Val di Zoldo: borghi e storie delle Dolomiti

Quando le montagne ancora non avevano un nome, lui già era chiamato Pelf. L’imponente e possente monte, che con la sua mole grossa e compatta è una delle più belle delle Dolomiti, è leggenda da secoli e ha un nome almeno dal Duecento.

Gli abitanti della Val di Zoldo narrano che il Signore, dopo aver creato le Dolomiti, creò il Pelmo a forma di sedia per potersi sedere e ammirare il suo capolavoro. Così quello che sembra un grande trono è chiamato qui “caregòn del Padreterno” .

Rocce da 250 milioni di anni, montagne da 40 milioni di anni, abitate da 12 mila anni con rinvenimenti archeologici che testimoniano il passaggio di cacciatori e raccoglitori in queste terre alte, le Dolomiti della bellunese Val di Zoldo sono le Dolomiti dell’anima, del silenzio, del respiro del bosco.

La valle, che inizia come uno stretto canalone a Longarone, si distende per una ventina di chilometri fino a raggiungere Passo Staulanza. Pian piano sale, passando per paesi che nel nome portano il ricordo della tradizione legata ai forni fusori per la lavorazione del ferro, tra boschi che hanno dato legname in abbondanza.

La Val di Zoldo sembra una valle incantata, che sa emozionare con storie antiche e passioni moderne. “Una valle bella, tranquilla, comoda da raggiungere, con una natura integra – spiega Francesco, guida alpina – con ferrate tra le più belle delle Dolomiti e sentieri percorribili da tutti”. Sentieri e passeggiate che invitano a lasciare l’auto e la strada principale per addentrarsi nei piccoli borghi e percorrere le antiche strade.

Superato il suggestivo abitato di Dont, da un lato il gruppo del Civetta si mostra con sempre meno timidezza mentre il Pelmo appare d’improvviso in tutta la sua maestosità. Poco più su c’è Villa con le case con murales ispirati ai fumetti e poi Fusine con la chiesa di San Nicolò dai grandi affreschi esterni e un organo – unico al mondo – in legno di abete. A Pianaz, tra i caratteristici tabià di pietra e legno, si erge un grande palazzo in stile veneziano: è la casa dei Colussi, famiglia di panificatori emigrati a Venezia artefici di un’attività legata ai biscotti divenuta famosa in tutta Italia.

Il legame tra la Val di Zoldo e Venezia si legge in tante storie di uomini e oggetti. Una bella gondola è in mostra nella Sala Congressi di Fusine a testimoniare il legame antico che unisce falegnami e carpentieri zoldani alla Serenissima: lo Squero di San Trovaso a due passi dalle Zattere a Venezia sembra un pezzo di montagna trasportato in laguna con la casa in legno che ha tutte le fattezze di una baita. E a cercar bene il legame con Venezia si scopre in tutta la Val di Zoldo, con la pazienza e la lentezza che la valle richiede ai suoi visitatori e che ridona allo stesso tempo.

Il Museo del Ferro e del Chiodo a Forno di Zoldo racconta il periodo dal 1200 fino alla fine dell’Ottocento, in cui gli abitanti della valle erano “ciodaròt” ossia fabbricanti di chiodi in ferro: dalle piccole brocche per rinforzare le suole delle scarpe a lunghissimi chiodi da utilizzare per fissare il fasciame delle navi. Il Palazzo del Capitaniato, sede del museo, rivela nell’architettura influenze veneziane.

Sulla riva opposta del torrente Maè, due grandi palazzi, uno fatto erigere dalla famiglia Grimani concessionaria delle miniere di piombo argentifero della zona, l’altro dagli Scussel-Mok con eleganti poggioli dalle ringhiere a botte,sono altri esempi di architettura influenzata dalla pianura.

La vita quotidiana della valle di un tempo la racconta invece il Museo dei Mestieri, Usi e Costumi di Goima che si raggiunge imboccando la strada – stretta e intrisa di epiche storie di ciclismo – del Passo Duran. Gli appassionati volontari accompagnano tra le sale del museo illustrando antichi attrezzi, facendo rivivere il mestiere del falegname o del fabbro, illustrando gli ambienti della casa sapientemente ricostruiti.

Si scoprono così le capacità artigianali e imprenditoriali degli zoldani. Come non pensare quindi ai gelatieri che ancora oggi portano in giro per l’Europa l’arte antica del gelato. Dapprima con il commercio ambulante di caldarroste, pere cotte, frutta caramellata, biscotti di farina di mais, gli zoldani da fine ‘800 trovano con il gelato fama e fortuna ancora oggi immutate.

Non si può dire di aver conosciuto la Val di Zoldo senza aver mangiato il gelato artigianale. Sono tre le gelaterie da provare per un gelato che può creare dipendenza.

Il tour lungo la valle deve prevedere una visita ai nuclei di Coi, Brusadàz e Costa per ammirare bellissimi tabià distesi sul prato ai piedi del Pelmo. Piano terra in muratura che ospitava la stalla e piani superiori adibiti a fienile, i tabià sono antiche costruzioni (alcune risalenti al XIV-XV secolo) restaurate attentamente e trasformate in abitazioni prestigiose. Il tour lungo la valle passa per il grazioso borgo di Maresòn per arrivare alla conca di Pècol, dove eleganti tabià si adagiano tra Civetta e Pelmo.

Conviene allora terminare il giro con un aperitivo a base di succo di sambuco fatto in casa, come quello di Fabio del Bar Cabinovia di Pècol, seduti ad ammirare il tramonto sulle rocce striate del Pelmo.

La montagna affascina, attira come un magnete tanto che sono molti che dalla pianura sono saliti in Val di Zoldo con storie diverse e uguali nello stesso tempo. La scelta della montagna li accomuna.

Sorriso fiero, Maria Letizia la si incontra a Malga Grava percorrendo un sentiero ad anello: da Pècol con l’ovovia si raggiunge Pian del Crep e da qui lo sterrato sale ai piedi della parete del Civetta e poi una mulattiera scende verso la Malga (il ritorno è per Forcella Grava e lo sterrato lungo le piste da sci fino a Pècol).

Vent’anni, primo anno di Scienze e Tecnologie Animali all’Università di Padova, Maria Letizia per l’estate ha scelto la montagna e la vita di malga: sveglia alle 5.30 del mattino, accompagna le vacche in alpeggio, si occupa del servizio al tavolo e della vendita dei formaggi e dei salumi prodotti in malga, segue le mungiture delle 40 vacche e delle 30 capre.

Un amore per le terre alte che ha portato anche Mirco, dopo aver girato in lungo e in largo l’Italia e l’Europa come chef nelle cucine di ristoranti di grande prestigio (con una capatina anche in tv a fianco della Clerici) a scegliere la Val di Zoldo come casa. Ha in gestione “Baita Civetta Al Casot” raggiungibile salendo da Pècol o scendendo da Pian del Crep.

Papà Stefano e mamma Graziella, rifugisti per 15 anni, gli hanno trasmesso l’amore per la montagna e per la cucina. Così Mirco è chef e gestore di ristoro in un colpo solo, aiutato dai genitori e da uno staff che più variegato non si può. Sedetevi sulla terrazza, ammirate il Civetta, scegliete dal menu un piatto con la tranquillità e la certezza che i prodotti sono locali e di qualità come il formaggio di malga o il pastìn (sorta di polpetta di carne di maiale e manzo insaporite con spezie) e non stupitevi se c’è anche il pesce, quello arriva direttamente da Chioggia in onore delle origini veneziane di Mirco. Provate poi a riconoscere tra il suo efficiente e attento staff chi è stato il suo compagno di banco all’Istituto Alberghiero di Castelfranco Veneto, chi fino a pochi mesi fa stava nelle spiagge di Rimini o guidava un vaporetto a Venezia.

Il formaggio, Mirco se lo procura da Marta, 49 anni, casara e ingegnere idraulico, anche lei richiamata qui dalla provincia di Treviso. “Non avendo due vite, faccio tutto in questa” rivela con un sorriso che incanta e gli occhi chiari che illuminano.

Due cani a fare da guardia, due gatti che gironzolano tra i tavoli, una gallina e un gallo, sei mucche e un vitellino appena nato, trenta capre: questa la grande famiglia di Marta che dal 2013 gestisce l’agriturismo Pian de Levina a Cornigiàn, sulla strada che collega Forno di Zoldo a Cibiana.

Da sola (con qualche aiutante in alta stagione) si alza alle 6 del mattino – quando è tardi – fa il controllo dei recinti, munge, fa il formaggio tre volte la settimana, cucina, si occupa della gestione amministrativa della malga. Da provare i suoi formaggi, sia di latte vaccino che caprino, i cui ingredienti principali sono la creatività e l’amore per la montagna. Se volete vedere le realizzazioni fatte con il cashmere delle sue capre – sciarpe che sembrano nuvole, mantelli e gilet dallo stile che rimane attuale nel tempo – conviene telefonare prima.

Non una scommessa quella di Marta, ma una scelta ponderata e consapevole, nata da anni di estati passate in montagna e inverni a sciare nelle piste zoldane, con anni di fughe in Val di Zoldo appena possibile e il definitivo trasferimento nel 2005 per allevare capre da cashmere. “Ero un ingegnere con l’hobby dell’allevamento – spiega – col tempo sono diventata allevatore con l’hobby dell’ingegneria”.

Nell’agriturismo la cucina propone prodotti fatti in casa, dai formaggi ai salumi alle tagliatelle, dallo spezzatino al cotechino. Le parole di Marta rivelano un amore crescente per le terre alte e al tempo stesso la consapevolezza che la montagna è il posto in cui vuole vivere. E confida, quasi a voler convincere gli increduli: “La montagna ti insegna a seguire i ritmi delle stagioni e degli animali, è un rallentatore d’ansia”.

Info
Val di Zoldo Turismo Dolomites: www.valdizoldo.net
Comune di Val di Zoldo: www.comune.valdizoldo.bl.it
Guide Alpine Val di Zoldo: www.guidealpinevaldizoldo.it

Foto: Vittorio Galuppo, Eva Vallarin

Dove mangiare
Ristoro Baita Civetta “Al Casot”, Loc. Pian de la Mandra – Pecol
Agriturismo Pian de Levina, Cornigian Loc. Pian de Levina, 16 – Forno di Zoldo
Gelateria Pasticceria Al Soler, Via Pecol 62- Pecol
Gelateria Al Pelmo, piazza S. Caterina 1 – Dont
Gelateria Centrale, piazza A. Santin 4 – Forno di Zoldo
Chiosco Bar Cabinovia, Piazza R. Balestra 3 – Pecol

Dove dormire
Albergo Al Sole: www.albergo-al-sole.it
Delizioso albergo gestito con attenzione, cortesia e passione dai vicentini Beppe e Michela che da quattro anni hanno scelto la montagna zoldana come luogo in cui vivere.

Articoli correlati:
https://www.latitudinex.com/italia/molveno-lago-e-immersione-nella-natura.html
https://www.latitudinex.com/italia/bressanone-vivacita-natura.html

544 Condivisioni

2 Comments

  1. Valeria 27 Agosto 2020
    • Sonia Anselmo 27 Agosto 2020

Lascia un messaggio