Il drago e la pioggia della Baia di Ha Long

Piove sulle rocce, sulle piante, sulle isolette. Le nuvole basse e scure sembrano volersi tuffare nell’acqua
verde. La bandiera è un punto rosso sventolante nel grigio che la circonda. Quando il sole fa capolino è uno
squarcio di luce sulle piccole insenature, tra le apertura delle grotte e sulle polene dorate.

Chissà cosa pensa il drago che vive in questo angolo di paradiso di questa giornata così. Non sarà spettacolare come ci si aspetta, ma il cielo cupo e la pioggia insistente sembrano donare un tocco di mistero a quello che è già un incanto.

La baia di Ha Long è uno di quei luoghi sognati, dipinti, immaginati, attesi. Un luogo dell’anima più che un posto
tangibile, anche se lo è ovviamente. Non a caso le duemila e più isolette sono uno dei Patrimoni Mondiali dell’Umanità per l’Unesco.

Non ci sono più le antiche e suggestive giunche a solcare le acque con le loro ampie vele, non c’è più l’atmosfera portata sullo schermo dal film “Indocina”. Chi l’aspetta rimane certamente deluso. Ma è un attimo, perché la bellezza naturale ripaga occhi, cuore e cervello.

Le tipiche giunche dei pescatori che vivono nella baia sono state tolte, sostituite per motivi di sicurezza da tantissimi hotel galleggianti. Tutti con il loro bel drago dorato a prua, la bandiera vietnamita a poppa e il suo carico di visitatori in crociera. Sono veri e propri alberghi sull’acqua, dotati di ogni confort, intrattengono la gente con lauti pranzetti e l’accompagnano a fare le escursioni.

I turisti sono tanti e infatti si rischia di fare lunghe file in ogni destinazione. Ma non importa, non ci si fa caso quando si è presi dalla suggestione che scaturisce da questa insenatura a 165 chilometri ad est da Hanoi, non lontano dal confine con la Cina.

Come tutto il Vietnam porta con sé storie di guerre e pace, di forza e gentilezza, di verità e di miti. E di leggende: qui si dice che le isole e gli scogli della baia furono creati dalla coda di un drago serpeggiante. Ha Long significa infatti “il dragone che discende”. Il drago era una mamma, chiamata dagli Dei ad aiutare il popolo vietnamita a salvare la propria terra dagli invasori cinesi, si portò dietro i suoi cuccioli e insieme costruirono sputando dalla bocca sassi una sorta di muraglia invalicabile, poi i figli si dispersero e lei scese nel fondo del mare. Senza saperlo, questa fantastica creatura diede vita ad uno delle meraviglie del mondo.

Oggi i draghi sono disegnati ovunque sulle navi che solcano le acque e osservano silenziosi le emozioni dei visitatori. Una lenta navigazione fa scoprire dal ponte della nave scogli, faraglioni calcarei, piccole insenature, vegetazione tropicale. Anche spiagge: in una bella e attrezzata si fa la prima tappa, chi vuole può anche fare il bagno nelle acque limpide, ma soprattutto può affrontare la ripida salita e arrivare in cima all’isola per godersi un panorama unico su tutta la baia.

Ma con la pioggia, i gradini sono scivolosi e pericolosi, quindi non resta che accontentarsi di un tuffo veloce e un giro sulla sabbia. Meglio va alla seconda tappa di questo tour speciale: si scende dalla nave
albergo per infilarsi in barchette a remi guidate dai pescatori o si pagaia nelle canoe.

Si costeggiano i fianchi delle rocce, in un lungo cayon che risalta di verde ovunque, fino ad entrare in una stretta apertura che porta ad una grotta nera e buia, con i pipistrelli sospesi in alto, e sullo sfondo un’altra entrata. Sbuca in un grande lago, tranquillo e magico, con i riflessi che danzano sull’acqua verdissima. Si fa il giro e si riprende il percorso attraverso la roccia, mentre la sera cala e la pioggia continua a battere.

Ci sono tante escursioni da fare, adatte a tutti i gusti, per gli sportivi che voglio scalare le rocce o praticare snorkeling, per chi vuole gustarsi in silenzio questo paradiso e cercare di dare un nome agli scogli a seconda della forma, un po’ come si fa con le nuvole, per chi va alla scoperta dei villaggi galleggianti dove ancora vivo i vietnamiti o delle fabbriche delle perle, famose ed esportate in tutto il mondo.

Sono le grotte, però, a farla da padrone nelle visite: c’è quella del Palazzo celeste e quella della Sorpresa, venerata dai vietnamiti per la forma fallica di uno scoglio, simbolo di fertilità, c’è quella dei Tamburi,
dove il vento gioca con le rocce e tira fuori una sorta di percussioni ancestrali.

Quella da non perdere però è la Grotta di Đầu Gỗ, la Grotta delle Meraviglie, una delle più grandi della baia. Fu scoperta da esploratori francesi nel XIX secolo ed un intricato percorso di stalattiti e stalagmiti. La salita è lunga e affollata di gente, per una volta la pioggia ha smesso di battere e le soste lungo i gradini che portano all’ingresso rivelano un panorama mozzafiato.

Un attimo, una foto, un pensiero e subito dietro in fila agli altri negli stretti passaggi tra le rocce per arrivare alla prima caverna: hanno messo le luci che creano effetti speciali sul calcare. Sono ombre che balenano intorno, lasciando senza fiato per la bellezza. Un altro stretto passaggio conduce a quella che è la grotta
principale e lì si capisce perché l’abbiano chiamata delle “meraviglie”: ovunque si giri, la natura ha giocato con la pietra, l’ha modellata in opere d’arte originale quasi a voler emozionare il piccolo umano che percorre questi sentieri dentro la terra.

Una volta ritornati a rivedere le stelle, pardon, la pioggia, un’altra terrazza ricorda che questa è sempre la baia di Ha Long. Le barche sono pronte a riportare i visitatori a loro hotel gallenggianti mentre i pescatori offrono calamari e altre risorse del mare. Si riprende la rotta verso l’imbarcadero, le nuvole sempre basse e grigie, ma il cuore pieno di suggestione per aver ammirato una delle meraviglie del mondo.

Info: www.vietnamtourism.com

Foto di Sonia Anselmo

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