Rundale, palazzo barocco e giardini in Lettonia

Le rose in boccio inquadrano il grande palazzo barocco, regalandogli colore e bellezza ulteriore. In estate i giardini del palazzo Rundale sono un tripudio di meraviglia, tra aiuole perfettamente curate, fiori gialli, rossi e viola, siepi tagliate ad arte.

I giardini completano la visita al palazzo di Pilsrundāle, a un’ora e mezza d’auto da Riga, quasi al confine con la Lituania, una delle attrazioni principali della Lettonia, tappa fondamentale per i visitatori che affrontano la strada dei tre Paesi Baltici.

Già arrivare al palazzo Rundale sembra di entrare in una favola settecentesca: una lunga strada nel bosco tra gli alberi e qualche piccola bancarella che vende lamponi, mirtilli e altre prelibatezze locali. Porta alla maestosa entrata con il grande cancello e le colonne con in cima i leoni con la corona a sorvegliare e proteggere.

Subito l’immagine è quella di una reggia, della Versailles di Luigi XIV che fu fonte d’ispirazione e di emulazione per altri sovrani in altri regni, dalla Prussia all’Austria, fino alla Russia.

Rundale sembra ricordare San Pietroburgo in particolare: in fondo il legame con il Palazzo d’Inverno e Caterina la Grande è molto solido. Non solo la zarina fu ospitata nella residenza lettone, ma ne fece dono a un suo favorito.

La storia di Rundale però parte più lontana nel tempo, quando questa zona era una regione incolta e povera, di proprietà dell’Ordine di Livonia. Nel Cinquecento il terreno venne venduto a una famiglia tedesca del Baltico, Grotthuss, che costruì un primo edificio, che vendettero a metà del Seicento. Poi la proprietà passo di mano in mano fino ad arrivare nel 1735 al duca di Curlandia Ernst Johann Biron, potentissimo favorito della zarina Anna Ivanovna.

Fu lui a trasformare Rundale nella residenza che vediamo oggi. Chiamò a lavorare al progetto Francesco Bartolomeo Rastrelli, l’architetto di origine italiana che ha cambiato il volto di San Pietroburgo.

Rastrelli si trovò davanti molte difficoltà, come la mancanza di materiali, di operai e di strade, ma
non si demoralizzò e riuscì a creare fornaci dove realizzare i mattoni, fece contratti di fornitura
con i contadini locali per le assi di legno, usò le pietre del vecchio castello come fondamenta, chiamò maestri artigiani e manovalanza dalla Russia, trasformò i soldati in carpentieri e muratori.

Alla fine in poco tempo, quasi quattro anni, Rastrelli riuscì nel miracolo barocco di Rundāle e dei suoi giardini.

In seguito il palazzo seguì la sorte di alti e bassi del duca di Curlandia e dei suoi rapporti
con i sovrani succeduti a Anna Ivanovna, fino al momento di Caterina la Grande. Qui, nelle sale
nuovamente ridisegnate e decorate in versione rococò, venne celebrato nell’ottobre 1767 l’anniversario
dell’incoronazione della zarina, che qualche anno dopo, morto il duca e i suoi eredi, donò il palazzo al suo ultimo favorito Platon Zubov, che l’usava come residenza estiva, si faceva riverire con un piccolo monarca e dove morì nel 1822.

La storia di Rundale non è certo finita lì: ha seguito la sorte della Russia, tra saccheggi, distruzioni, perdita di arredi e opere d’arte, trasformazioni. Durante la Prima Guerra Mondiale divenne ospedale e centro di comando militare, mentre nel periodo sovietico fu palestra, scuola e granaio. Soltanto negli anni Settanta del Novecento cominciarono i lunghi lavori di ristrutturazione iniziando ad aprire le sale ai visitatori.

Oggi a Rundale sono aperte al pubblico, con visita guidata, quarantacinque stanze, compresa quella d’oro e quella bianca, con interni e arredi in stile XVIII secolo. Il primo impatto è con lo scalone d’onore e subito è un tripudio di marmi, stucchi dorati, dipinti, lampadari di cristallo, affreschi e suppellettili preziosi. Si capisce perché Rundale viene chiamato la Versailles della Lettonia.

Inoltre, nelle cantine e cucine settecentesche è stato ricavato un ristorante che serve piatti
tipici lettoni e che porta i visitatori a immergersi in un’altra epoca.

Non solo, anche i meravigliosi giardini, con la fontana, sono tornati all’antico splendore
grazie al lavoro quotidiano dei maestri giardinieri. Tra pergolati che incorniciano il palazzo
in curiose prospettive, aiuole di mille colori, un labirinto e vasi in ceramica, è il roseto quello
che incanta di più.

Se poi si alzano gli occhi e si riesce a vedere il nido di una cicogna sul tetto, proprio accanto all’entrata del palazzo, l’effetto favola di Rundale è completo.

Info: http://rundale.net/en/informacija/cenas/
www.latvia.travel
www.lithuaniantours.it

Foto Sonia Anselmo, dreamstime.com

Articoli correlati:
https://www.latitudinex.com/europa/riga-dove-la-musica-e-ad-ogni-angolo.html
https://www.latitudinex.com/europa/chiese-di-vilnius-tra-religione-architettura-e-tradizione.html
https://www.latitudinex.com/europa/uzupis-la-repubblica-delle-arti-nella-vilnius-alternativa.html

0 Condivisioni

Lascia un messaggio