Il vento scuote le palme, la sabbia a riva e le onde del mare, mentre le nuvole si addensano all’orizzonte. La leggera brezza dona refrigerio a Grand Bahama, così come i brevi temporali pomeridiani. E’ tutto molto mutevole nella quarta isola per grandezza delle 700 che compongono l’arcipelago delle Bahamas, la più a nord: il cielo, il mare dalle mille sfumature d’azzurro, i colori della vegetazione, tra gli arancio, i rossi e i rosa accesi degli ibiscus.
Grand Bahama ha un’immagine da cartolina, da scenario paradisiaco sognato e desiderato, da vivere almeno una volta nella vita. La realtà, però, è ben diversa.
Basta andare nell’entroterra e abbandonare la costa sud e si viene colpiti dalla visione di alberi secchi a perdita d’occhio, silenziose e fragili testimonianze del passaggio dell’uragano Dorian che nel settembre 2019 ha distrutto tutto, vegetazione, case, la città di Freeport, la barriera corallina.
La furia devastante ha attaccato le punte dei pini, seccandoli completamente, insieme all’acqua salata stagnante per quattro giorni: a distanza di anni, sono ancora lì, impossibili da
bruciare come legna perché la resina, mista al sale, è diventata tossica, si aspetta che cadano da soli, intanto la natura inflessibile continua la sua strada facendo nascere sotto i tronchi morti le palme, le uniche che resistono in questo mix di acqua e sole.
Dopo l’uragano, molte case, hotel, negozi, strutture sono stati abbandonati e chi ha potuto
è andato via da Grand Bahama. Si nota girando per le strade tipicamente americane, larghe,
di Freeport, una cittadina dai palazzi bassi, compresi quelli istituzionali come il municipio
o le poste, le chiese delle varie religioni e villette dai colori pastello, con i giardini e le auto parcheggiate davanti.
L’unico edificio diverso è una sorta di castello, in realtà la residenza del proprietario
di un famosissimo fast food e altre catene di ristoranti mordi e fuggi, partito con nulla da Gran Bahama e andato alla conquista del mondo, per poi crearsi questo buon ritiro nell’isola natia, dedicato alla memoria della moglie.
Ai margini di Freeport, con il suo piccolo ed efficiente aeroporto internazionale dove per tutta l’estate atterra il volo diretto della Neos da Malpensa, c’è Port Lucaya, un insieme di casette celestine, una specie di villaggio commerciale dedicato ai negozi di souvenir e all’artigianato. Anche questo di mattina ha un’aria desolata, quasi deserta: dopo le 17, quando i negozi chiudono, si anima con i ristorantini e i locali. Ma mai vivace come un tempo, quando qui c’era uno degli hotel più frequentato dai turisti, in fondo vicino al faro.
A Grand Bahama c’è un prima e un dopo l’uragano, che fece quasi tre milioni e mezzo di dollari di danni solo sull’arcipelago.
Il dopo Dorian è un accenno di rinascita nel nuovissimo museo marittimo a Port Lucaya, il
Bahams Maritime Museum. In una tipica costruzione a due piani color pastello, aperto nel 2022 grazie alla Allen Exploration, una fondazione di due coniugi statunitensi appassionati dell’arcipelago, è un piccolo e interessantissimo sguardo sulla storia e la cultura locale.
Le giovani guide entusiaste portano a scoprire la popolazione nativa di Grand Bahamas, i Lucayan, tra ricostruzioni, foto e pannelli, oltre agli orrori della tratta degli schiavi che ha interessato l’isola, le avventure dei pirati e una breve panoramica sugli animali marini di queste acque. La
parte, però, più interessante riguarda il ritrovamento di un galeone spagnolo che naufragò il 4 gennaio 1656 al largo delle isole settentrionali, mentre trasportava a Siviglia un tesoro d’oro, monete, monili, lingotti d’argento, oggetti quotidiani e quant’altro.
La Nuestra Señora de las Maravillas faceva la spola tra il Sud America e la Spagna, armata di 36 cannoni di bronzo e quella tragica notte ebbe uno scontro con la nave ammiraglia della flotta spagnola per un errore di navigazione: trenta minuti dopo la collisione la Maravillas colpì violentemente la barriera corallina e affondò, morirono 600 persone.
Al museo di Grand Bahama, oltre al modellino del galeone, si trovano alcuni degli oggetti recuperati sott’acqua: tra gli altri, una splendida catena d’oro massiccio, piatti di portata, oggetti di proprietà del capitano, come pipe e alcuni grandi lingotti di argento che erano la merce principale da trasportare dall’Ecuador della Maravillas.
Il relitto è una testimonianza unica sul Seicento, l’epoca d’oro della Spagna, sul regno di Filippo II e sulle rotte transoceaniche. Molti oggetti che trasportava il vascello sono ormai fusi con la barriera corallina, ma quelli che sono stati recuperati nel relitto sono ancora allo studio: al museo, una finestra si apre sulla sala dove gli archeologi sono al lavoro per ripulire i cannoni e i fucili trovati in fondo al mare. (www.bahamasmaritimemuseum.com/)
Un’altra attrazione interessante a Grand Bahama è il Coral Vita, una sorta di vivaio di coralli e centro didattico su flora e fauna marine delle isole. Si trova vicino al Garden of The Groves, un parco su una collina tra piccole cascate, uccelli e farfalle.
A Gran Bahamas è proprio la natura a richiamare ancora i turisti, soprattutto americani, per una vacanza adatta a tutti, dalle famiglie con bambini agli sportivi.
I resort sono pochi, come il Bravo Viva Fortuna Beach by Wyndham. Nel villaggio della catena statunitense Wyndham Hotels & Resorts una settantina di stanze sono affidate all’Alpitour, insieme all’animazione, con un team esperto, con spettacoli e ballerini di altissimo livello e una biologa
marina che accompagna nelle escursioni, e all’assistenza tipicamente italiana, sempre
presente e costante: sono queste tre caratteristiche a fare la differenza, altrimenti sarebbe anche quello un residuato pre uragano, con cibo, gestione e inclinazione per il turismo di massa nordamericano. In fondo, Grand Bahama è vicinissima alla Florida, a meno di 200 km da Miami, con un traghetto che collega Freeport con Fort Lauderdale.
La lunga spiaggia di Fortuna è uno dei punti di forza del villaggio resort. A poca distanza, a quasi due chilometri, raggiungibile anche con una passeggiata sull’arenile, c’è una delle meraviglie di Grand Bahama: la Banana Beach, una lingua di sabbia bianca che appare con la bassa marea e si va a incuneare nel mare cristallino, tra disegni sull’arenile, arcobaleno che si staglia nel cielo con i gabbiani, possibilità di fare kitesurf. Appena torna l’alta marea questo lembo bianco sparisce sotto l’acqua. Un gioco della natura che lascia sempre stupiti.
Un’altra bellezza naturale di Grand Bahama è la spiaggia dove è stato girato “Pirati ai Caraibi”. Johnny Depp versione corsaro non c’è sulla Gold Rock beach, ma l’impatto con la sabbia bianca che rende l’acqua trasparente e poi avio, celestino, acquamarina, turchese, cobalto, è di quelli mozzafiato.
Prima di arrivare in spiaggia, si attraversa uno degli ecosistemi di Grand Bahama: il Lucayan National Park è un insieme di foreste di pini, mangrovie e grotte sottomarine, da visitare comodamente su una lunga passerelle di legno.
A Grand Bahamas, poi, c’è la possibilità di nuotare con le tartarughe marine. Per farlo, si va a Paradise Cove, un’insenatura con un sottile spiaggia e molta acqua trasparente, ricca di alghe, fino ad arrivare vicino alla barriera corallina.
Facendo snorkeling ci si imbatte nelle pacifiche tartarughe, abituate all’umano con maschera e pinne, che continuano la loro vita come niente fosse, mentre chi le vede viene colto dall’emozione.
Paradise Cove è pieno di pesci e una parte della barriera, quella più vicina a riva, che ha subito danni dall’uragano, è stata ricostruita con alcuni massi bucati, per creare le grotte per i pesci, che apprezzano l’intento. Al chiosco della spiaggia, ci sono gli istruttori sub che possono accompagnare nell’escursione in acqua e si possono assaggiare i piatti tipici delle Bahamas, in particolare il conch, un mollusco dalla grande conchiglia rosa, che viene proposto in ottime frittelle, grigliato o in insalata.
Vicino a Paradise Cove, si può anche provare l’ebbrezza di un bagno con i maialini. Da quando si è sparsa la voce di un’isola dove vivono solo questi animali, probabilmente abbandonati lì durante un naufragio o lasciati da qualche contadino che scoprì che amano nuotare, entrare in acqua con i maiali è diventata un’attrazione famosa per i turisti a Grand Bahama, dove racimolare molti soldi.
Infatti, vederli uscire da un recinto sulla spiaggia, dare loro spiedini di frutta e osservarli muoversi in acqua, è diventato un business lucroso e si trovano altri luoghi, come anche vicino al resort sulla Fortuna Beach, dove ammirarli. In fondo, è un’altra caratteristica di Grand Bahama, destinazione ideale per gli amanti della natura, delle spiagge con le palme e il mare cristallino.
Info:
www.bahamas.com/it
www.alpitour.it/bravo
Foto di Sonia Anselmo, Silvia Marchini, Costanza Signorini
In collaborazione con Novevie Travel Firenze, https://www.novevietravel.it/
Si ringrazia www.bahamas.com per l’assistenza in loco
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