Gyeongju e il tempio di Bulguksa, angoli antichi di Corea

Le lanterne si muovono all’unisono alla leggera brezza, lanciando bagliori di fucsia, rosso, giallo, blu e verde,
mentre le strisce votive di carta appese come fili bianchi sotto di loro sembrano trasportare i desideri delle persone verso qualcosa di divino.

La suggestione al tempio di Bulguksa, a Gyeongju, è molto forte. Si respira l’aura mistica dell’Asia, qualcosa di ancestrale e puro, incontaminato ed eterno.

Intorno allo splendido parco non ci sono i grattacieli moderni o le luci delle strade della Corea proiettata nel presente e nel futuro. Qui rimane un angolo del passato, delle tradizioni, della religione antica, di questo legame forte tra natura e l’anima umana.

Gyeongju e Bulguksa sono un mondo magico e unico che cattura il visitatore, complici le tantissime lanterne a forma di loto, che poi simboleggia Buddha, poste sotto i portici e le tettoie che si rincorrono nel cortile del tempio
più grande. Sembrano, con le loro tavolette di carta penzoloni, il passaporto per un viaggio verso qualcosa di più elevato, quasi un biglietto d’entrata per la spiritualità.

Quelle fucsia con il bordo verde, a ricordare le foglie del loto, si rincorrono tutt’intorno al cortile, quelle rosse, gialle, smeraldo e azzurre sono poste in fila ordinata sotto i gazebi davanti alle varie strutture. Tutte creano macchie dai colori sgargianti, arricchiti dal viola, dal rosa e dal bianco delle numerose piante fiorite
poste in ogni angolo e intorno alle scale del tempio. La grande scalinata, preservata al passaggio umano, è
composta da 33 gradini in pietra a simboleggiare i passi verso l’Illuminazione.

Bulguksa è chiamato il tempio del paradiso, non è difficile capire il perché. Già passando la prima porta del giardino, con i guardiani divini in lotta trionfante con il male, si sente un senso di pace, amplificato dalla
malia della vista del lago con gli alberi dai rami, ciliegi e pini, a sfioro dell’acqua, la piccola cascata.

Addentrandosi nel bosco fino al tempio vero e proprio l’incanto continua. Dopo una salita, si accede al cortile principale, da qui altri cortili, come una matrioska, altri giardini, altre lanterne, altri edifici altre suggestioni.

Come le due pagode poste davanti alla piccola scalinata che fa entrare nella Daeung Jeon, la “sala della grande illuminazione”, il cuore sacro di Bulguksa: sono Seokgatap, in pietra e in stile tipicamente coreano, risalente all’VIII secolo, e Dabotap, con moltissime decorazioni, alta 10,4 metri e raffigurata sulle monete da 10 won.

Ma sono tantissimi i dettagli che non sfuggono durante una visita a Bulguksa: le decorazioni a forma di fiore,
gli intagli, le statue di Buddha, i draghi colorati sotto il soffitto, il tamburo rituale sulla groppa di una tartaruga, i battenti delle porte con maschere grottesche.

Il complesso risale al periodo compreso tra il 528 e il 774, voluto dalla dinastia Silla, uno dei tre regni
più importanti della Corea, e oggi è una delle mete più amate dai visitatori, oltre che Patrimonio dell’Unesco.

E’ il centro vitale di Gyeongju, millenaria ex capitale della Corea. Oggi è una vivace cittadina con una strada principale piena di ristoranti, boutique, caffè, gelaterie che propongono coni con le foglie d’oro commestibili, pasticcerie dove assaggiare il pane di Gyeongju, un piccolo dolcetto a forma di fiore con all’interno una crema di fagioli rossi, e costruzioni tipiche.

E’ circondata da risaie e da grandi collinette artificiali: sono i 23 tumuli dei re Silla, antiche tombe
che devono ancora svelare molti segreti agli archeologi e che finora hanno rivelato oggetti d’oro, ma che sono
ammantate da un sacro rispetto e da solennità. Tra loro anche Cheomseongdae, una torre cilindrica, uno dei più storici osservatori astronomici della Corea, risalente al VII secolo.

Di notte, poi, Gyeongju mostra altri aspetti carichi di suggestione. Come il Palazzo di Donggung, residenza di corte per l’estate e per le feste, e il laghetto di Wolji, anche noto come Anapji: uno stagno circondato da alberi con tre edifici costruiti sull’acqua che di sera vengono illuminati con un sapiente gioco di luci e ombre, in un vortice di romanticismo e bellezza.

Anche i dintorni di Gyeongju indicano il glorioso passato. Come al tempio Golgulsa, incastonato in una montagna
con un Buddha scolpito nella roccia. Il tempio fa parte di una struttura, Temple Stay, gestita dai monaci dove si
può passare una giornata tra dimostrazioni di tiro con l’arco e di Sunmudo, un’arte marziale tipica, lezioni di yoga e meditazione, oltre che a un pranzo frugale vegano (e a lavarsi i piatti da soli) e una serie di 108 prostrazioni rituali. Esiste anche la possibilità di soggiornare negli appositi edifici, ma il tutto più che un calarsi nella realtà spirituale di un monastero, sembra essere una trappola per turisti. (https://eng.templestay.com/temple_info.asp?t_id=d-kumkang).

Meglio va con la visita al Yangdong Village, il più grande villaggio tradizionale preservato della Corea con le case con il tetto di paglia, abbarbicate sulla montagna e dai cortili ricchi di fiori. Sono tuttora abitate, ma la sensazione è che siano solo una risposta al volere dei turisti (https://english.visitkorea.or.kr/enu/ATR/SI_EN_3_1_1_1.jsp?cid=804281)

Alla fine è proprio Gyeongju con i suoi templi, i tumuli, gli edifici sull’acqua a rendere al meglio il passato millenario della Corea.

Come arrivare: la Corea è più vicina all’Italia di quanto si immagini. Asiana Airlines collega Roma e Venezia a Seoul con più voli diretti alla settimana, tutti effettuati con aeromobili comodi persino in economy class. Info https://flyasiana.com/

Info: http://english.visitkorea.or.kr/enu/index.kto

In collaborazione con www.megatour.it e flyasiana.com
Foto di Sonia Anselmo e Silvia Marchini

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