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Emanuele Bosi, nuvole rosse su Tunisi

Un viaggio che mi è rimasto nel cuore è quello che ho fatto qualche anno fa in Tunisia. Abbiamo girato parecchio, dalle città fino al deserto del Sahara. Era un viaggio organizzato con un pullmino: nelle zone più remote c’è bisogno di una guida locale o di un autista, altrimenti rischi di perderti. Non ci sono strade asfaltate nè indicazioni, che al limite sono, logicamente, solo scritte in arabo. Il nulla per chilometri: qualche pneumatico lasciato a terra che per noi non significa niente, ma per chi conosce il percorso vale come un segnale. Mi sono rimasti impressi molti luoghi davvero magici. Come le montagne granitiche dove sono state scavate alcune caverne: un alveare dove ogni finestra corrisponde a un’abitazione. Si trovano nell’entroterra tunisino, le caverne sono a cinquanta metri d’altezza e sono collegate tra loro con tunnel scavati nella roccia. Hanno le scalette per accedervi: purtroppo non siamo entrati a visitarne una, sono di tribù ancora poco aperte ai turisti. Dentro casa, hanno una sorta di enorme mortaio dove macinano il grano per il couscous e una pressa per sbriciolarlo. Sembra di essere rimasti agli inizi del Novecento.

Un’altra località che mi ha colpito è stato il lago salato, lo chott: una pozza d’acqua con tutto intorno il sale che si accumula. Un paesaggio insolito, quasi lunare. Ma sicuramente quello che lascia senza fiato è il deserto. Lo sguardo si perde e non ci sono punti di riferimento, solo dune. Ho visto anche un’oasi: è surreale, perchè sbuca dal nulla. Ricordo i ragazzi del posto che salivano e scendevano sul fusto delle palme per prendere i datteri che poi ti offrivano: erano velocissimi a scalare la corteccia. Ho anche fatto un giro sul cammello. In Tunisia ho mangiato molto couscous, kebab e ho assaggiato la carne di cammello che non mi è piaciuta perché molto aspra. Un giorno ero affamato e assetato, perché la bottiglietta d’acqua che mi portavo dietro era ormai calda, e quando ho visto un tunisino con una montagna di pane in mano non ho resistito: ho comprato un paio di forme, nonostante le mosche che ci ronzavano sopra e il sole cocente che le aveva abbrustolite, e le ho mangiate. Sono stato malissimo!

Sono stato un incoscente, ma la fame era tanta! Anche nelle città si respira un’aria inquinata: le auto usano ancora la benzina con il piombo e le polveri sottili aggrediscono il respiro e ti fanno pizzicare il naso. A Tunisi ho visto una tempesta di sabbia: erano vere e proprie nuvole rosse, il cielo si era tinto di rosso, tutto era rosso. Mi ricordo che il parabrezza del pullman era completamente ricoperto e per non diventare rosso anch’io mi sono rifugiato in un supermercato. E’ stata un’esperienza terribile e bellissima. La Tunisia è un Paese viscerale e primordiale, diverso dal Marocco, dove sono stato per girare il film “La casa sulle nuvole”. Ci sono rimasto un mese e se non fosse stato per il lavoro, probabilmente non ci sarei andato. Sono Paesi affascinanti, ma completamente diversi da noi per la mentalità, la cultura e il mangiare e starci per tanto tempo per me è stato duro.

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