Castel dell’Ovo, simbolo di Napoli tra leggende

Tozzo e massiccio, immerso in un panorama da sogno, tra il Vesuvio e il Golfo di Napoli, con l’acqua che lo circonda per tre fronti. Antica fortezza, Castel dell’Ovo ha fatto il suo lavoro nei secoli e oggi è uno dei simboli cittadini, fosse altro solo per la posizione privilegiata.

Castel dell’Ovo incanta con la sua collocazione unica, su un isolotto di tufo, con ai suoi piedi Borgo
Marinari, il vivace porticciolo turistico sulla baia, piena di ristoranti e locali tipici, amatissimo
dai napoletani, in particolare d’estate quando la brezza marina rinfresca dal caldo: il tutto è legato
alla terraferma da un ponte che inizia proprio sul lungomare della città.

Di notte quando l’illuminazione crea giochi di luce tra l’acqua e le antiche pietre, sembra quasi che le
leggende che animano Castel dell’Ovo prendano vita. Il primo di questi miti risale all’approdo sull’isoletta
Megaride della sirena Partenope, colei che diede il nome all’antica Napoli, fondata dai greci cumani, intorno al VIII secolo a.C.

Anche l’appellativo stesso di Castel dell’Ovo si rifà ad una leggenda. Virgilio, che compose a Napoli alcune sue opere, avrebbe nascosto un uovo magico in una gabbietta di ferro e appeso al soffitto delle stanze segrete, che si trovavano nel sotterraneo del castello.

L’uovo aveva il potere di mantenere saldo l’edificio e di proteggere l’isolotto e di conseguenza la città. Nel caso si fosse rotto pesanti catastrofi si sarebbero abbattute su Napoli.

Il destino volle che, durante il 1370, un terremoto danneggiò il castello e l’uovo si ruppe. La fortezza iniziò a crollare e per evitare che il panico si diffondesse tra gli abitanti, la regina Giovanna I confessò di aver sostituito l’uovo.

In realtà, il nome di Castel dell’Ovo deriva da un modo popolare di spiegare la forma della fortezza che
Ruggiero I Normanno edificò sulle rovine dell’elegante villa del patrizio romano Lucio Licinio Lucullo.

Lucullo ci aveva visto lungo sulla bellezza del luogo e si fece costruire una delle dimore più sfarzose del
Golfo di Napoli, collegando l’isolotto alla terraferma: qui, tra allevamenti di murene e pesci rari e esotici alberi di frutta, il politico riceveva ospiti e li allietava con studi filosofici e scientifici, ma
soprattutto con succulenti banchetti, danze, spettacoli e giochi d’intrattenimento al punto che ancora oggi
viene definito “luculliano” questo stile di vita.

La villa nei secoli affrontò varie trasformazioni: dal V al X secolo divenne in un eremo dei monaci basiliani, fino
a quando furono costretti ad abbandonare l’isolotto per a causa degli attacchi dei saraceni.

Fu Ruggiero il Normanno, che nel 1140 conquistò Napoli, a mettere le basi dell’attuale fortezza e volle venire a viverci. Iniziò da allora una lunghissima sfilza di re, regine e potenti che hanno abitato Castel dell’Ovo nei secoli, molti dei quali hanno anche modificato e restaurato la costruzione, facendola diventare di volta in volta reggia, custode di sicurezza di tesori e prigione.

Oggi Castel dell’Ovo, che è una vera e propria cittadella sospesa sul mare, è visitabile, ospita la sede della Direzione Regionale per i Beni culturali e paesaggisti della Regione Campania e si svolgono spesso mostre e convegni.

Sorpassato il ponte che collega l’isolotto alla terraferma, entrando nel Castello dell’Ovo si ammirano la Torre
Normandia dall’antica merlatura, la chiesa di San Salvatore con all’interno affreschi tardo bizantini, alcune sale
che riportano elementi di tutte le epoche e le destinazioni d’uso della costruzione, da villa romana a prigione, da monastero a reggia.

Sono le terrazze, però, a rendere unica l’antica fortezza: il Loggiato ovest e quello est offrono viste spettacolari sulla città, il golfo e il Vesuvio, ma è la terrazza dei Cannoni quella che offre un panorama magico e che rende Castel dell’Ovo unico e imperdibile.

Info: www.comune.napoli.it

Foto: dreamstime.com

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