Chiese di Vilnius, tra religione, architettura e tradizione

Grandi, piccole, preziose, gotiche, barocche, neoclassiche, di tutte le fedi. Le chiese di Vilnius sono la prima cosa che si nota camminando nel centro storico, Patrimonio Unesco, la seconda cosa è la loro varietà in uno spazio abbastanza ristretto.

I mattoni rossi di Sant’Anna stridono con il largo edificio lungo il fiume della cattedrale ortodossa, poco oltre, così come la facciata tinta di rosa di San Casimiro si impone al piccolo cortile del monastero, appena pochi metri accanto.

Le chiese di Vilnius sono solo nel centro ben 48 e non sono certo finite. Ce ne sono altre fuori il perimetro delle antiche mura che delimita il cuore della città. Tra queste una delle più amate, un vero santuario posto
su una collinetta, è Santi Pietro e Paolo.

Barocca, con l’interno ricchissimo, quasi duemila decorazioni diverse in stucco, eppure allo stesso
tempo non pesanti, in un bianco accecante, con le statue che sembrano schiacciare in tutta la loro grandezza,
guardandole da sotto e da vicino.

Curiosamente proprio nelle sculture e nei decori c’è una parte d’Italia: sono opera di due artisti della fine del XVII secolo, Giovanni Pietro Perti e Giovanni Maria Galli.

La chiesa SS Pietro e Paolo sorge ad Antakainis, un quartiere residenziale appena fuori il centro, su un luogo dove un tempo si venerava la dea pagana dell’amore e venne eretta nel 1668 al posto di un’altra cappella in legno distrutta durante la guerra con la Russia.

Fu voluta dal combattente lituano e governatore di Vilnius, Mykolas Kazimieras Pacas, appartenente alla locale famiglia Pacai, un ramo secondario di quella dei Pazzi, i banchieri rivali dei Medici che organizzarono la congiura che portò al ferimento di Lorenzo il Magnifico nella Firenze rinascimentale.

Il nobile militare volle la chiesa per ringraziare Dio per avergli salvato la vita durante la guerra con Mosca e al momento della sua morte volle essere sepolto qui: la tomba, sotto i gradini di ingresso del sacro
edificio, venne ricoperta da una lapide con la dicitura “Qui giace un peccatore”.

Ma volle anche essere ricordato con l’iscrizione sulla facciata imponente con un gioco di parole: Regina pacis, funda nos in pace (Regina della pace, rafforzaci nella pace), una frase, che ricorda il nome di Pac e mandava un messaggio alla Lituania, bisognosa di pace.

Molti dipinti dell’edificio appartenevano a Pacas, come per esempio il crocifisso che portava con sé in battaglia. Degno di nota è anche lo stupendo lampadario sopra all’altare, tutto in cristallo, che rappresenta la barca di San Pietro.

Fuori la frequentatissima SS Pietro e Paolo, alcune bancarelle vendono rosari e santini, soprattutto della Madonna dell’Aurora.

Tra le chiese di Vilnius, la piccola cappella che si trova sull’antico accesso alla città è sicuramente la più venerata. La Porta dell’Aurora risale al 1514 ed è l’unica sopravvissuta di quelle che facevano parte delle
mura: sopra all’entrata alle città spesso venivano costruite cappelle o inserite immagini religiose per invocare
la protezione da attacchi ed epidemie e la benedizione dei viandanti. Ancora oggi chi passa sotto l’arco si gira
e rivolge una silenziosa preghiera alla Madonna all’interno ma ben visibile dalla strada.

La Vergine Maria Madre della Misericordia o Madonna dell’Aurora è ritenuta miracolosa e da secoli è uno dei simboli
di Vilnius. L’effigie, che fa parte della tradizione delle Madonne nere ed è circondata da migliaia di tavolette votive, attira fedeli da tutto il mondo, sia cattolici che ortodossi. Uno in particolare ha fatto la Storia: qui Giovanni Paolo II recitò il Rosario nel settembre 1993, durante la sua visita in Lituania, episodio che oggi viene ricordato con una lastra sulla parete della porta.

Passando sotto l’arco dell’Aurora inizia Pylimo gatve, una delle arterie del centro storico e sulla sua traiettoria
si trovano molte delle chiese di Vilnius.

Ad esempio, pochi metri dopo la porta, a sinistra, una piccola entrata custodisce il cortile e il monastero ortodosso dello Spirito Santo, con la sua cappella ricca d’oro e fumi di incenso. Ancora qualche metro, all’angolo con la grande piazza del Municipio, ed ecco la facciata rosa con la cupola con la corona dedicata a San Casimiro,
il patrono della Lituania, un santo amatissimo.

Proseguendo la discesa, si incontra la piccola chiesa ortodossa di San Parasceve, che fu visitata dallo zar Pietro I il Grande.

Prendendo una deviazione a sinistra, si trovano altri edifici religiosi mentre la via della Letteratura, con il muro che ricorda scrittori e libri, porta all’insieme dedicato ai Bernardini, con la preziosa chiesa di Sant’Anna.

Gotica, con i mattoni rossi che la contraddistinguono, fu costruita per volere del re di Polonia agli inizi del Cinquecento, dopo che la precedente che si ergeva in questo luogo fu distrutta. Secondo una leggenda, Napoleone avrebbe voluto portare l’edificio, che aveva visto durante la Campagna di Russia nel 1812, a Parigi. Per fortuna non ci riuscì e oggi è uno dei simboli di Vilnius, con accanto la chiesa di San Francesco e l’ex monastero
dei benedettini.

Proprio alle spalle dell’insieme religioso, si trova il parco dei Bernardini, un vasto e curatissimo spazio
verde, con angoli che ricordano gli orti e le erboristerie dei monaci, nel cuore della città.

A pochi passi, il castello Gediminas sorveglia dalla bassa collina Vilnius e il palazzo dei Grandi Duchi
di Lituania.

Da qui si apre l’enorme spazio della piazza della Cattedrale con la torre campanaria staccata. Dedicata ai Stanislao e Ladislao, anche questa eretta su un luogo sacro ai pagani, la basilica attuale neoclassica è della fine del Settecento.

La facciata bianca con le colonne è sormontata da tre statue, Sant’Elena della Croce, San Casimiro e San Stanislao
mentre l’interno è alquanto sobrio, con moltissimi quadri, il grande organo e la cappella dedicata a San Casimiro.

Un po’ fredda, con tutto il bianco che si confonde con il cielo grigio, la Cattedrale è solo una delle tante chiese di Vilnius che rendono unica questa città.

Info http://www.vilnius-tourism.lt/en/
Foto di Sonia Anselmo

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