Marmolada, sulla regina delle Dolomiti in funivia

“Lassù vedremo una specie di castello; e un giocattolino andare su e giù appeso ad un filo sopra gli abissi”. Le parole sono di Dino Buzzati, che nel Corriere della Sera del 26 settembre 1963 racconta un “audacissimo progetto” per creare una funivia che conquisterà la cima della Marmolada.

A più di cinquant’anni di distanza, la frase del celebre scrittore bellunese può ancora a buon conto essere usata per descrivere le cabine che affrontano le pareti e i ghiacci della Regina delle Dolomiti.

Quello che il celebre scrittore bellunese definì audacissimo progetto è oggi la Funivia Marmolada Move To The Top e ancora impressiona. Già a guardarla dalla stazione a valle, viene da ammirare quell’idea fissa di Furio Bianchet, accademico del CAI, di passare le ardite pareti che da Malga Ciapela si alzano forti e dritte verso il cielo. E poi il pensiero va a chi quel sogno ardimentoso decise di assecondarlo: la famiglia Vascellari che ancora oggi tiene, manco a dirlo, le funi dell’arditezza.

La partenza della Funivia Marmolada Move To The Top è da Malga Ciapela (quota 1450), zona di pascoli amata dalle mucche. La cabina parte, veloce, e sembra voler conquistare in un unico momento il cielo e la montagna.

Alta, dritta, strapiombante, la parete cattura lo sguardo che accompagna la salita della cabina che sembra quasi voler accarezzare la roccia grigia e gialla del calcare di cui è fatta la montagna. Poco più di 3 minuti e la corsa supera un dislivello di 887 metri (quasi tre volte l’altezza della Torre Eiffel, tanto per dare una misura).

I passeggeri trasbordano su una seconda cabina: inizia il secondo tratto della funivia della Marmolada. La traiettoria percorsa dalle funi è più lineare, ma il salto non è comunque indifferente. E se il primo tratto lo si può definire intrepido, il secondo è senza dubbio danzante: sopra le rocce la cabina in alcuni punti, ben precisi, danza sulla fune come un funambolo circense. Le esclamazioni di stupore di chi per la prima volta sta salendo sono il segno che l’audacia degli anni Sessanta è ancora viva.

La stazione di arrivo è Serauta: quota 2940, con un salto di altri 581 metri. A Serauta ci sono lo shop, il ristorante, il Museo Marmolada Grande Guerra 3000 m e all’esterno la Zona Monumentale Sacra della Marmolada con le trincee della Prima Guerra Mondiale.

Ma conviene per il momento proseguire, prendendo il terzo tronco della funivia che sale ai 3265 metri di Punta Rocca (poco sotto i 3343 metri della cima più alta, Punta Penìa).

Non si può definire altro che abbagliante il terzo tratto della Funivia Marmolada Move To The Top dove la cabina sembra volare sopra al bianco del ghiacciaio. In un attimo i pensieri vanno ai coraggiosi che da lassù d’inverno intraprendono la pista bellunese: 12 km di gambe e cuore giù fino al lago di Fedaia e Malga Ciapela. E i pensieri vanno poi ai soldati, alla guerra che qui si è combattuta più contro la natura che contro il nemico, alla città di ghiaccio scavata dagli austriaci nella pancia del ghiacciaio.

Mille pensieri volano su una cabina che ha come limite solo il cielo. La stazione di arrivo di Punta Rocca è una poderosa costruzione dove dialogano il rivestimento in lamiera grigia e il vetro. Qui due ascensori panoramici inaugurati nel 2018 permettono di passare agilmente dal piano di imbarco al ghiacciaio.

Ma la vista corre in alto, verso la terrazza panoramica. Da quassù lo sguardo può abbracciare tutte le Dolomiti, da qui si possono vedere tutti i nove sistemi che costituiscono il Patrimonio Unesco.

Il sole e il vento accompagnano la vista dalla terrazza. Lo sguardo spazia tra Civetta, Catena San Sebastiano Tamer, Schiara (cara a Buzzati), Sassolungo, Boè, Tofane, Cristallo, Antelao e Pelmo e tante, tantissime creste che accompagnano lo sguardo fino all’Austria.

Verso sud l’affaccio è sulla strapiombante parete, scorgendo in basso il Rifugio Falier e la Valle Ombretta. Alzando lo sguardo, al di là delle cime, nei giorni di massima limpidezza si può scorgere Venezia.

Le nuvole corrono veloci nel silenzio del cielo. Ogni tanto i rumori della funivia ricordano che qui l’uomo continua a confrontarsi con la natura. Si è sospesi quassù tra cielo e terra, sospesi e completamente immersi in un mondo che racconta di tecnologia e storia.

Siamo quasi in vetta alla regina di quelle montagne fatte di dolomia che si colorano di rosa e arancio al mattino e alla sera, e impallidiscono di giorno. Ma la regina, che di dolomia non è fatta ma di calcare, non sembra dominare per l’altezza quanto piuttosto proteggere, come il mantello della statua della Madonna nella grotta costruita quattro piani sotto la terrazza panoramica. Un mantello che riproduce le pareti della montagna.

Ogni anno, il 26 agosto, in Marmolada si commemora la visita di Giovanni Paolo II, ricordando la visita alla montagna, nel 1979, di un uomo che la montagna l’aveva nel cuore. Allo stesso piano, tra fotografie d’epoca, una mostra racconta la costruzione e i primi cinquant’anni della funivia, che iniziò il suo viaggio nel 1968.

Dopo aver messo i piedi sul ghiacciaio, protetto da alcuni teli, tocca riprendere la via della discesa. La sosta va fatta a Serauta. Per rifocillarsi il ristorante propone piatti della tradizione come spatzle agli spinaci conditi con lo speck o spezzatino con la polenta.

La stazione non va lasciata prima di aver visitato il Museo Marmolada Grande Guerra 3000 m, il museo più alto d’Europa. La ricostruzione di un ponte su un crepaccio è la suggestiva entrata al museo che accoglie i visitatori con i ritratti di Francesco Giuseppe e Vittorio Emanuele III e con le bandiere sotto cui per anni i soldati combatterono.

Un museo che racconta, più che gli scontri, la vita sia al fronte che nei paesi di montagna occupati dai soldati, una guerra vista dalla prospettiva di chi su quel confine aveva sempre vissuto in pace.

Dal 2015 il museo è rinnovato e ingrandito, realizzato con un percorso multisensoriale, ospitato nella vecchia sala un tempo occupata dagli operai che controllavano le macchine di trazione della funivia spostate a valle.

I pannelli esplicativi sono in italiano, tedesco e inglese e sono strutturati con titolo, riassunto e testo più lungo, in modo da consentire tempi di visita differenziati che accontentano tanto i più frettolosi quanto gli amanti della storia.

Nelle ricostruzioni delle baracche, italiana e austriaca, si capisce come in Marmolada tutto fosse difficile. Accanto alle divise e alle armi, sono gli oggetti di uso quotidiano (spazzole, orologi, pipe, lanterne, grattugie per la cucina) che fanno riflettere su quel difficile periodo. Formaggio stagionato, gallette e carne in scatola i cibi principali, piccole stufette per scaldarsi. E poi un modellino ricostruisce la Città di Ghiaccio: 12 km di gallerie naturali e crepacci, uniti come una piccola Vienna per favorire l’orientamento dei soldati austroungarici. Dentro la temperatura era di zero gradi, fuori oscillava tra i 30 e i 40 sottozero.

Si scoprono i legami tra sviluppo tecnologico e guerra, oppure le storie degli abitanti dei borghi attorno alla Marmolada profughi in altre regioni italiane. Libri, lettere, giornali: tutto quello che la montagna ha conservato e restituito è conservato nel museo.

All’esterno la Zona Monumentale Sacra della Marmolada con le trincee è luogo insieme di trekking e memoria, mantenuto da volontari. Chi è attrezzato può percorre un sentiero sul versante sud-est di Punta Serauta, ben tracciato e agevolato con fune metallica nei passaggi più stretti ed esposti.

Ci si può far accompagnare, nella visita alla Marmolada, dalla App Geochip: attraverso i vari QR code si accede a contenuti, in formato testo e audio, sulla storia geologica e sociale della Marmolada, ricevendo delle notifiche sul telefono quando ci si avvicina a un punto di interesse.

Insieme ad arditezza e innovazione, qui la parola d’ordine è accessibilità: da Malga Ciapela fino a Punta Rocca non esistono barriere architettoniche. Una volta scesi, i pensieri e le emozioni continuano a correre veloci come le nuvole sulle cime, tra ghiaccio, stupore, storie di soldati e imprenditori, rocce, meraviglia, tra la terra e il cielo. E allora si capisce il motto che si legge sulla Funivia Marmolada Move To The Top: “Only the sky is the limit”. Non c’è limite quassù, se non, forse, l’infinito cielo.

Info
www.funiviemarmolada.com
www.museomarmoladagrandeguerra.com

Foto: Vittorio Galuppo; Eva Vallarin, Museo Marmolada Grande Guerra 3000 m e Funivie Marmolada.

Si ringraziano il Museo Marmolada Grande Guerra 3000 m e le Funivie Marmolada per la gentile concessione delle foto nell’articolo

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