isolano aprì il suo bar ed ebbe l’idea di sistemarvi alcuni tavolini con sedie: con il senno di poi fece la fortuna di Capri.

Anche se centro mondano lo è sempre stato, dalla notte dei tempi. Da quando Cesare Augusto, nel 29 a.C, veniva qui:
è immortalato per sempre in una statua ottocentesca, diventata simbolo di Capri e sistemata sulla terrazza panoramica di un hotel di lusso che prende il nome dall’imperatore romano.

Anche se in realtà a Capri tutto parla di Tiberio, uno che davvero se ne intendeva di luoghi magici da vacanza.
Sull’isola si fece costruire ben 12 ville, tre delle quali (Villa Jovis, Villa Damecuta e Palazzo a Mare) si possono visitare tutt’ora. E poi c’è il famoso Salto di Tiberio, la rupe dove si dice l’imperatore gettasse in mare i suoi nemici: si trova nei pressi di Villa Jovis, la più spettacolare delle sue residenze.

Quella delle ville dei vip è una costante di Capri e permette anche un percorso inedito tra Storia, Cultura e arte.
Alla fine dell’Ottocento, il medico svedese Axel Munthe, accanto alle rovine di una dimora romana, fece costruire Villa San Michele, una sorta di casa-museo che ospita le sue collezioni.

Si trova nel comune di Anacapri, forse più iconico della stessa Capri, con un’aria ancora genuina, con il Monte Solaro, raggiungibile con una seggiovia e con un ripido sentiero.

Qui, lontano dalle case colorate di Marina Grande e del porto di attracco dei traghetti da Napoli e dalla Costiera
Amalfitana e dalla funivia che porta alla piazzetta, Capri rivela un volto diverso, selvaggio, dove la natura
regna sovrana.

Per ammirarla al meglio l’ideale sarebbe compiere il perimetro in barca ammirando da vicino tutte le spettacolari creazioni che madre natura ha regalato a Capri. La grotta azzurra, certamente, dove si entra solo su piccole barchette a remi e si resta ipnotizzati dal color argento dell’acqua, provocato dai riflessi
del sole filtrati dal mare e dalle rocce.

E poi la meno famosa grotta verde, dalle sfumature smeraldo, il borgo di Marina Piccola, la grotta bianca con le sue stalattiti e stalagmiti dalle forme bizzarre, l’Arco Naturale, uno scoglio enorme bucato al centro per effetto dell’erosione.

Su in alto a picco sulle scogliere altre ville come quella di Krupp, fatta scavare nella roccia dall’industriale
tedesco per raggiungere direttamente il mare, e quella progettata direttamente dallo scrittore Curzio Malaparte.

Il clou del tour, ma anche il vero simbolo di Capri, è rappresentato dai Faraglioni. Questi pinnacoli rocciosi sono quattro e ognuno ha le sue caratteristiche: Stella, alto 109 metri, unito alla costa, Di Mezzo, alto 81 metri, dotato di una galleria naturale che lo attraversa per intero, Scopolo, abitato dalla lucertola azzurra, una varietà protetta della più comune lucertola campestre, e Monacone, che prende il nome dalla foca monaca, mammifero che in tempi passati si poteva trovare in queste acque.

Eccoli lì, immortali emblemi di un’isola unica, forgiata dalla natura e amata dai vip di qualsiasi epoca,
ma anche dalla gente comune che la depositerà per sempre in un angolo nascosto del cuore. Come me: il mio
ultimo ricordo, quasi un’istantanea vivida, è una fetta di torta caprese, quella di mandorle e cioccolato, mangiata in un ristorante di Marina Grande appena prima di salire sul traghetto per Napoli. Avrò avuto 10 anni ma Capri rimane impressa benissimo nella dolcezza dei ricordi.

Info: www.cittadicapri.it

Foto www.cittadicapri.it http://incampania.com/, Pixabay

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