I getti delle fontane salgono verso il cielo, le lanterne rosse fanno capolino dai tetti, il pavimento a scacchi cambia colore appena ci si passa sopra, le ragazze vestite in modo tradizionale si fanno fotografare con la Pagoda come sfondo. Xi’an di notte è uno spettacolo di luci e magia.
L’antica capitale imperiale, con un’età di oltre 3100 anni, rappresenta la Cina nuova, quella proiettata verso il futuro, ma senza perdere l’identità propria e la storia. Anzi, puntando tutto sulle radici, sul passato remoto, su una cultura millenaria, trascinandoli verso l’avvenire.
E’ un’impressione che si deduce subito tra le strade di Xi’an illuminate. E’ negli abiti ricamati, nelle pettinature grondanti pendagli e ciondoli, nei ventagli trasparenti delle ragazze sorridenti, magari con le scarpe di ginnastica ai piedi e l’inevitabile telefonino in mano. E’ nelle mura imperiali tutte impreziosite da decori di luci. E’ negli spettacoli che raccontano leggende con effetti tecnologici. E’ nei draghi appollaiati ovunque, su pilastri di luce, sulle balaustre, dove meno te li aspetti. E’ nel tramandare l’arte della calligrafia e della pittura, magari usando inchiostri di ultima generazione e ritraendo soggetti contemporanei oltre agli uccelli e fiori.
E’ la Cina che non ha venduto la sua anima né la sua identità per pochi spiccioli di futuro, globalizzazione e omologazione.
In tutto questo Xian ne rimane il cuore, molto più di Shanghai o Pechino. Qui la storia millenaria è tangibile, vive al fianco dei giovani abitanti. Non solo nell’Esercito di Terracotta che richiama migliaia di turisti, la maggior parte cinesi di altre regioni, che peraltro si trova in un villaggio a una 70 di chilometri da Xi’an.
Fondata nel XI secolo a.C., la Porta d’Oriente, come è soprannominata, è stata capitale di tredici dinastie cinesi, tra cui le potenti Qin, Han e Tang, ed è stata il punto di partenza o arrivo della Via della Seta, la rotta commerciale che univa Oriente ad Occidente. Chang’an, come si chiamava all’epoca, fu anche visitata da Marco Polo e da lui raccontata nel “Milione”.
Xi’an è sempre stata una città fiorente, un crocevia tra varie vie commerciali, un centro di scambio tra merci, influenze e culture di molte civiltà. Ai tempi della Via della Seta qui si commerciavano prodotti di tutto il mondo conosciuto, i mercanti con le carovane attraversavano il deserto del Gobi e le montagne dell’Asia centrale prima di fermarsi nella città.
Fu il primo imperatore Qin Shi Huang, colui che volle l’esercito di terracotta a guardia della sua tomba, a trasformare Xi’an nella sua capitale nel Duecento a.C. Poi venne la dinastia Han, che la rese un centro culturale con scuole, biblioteche e accademie dove studiavano i più grandi filosofi del Paese, e infine la dinastia Tang che creò alcuni monumenti tuttora visitabili.
Con un passato così è facile che Xi’an, costruita a scacchiera e con quartieri abitati dai discendenti di coloro che venivano qui per i commerci, come i musulmani, e ci rimasero a vivere, lasci intravedere le sue radici sotto le sfavillanti luci serali.
La forza della Storia e della cultura millenaria si sente quasi respirare alla Piccola Pagoda dell’Oca selvatica. All’interno di quello che era il Tempio di Jianfu, nella parte meridionale della città, è una preziosa reliquia della dinastia Tang, costruita tra il 707 e il 709.
Ottimamente conservata, la pagoda emerge al centro di giardini, palazzi dai tetti decorati in legno, porte e sculture di guardiani, come i leoni, i draghi ma anche le grandi tartarughe simbolo di longevità. Costruita per ospitare le scritture buddiste importate da un monaco dall’India, nei secoli ha sfidato intemperie, devastazioni, incendi ed eserciti, ma è rimasta ancora originale.
Quasi un miracolo, visto che il tempio di cui faceva parte è stato distrutto. Solo un terremoto del Cinquecento la fece accorciare di un paio di metri: la pagoda era alta 45 metri, dopo questo evento è rimasta di 43 metri, con quindici piani. In mattoni rossi, con la base quadrata e l’interno vuoto, ancora calamita gli occhi dei visitatori sorpresi: non è possibile salire, si può ammirare solo da sotto.
Lo spazio intorno è occupato da alti alberi e aiuole di ortensie, è altrettanto interessante ed esprime un senso di pace e tranquillità: un dono che fornisce anche la campana di 800 anni, voluta dall’imperatore Kangxi della dinastia Qing proprio per creare ogni mattina un’atmosfera serena, oltre ai padiglioni in legno, con decori in blu e verde che ricordano le piume dei pavoni, e ai laghetti, che in autunno riflettono il foliage e durante la primavera i ciliegi in fiore.
La piccola pagoda dell’Oca selvatica è l’esatto contrario di quella Grande: se la prima è attorniata di relax, la seconda si trova nel centro vivace di Xian. E’ un luogo santo per i Buddisti perché costudisce preziosi testi sacri. Fu costruita nel 652 sotto la dinastia Tang con cinque piani, anche se l’edificio fu ristrutturato nel 704 sotto il regno dell’imperatrice Wu Zetian e i mattoni del muro esterno dell’edificio rinnovati sotto la dinastia Ming. Oggi è alta 64 metri e domina una piazza a nord, una vasta distesa con le fontane che producono spettacoli di suoni e luci quattro volte al giorno, quotidianamente, tranne il martedì che ci si dedica alla pulizia.
Entrambe le pagode simbolo di Xi’an sono dedicate al monaco viaggiatore Xuanzang, della dinastia Tang: era andato a studiare in India dal 629 al 645 e al suo ritorno in Cina volle far costruire strutture simili a quelle viste lì, per custodire i testi e le statue sacre di Buddha che aveva acquisito durante il suo soggiorno. Sono chiamate dell’Oca selvatica perché secondo una leggenda fu proprio questo uccello a indirizzare la via al monaco, volando sulla sua testa e accompagnandolo, quando si perse durante i suoi pellegrinaggi in India.
Il mito del monaco è raccontato anche in una delle installazioni colorate, con la rappresentazione delle persone e degli animali che incontrò nel suo viaggio, nel viale pedonale di Xi’an: un lungo percorso pieno zeppo di fontane, statue di riproduzioni dell’esercito di terracotta e degli imperatori, compresa l’imperatrice e i suoi concubini, lanterne rosse, fenici e draghi, un enorme distributore di bevande alla spina, street food e souvenir. Sarà pure finto e pacchiano, oltre che maestoso, ma esprime proprio questa caratteristica della Cina di oggi, rimanere se stessa, con le basi ben piantate nelle radici millenarie, adeguandosi alle tecnologie e alla contemporaneità.
Proprio come la Torre della Campana, un tempio con campana gigante su un angolo, che emerge in una piazza rotonda super trafficata nel cuore di Xi’an, in un contrasto tra mondo antico e velocità moderna. O come le mura che si estendono per 14 chilometri, a chiudere il centro storico cittadino, dove non si possono costruire grattacieli né abbattere le vecchie casette: i camminamenti in alto si possono percorrere a piedi o in bicicletta, mentre ad ogni ora del giorno e della notte, nei giardini che scorrono alla base, si vedono persone impegnate a fare Tai Chi o jogging.
Anche se dal Trecento Xi’an non fu più capitale, a favore di Pechino, non ha mai perso la sua
prosperità come centro artistico, culturale e commerciale. Ne sono una testimonianza le scuole di calligrafia, dove si va ad imparare i segni degli ideogrammi, della raffinata pittura sulla seta, e persino negli spettacoli con le rievocazioni storiche come quella sulla Imperatrice Wu Zhao, unica donna a salire sul trono e fondare una propria dinastia: rivive tra musica e costumi sfavillanti, strumenti antichi e scenografie efficaci. Senza dimenticare che Xi’an è famosa per la sua cucina elaborata e influenzata dai mercanti della via della Seta, in particolare da assaggiare è il banchetto di ravioli al vapore con ogni genere di ripieno, dalla carne ai gamberi, passando per la zucca e i fagioli rossi, sia dolci che salati.
Il tutto mentre le luci della sera cominciano a decorare i merli e le torri, le piazze e i grandi viali, mentre le ragazze escono in motorino con i vestiti delle dinastie imperiali, le lanterne rosse scendono dai tetti e le balaustre con i draghi ricamano i monumenti. Ed ecco Xi’an rivivere i millenni con un occhio al futuro.
Info:
www.turismocinese.it
Foto di Sonia Anselmo e Silvia Marchini
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