Quartiere ebraico a Praga, ricordi, misteri e art decò

Il vecchio cimitero, con le pietre scurite dal tempo, emana un fascino misterioso. Dietro quelle alte mura,
i cancelli e le porte della sinagoga Klausen, riposa il passato e si rivelano alcune leggende legate alla Praga più esoterica e magica.

Tutt’intorno il quartiere ebraico risplende al sole, con le folle che lo visitano a tutte le ore del giorno
e della notte in tour guidati sulle orme di Kafta, del rabbino Low e del mitico Golem.

Il quartiere ebraico è una delle zone più visitate di Praga, in pieno centro, a pochi passi dalla Staromestské Namesti. Anzi la piazza e la strada parallela dello shopping di lusso, Parizka, sembrano gli ideali confini, mentre dall’altro lato si arriva al ponte Chechuv e alla Moldava.

E’ il cuore di Josefov, l’antico ghetto, trasformato nei secoli. In mezzo tanti palazzi ricchi di dettagli e meraviglia, d’epoca liberty, che rispecchiano un’altra caratteristica di Praga, quella di essere una meta Art Nouveau.

Furono costruiti in questo stile dopo che con l’avvento dei mezzi di trasporto pubblici, metro e tram, fu necessario cambiare il volto alla città. Così sbucarono atlanti, cariatidi, muse, decori sulle facciate degli edifici, rendendo il quartiere ebraico un esempio architettonico e artistico unico e prezioso, oltre che affascinante.

Ma la memoria continua a vivere imperterrita. Nella Vecchia-Nuova Sinagoga, nel cimitero, nelle opere del rabbino, nelle grandi piazze, nelle sinagoghe più recenti e nel curioso monumento a Kaftka.

Gli ebrei e Praga condividono una lunga storia fatta di commerci, interessi politi e di potere, di correnti spirituali, di uomini d’affari e artisti celebri.

Sin dal X secolo, quando il mercante Ibrahim Ibn Jàkub descriveva Praga come una città di pietra e calce, l’insediamento ebraico era sua parte integrante.

I primi mercanti apparsero nei dintorni del Castello di Praga e vicino al guado che all’epoca univa
le rive della Moldava. Proprio qui nel XI secolo iniziò a svilupparsi la comunità ebraica e nel XIII secolo
il re boemo Premysl Otakar II la pose sotto la tutela giuridica, in modo che gli ebrei praghesi rimasero sotto la giurisdizione reale diretta per molti secoli.

L’odierno quartiere ebraico nel Medioevo si sviluppò intorno a due centri, la Scuola Vecchia, oggi Sinagoga Spagnola, e la Sinagoga Vecchia -Nuova, ancora ora l’edificio più antico della zona. Ma già sotto il regno di Carlo IV, così fondamentale per lo sviluppo di Praga, avvenne uno dei pogrom più vasti d’Europa. Il ghetto sopravvisse e durante il XVI secolo ebbe un periodo d’oro grazie ai commercianti e ai banchieri, legati alla corona asburgica.

In questo periodo, tardo Cinquecento, lavorava e agiva uno dei più importanti pensatori ebrei, il famoso rabbino Jehuda Löw ben Becalel. Figura carismatica, lo studioso è legato a molti miti misteriosi, come il Golem, il gigante creato dall’argilla per proteggere il ghetto dai soprusi esterni e per svolgere i lavori più pesanti al suo interno.

Il Golem ubbidiva solo il suo creatore Low, ma un giorno cominciò a distruggere tutto quanto gli stava intorno e il
rabbino fu costretto a fermare per sempre la sua furia. Si dice che lo ritrasformò in polvere d’argilla, ma secondo
una leggenda l’essere artificiale è nascosto nella soffitta della Sinagoga Vecchia-Nuova, dove per volere del
rabbino furono distrutte le scale d’accesso, in modo da rimanere inaccessibile.

Oggi la soffitta è vedibile solo dall’esterno, ma la leggenda del gigante, creato con i quattro elementi dalla natura e con procedure che sanno di esoterismo e alchimia nella Praga magica, rimane sempre presente nel quartiere ebraico e accende la fantasia dei visitatori.

Nel corso dei secoli l’aspetto di Josefov mutò più volte, tra pestilenze, incendi, decreti di espulsione, ma anche con riforme illuminate, che permisero agli ebrei di svolgere professioni fino all’ora proibite, di studiare all’università e di emanciparsi.

Gli ebrei cominciarono a lasciare il quartiere, mandandolo in rovina. A Praga a fine dell’Ottocento, iniziarono
i nuovi progetti urbani e la radicale ricostruzione: è per questo che oggi è difficile trovare per le strade del quartiere ebraico edifici originali del Medioevo, rinascimentali o barocchi.

Josefov fu completamente trasformato, i suoi vicoli originari furono demoliti e sostituiti da viali ampi,
con lo stile eclettico dell’Art Nouveau, mentre molti ebrei si stabilirono anche in altre zone della città.

Durante la seconda guerra mondiale, subirono anche loro le deportazioni naziste e nonostante tutto il quartiere
non venne distrutto, anzi è rimasto lì’, insieme alla varietà storica di Praga, a ricordare la presenza ultra millenaria degli Ebrei.

Cuore ideale dell’attuale quartiere ebraico, è la sinagoga Vecchia Nuova, il monumento più antico di Josefov, oltre
ad una delle sinagoghe conservate meglio in Europa.

Viene utilizzata da più di 700 anni come sinagoga principale della comunità: costruita in stile gotico nel XIII secolo, in origine era chiamata Nuova o Grande ma solo con la nascita di altri templi divenne Vecchia- Nuova.

Secondo un’altra ipotesi il suo nome deriverebbe da una leggenda ebraica: si racconta che per la sua edificazione
gli angeli portarono le pietre angolari del Tempio di Gerusalemme distrutto alla condizione che sarebbero state restituite non appena questo fosse stato ricostruito.

Nella Sinagoga hanno operato molti rabbini importanti per Praga, come appunto Low, il creatore del Golem, o come Ezechiel Landau, illustre letterato e fondatore di scuole.

Dalla Vecchia Nuova Sinagoga parte una curva stradina, piena di bancarelle di souvenir, che conduce al Vecchio cimitero, alla barocca sinagoga Klausen e alla Sala delle Cerimonie, questi ultime due ospitanti il museo delle Tradizioni Ebraiche.

Il cimitero, a cui si accede tramite la sinagoga Klausen, si apre agli occhi dei visitatore con le sue 12 mila lapidi erose dal tempo e con un’atmosfera sacra e molto commovente. Qui venivano sepolti gli ebrei sino al 1787, quando per ordine di Giuseppe II furono proibite ulteriori inumazioni, entro le zone abitate, per timore della peste. Così il luogo di sepoltura si trasferì nella collina di Zizkov, nel Nuovo Cimitero dove si trova anche la tomba di Kafka.

Il grande scrittore, però, è presente nel quartiere ebraico: nacque qui, in un casa all’angolo con via Maiselova e Krapova di cui oggi del vecchio aspetto resta pochissimo. Ma è una singolare statua equestre in bronzo ad attirare i suoi estimatori: all’angolo di una rotatoria di Via Dusni, in un piccolo giardinetto curato, Franz sta seduto sulle spalle di una figura senza testa, una sorta di vestito vuoto, senza corpo. Il tutto è ispirato al racconto Descrizione di una battaglia.

Dietro, accessibile tramite una stradina immersa nel verde, si erge la Sinagoga Spagnola: costruita in stile moresco nel 1868 al posto dell’antica Scuola Vecchia, ha anche gli interni ispirati ad un’alhambra e vi sono conservati molti argenti cerimoniali ebraici.

Altro luogo importante, proprio sull’asse portante del quartiere ebraico, che prende il suo nome, è la sinagoga Maiel, un grande edificio rinascimentale che durante la Seconda Guerra Mondiale fu usato come deposito di oggetti di culto provenienti dalle comunità ebraiche di Boemia e Moravia, annientate dai nazisti: per questo oggi è sede di una dell più importanti collezioni di oggetti ebraici al mondo.

Da qui è facile immergersi nelle strade, passeggiando sull’acciottolato e ammirando i palazzi liberty. Tra negozi originali, come quello dedicato solo agli orologi, caffè e ristoranti kasher di tendenza, le bancarelle di souvenir, l’atmosfera del quartiere ebraico è accattivante, alimentata dalle leggende, dalla memoria e dal fascino senza tempo di Praga.

Info: www.czechtourism.com
www.prague.eu

Foto di Sonia Anselmo, www.czechtourism.com www.prague.eu
In collaborazione con www.czechtourism.com

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