Gargonza, il borgo antico dei Guelfi e Ghibellini

borgo Gargonza

Il silenzio avvolge l’atmosfera di pace, i cipressi sembrano allungarsi verso il cielo e le antiche pietre riportano alla mente il passato. Tutto è tranquillo, serafico, proprio qui dove si svolsero lotte, dispute e congiure nel Medioevo. E quando si gira un angolo, tra gli stretti vicoli con le facciate delle case a fare da muraglia, ci si aspetta che faccia capolino Dante Alighieri, o almeno il suo fantasma.

Il castello di Gargonza e il borgo sono evocati dalla Storia proprio perché ospitarono nel 1304 il Divin Poeta per una riunione tra fuoriusciti da Firenze e gli aretini. E’ il periodo intricato di Guelfi e Ghibellini e il paesino arroccato sulle colline della Val di Chiana era una fortezza da conquistare.

Immerso nel bosco, con una vista mozzafiato sulla valle, era in posizione strategica tra Arezzo e Siena, un borgo agricolo diventato fortificato e feudo dei Conti Ubertini. Oggi è una chiara testimonianza del Medioevo: è rimasto intatto con la sua torre, i considerevoli resti delle mura, gli stretti vicoli, una porta duecentesca, la piccola chiesa romanica del XIII secolo con campanile a vela e bifora, le case in pietra. Passeggiare tra di esse e affacciarsi alla bella terrazza panoramica è come ritornare indietro nel tempo. Un effetto suggestione che rimane vivo anche per il fatto che l’intero borgo è stato trasformato in resort, con tanto di piscina, sala colazione in quella che era una cappella, ormai sconsacrata da tempo, cantina e ristorante. Una location ideale per i matrimoni e non solo.

Gargonza fu fondata verso la fine del Duecento dai conti Ubertini, in fuga da Firenze, ed
ebbe una storia travagliata in quei periodi insicuri. Nel 1307 il castello subì un duro attacco dalle armate fiorentine, ma gli assediati, grazie alla diffusione della falsa notizia dell’imminente arrivo a Firenze dell’esercito del cardinale Orsini, riuscirono ad evitare la capitolazione. Nel 1381 Gargonza fu venduta alla Repubblica Senese ma già  quattro anni dopo fu rioccupata dai fiorentini. Gli abitanti del borgo non erano certo soddisfatti del dominio di Firenze  e nel 1433 scoppiò una rivolta. Questa causò la reazione armata della signoria fiorentina che rase al suolo il borgo lasciando in piedi solo il cassero, torre merlata, quella che ancora domina l’abitato.

Nel 1546 il castello passò ai Lotteringhi della Stufa e alla fine del ‘600 alla casa dei Marchesi Corsi, antenati degli attuali proprietari, che lo trasformarono in tenuta agricola. Nel XVIII secolo la politica granducale di bonifica della Val di Chiana si estende anche alle zone collinari della fattoria, ed è interessante osservare come il suo attuale
territorio mantiene, con le sue case sparse intorno al borgo, l’impronta di questo importante intervento di bonifica. Dopo la Seconda Guerra Mondiale e l’esodo generale degli abitanti, Gargonza rimase vuota e in rovina: negli anni Settanta del Novecento, il conte Roberto Guicciardini Corsi Salviati intraprese un lavoro di restauro conservativo al fine di mantenere i valori architettonici di antico borgo medievale in modo genuino. Ora Gargonza fa parte dell’Associazione Abitare la Storia, che riunisce dimore ricettive situate all’interno
di edifici storici e di pregio artistico-architettonico.

A una ventina di minuti da Gargonza, si può visitare Monte San Savino: antico borgo etrusco, anche esso fu predominante nel Trecento sempre per le dispute locali tra Guelfi e Ghibellini, ed è la patria dello scultore rinascimentale Andrea Sansovino. Il paese è un concentrato di chiese come quella di San Giovanni, risalente al XV secolo e con il portale realizzato da Sansovino, e quella di Sant’Agostino, costruita nel XIV secolo. Da vedere sono anche le mura castellane e le porte, i palazzi affacciati sul corso Sangallo, il palazzo Pretorio con la torre civica, il palazzo del cardinale Di Monte, oggi sede del Comune, edificato
da Antonio da Sangallo il Vecchio e con il cortile decorato da Giorgio Vasari.

Da lì si arriva facilmente ai giardini pensili e al teatro all’aperto, mentre dall’entrata principale sul corso si possono ammirare, proprio di fronte, le logge rinascimentali, un tempo dedicate al mercato coperto. Monte San Savino non è solo architettura, storia e arte, ma anche gastronomia: nelle osterie e trattorie si possono assaggiare i prodotti e i piatti locali, come la chianina, la porchetta, la pappa con il pomodoro e la ribollita.

Info: www.monteturismo.it

Foto di Sonia Anselmo

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