Padova segreta tra luoghi noti e angoli nascosti

Da dove conviene partire per visitare Padova? Si possono scegliere molti punti di partenza, più o meno famosi, più o meno distanti dal centro.

Ma si può anche partire proprio da quello che per i cittadini è il centro della città, dove sono passati i primi tram trainati dai cavalli e dove è stato installato il primo semaforo.

Si tratta in effetti di un incrocio di strade, ma i padovani lo chiamano “cantòn” ossia angolo.
È il “Cantòn del Gallo”, che ha preso il nome probabilmente dall’insegna di un’osteria nel cui simbolo c’era appunto il pennuto. Anche in epoca romana questo era il centro, zona del foro e delle terme.

A Padova, da secoli, Municipio e Università si guardano. E anche Palazzo Bo, sede dell’Ateneo, ha preso il nome da un’insegna, quella della locanda dedicata al “Bo”, il bue.

Ricco di affreschi, ricoperto dagli stemmi degli studenti, il cortile antico di Palazzo Bo, dominato da una medievale torre, ricorda che qui nel 1222 è nata la seconda università italiana. Scrigno di scienza, tecnica e creatività, qui si è laureata nel 1678 la prima donna al mondo, la caparbia Elena Lucrezia Cornaro Piscopia.

Qui gli studenti si organizzarono per i moti del 1848, qui Giò Ponti nella scala che porta al Rettorato illustrò il valore della conoscenza. Il Teatro anatomico riporta alla rilevanza secolare della scuola di medicina patavina mentre la cattedra da cui insegnò Galileo testimonia ancora oggi l’importanza del metodo scientifico.

A pochi passi, in via San Francesco, la tomba di Antenore, fuggito da Troia, testimonia non solo la mitica origine patavina ma anche il significato profondo della ricerca archeologica. Certo, ad essere sepolto qui non è il mitico fondatore di Padova ma un soldato ungherese di qualche secolo più giovane. Ma la tomba rimane a ricordare l’interesse storico e intellettuale di fine Duecento,
di una città che celebra da secoli la curiosità, intellettuale e scientifica.

Che Padova sia città di scienza è indiscutibile, ma scovare la scienza nascosta in un selciato è altra cosa, anche se non difficile.

Su via Cavour dirigendosi verso piazza Garibaldi, si cammina guardando per terra: le fasce chiare in pietra d’Istria si alternano alle fasce grigie secondo una regola matematica ispirata alla successione di Fibonacci (ogni numero, cominciando dal terzo, è uguale alla somma dei due numeri precedenti) ripetendosi a distanza sempre maggiore e non casuale.

Proseguendo in Corso Garibaldi in pochi minuti si raggiunge l’area in cui sorgono i resti dell’Arena romana. Tralasciando momentaneamente il complesso dei musei civici, ci si orienta verso nord fino alle Porte Contarine dove si fermavano le barche prima delle porte vinciane che regolavano il livello dell’acqua tra il naviglio interno alla città e il Piovego, la strada liquida dei commerci con Venezia fino alla costruzione della ferrovia a metà Ottocento.

I naviganti si fermavano per scaricare le merci dalle loro barche e fare un breve omaggio alla Madonna della piccola chiesa il cui campanile sbuca appena oltre il livello stradale.

Le Porte Contarine di Padova oggi sono un piccolo angolo di tranquillità e attraversando la strada si trova un altro luogo, di silenzio e pace, in cui il tempo sembra fermo all’11 settembre del 2001.

La memoria e la luce sono i due elementi su cui si fonda il monumento di Daniel Libeskind che in un enorme libro di vetro ha incastonato un pezzo di trave proveniente dalla Torre sud del Word Trade Center: qui la luce scrive ogni giorno nuove storie mentre una pagina di libro mantiene la memoria della storia.

Ritornando verso l’Arena si scorge il profilo della Cappella degli Scrovegni. È il gioiello dei Musei Civici agli Eremitani di Padova. La storia della salvezza, narrata da Giotto in quello che è considerato il suo capolavoro, lascia estasiati.

Il grande complesso museale è un ottimo luogo in cui raccogliere le idee sulla storia patavina, partendo dai resti della Patavium romana, passando per la potenza trecentesca delle schiere di angeli del Guariento per arrivare alla pittura ottocentesca, riservando un occhio di riguardo alla collezione egizia che ricorda il grande Belzoni, cittadino padovano alle cui storie si è ispirato George Lucas per il suo Indiana Jones.

Alto, barba fulva, turbante in testa, artefice di mirabili scoperte in Egitto tra cui otto tombe di faraoni: il suo nome era Giovanni Battista Belzoni ed è nato nel 1778 al civico 70 dell’omonima via. Partito giovane da Padova per studiare idraulica a Roma, fece l’artista di circo in giro per l’Europa per diventare infine cercatore di antichità in Egitto e raggiungere grande fama.

Usciti dal museo è obbligatoria una tappa nella vicina chiesa degli Eremitani, per ammirare il paziente restauro che ha riportato in Cappella Ovetari i resti degli affreschi di Mantegna ridotti in 80.000 pezzi dal bombardamento del 1944.

Il rientro in centro si può fare attraversando via Altinate, la romana via Annia che collegava Adria con Aquileia, passando per Altino. Qui si susseguono negozi ed eleganti palazzi.

Oltrepassata la porta si entra nel cuore medievale di Padova percorrendo via Santa Lucia un tempo brulicante di botteghe artigiane. Attraversata via Dante si raggiunge la raccolta piazzetta di San Nicolò: qui la romanica chiesa dialoga con edifici seicenteschi e ottocenteschi in un’atmosfera fatta di silenzi, distante dalle pur vicine piazze animate dalla vita cittadina.

In pochi passi via Da Carrara porta in Piazza Capitaniato: l’area alberata frequentata oggi dagli studenti universitari era il cortile interno della Reggia costruita dai Carraresi, i Signori della Padova trecentesca. Della grande reggia resta poco se non un’elegante loggia a due piani che si scorge al di là di un cancello al numero 7 della poco distante via dell’Accademia.

Da qui partiva un corridoio pensile che consentiva ai signori di raggiungere le mura esterne della città e il Castello. Sulle rive del Bacchiglione, per scopi principalmente difensivi, i Carraresi fecero costruire un castello, trasformato dalla Repubblica di Venezia in polveriera e nell’Ottocento in carcere.

Resta come memoria la torre, la Torlonga, riccamente decorata dai Carraresi, trasformata in osservatorio astronomico nel Settecento. Lo sguardo alla torre e alle case affacciate sulle riviere ricorda che Padova era un tempo città d’acque.

Per tornare verso il centro conviene passare dietro al Duomo per ammirare lo spettacolare gioco di transetto e cupola per arrivare nel punto dove in epoca romana si incrociavano cardo e decumano: piazza Duomo.

La facciata del Duomo, in semplice cotto rosso, ricorda che il progetto cinquecentesco non è stato completato. E va ricordato anche che il primo progetto fu di Michelangelo: ma nei due secoli, necessari per completare l’opera, si susseguirono architetti e direttori dei lavori che aggiunsero le loro dosi di personale creatività al progetto originario.

Una passeggiata tra le piazze animate dai tavolini dei bar e dal mercato può terminare in un punto significativo per la città segnato dalla gatta di Sant’Andrea: magari non una delle bellezze cittadine ma una scultura a cui i padovani sono affezionati.

In realtà dovrebbe essere un leone di San Marco ma la sua storia l’ha ridimensionata. Bottino di guerra preso agli Estensi in epoca medievale, venne copiato al momento della forzata restituzione; distrutta nel Settecento per eliminare le tracce della Serenissima, venne ricostruita, poi danneggiata da ignoti, ancora ricostruita, danneggiata da una maldestra manovra nel 2013 e di nuovo ricostruita. Quando si dice: affetto cittadino.

E a proposito di gatti, se ne vedete di neri dipinti sui muri, magari accompagnati da omini dal cilindro nero che liberano coloratissime farfalle, sappiate che avete incontrato un’opera di uno dei più famosi street artist moderni: Kenny Random, patavino artista che esce di notte ad abbellire alcuni angoli della città. Qualche indizio per scovare le sue opere: via Nazario Sauro, via Vescovado, via Roma, via Dante. E se avete voglia di scoprire un’altra delle tante anime di Padova, cercate le opere della Biennale di Street Art, arte per tutti dipinta sui grandi muri urbani di una città in continuo dialogo tra passato e futuro.

Info:
www.padovanet.it/informazione/progetto-metrominuto-padova-la-citt%C3%A0-al-passo

Foto Eva Vallarin e Vittorio Galuppo

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