“Io non mi sposterei mai da Milano, però se devo scegliere una città in cui mi piacerebbe vivere quella è Toronto. Ci sono stato due volte, per suonare, e mi è rimasta nel cuore. Mi ha affascinato perché è una città civilissima, con un alto tasso di tolleranza: basti pensare che è la seconda al mondo, dopo San Francisco, per la più grande comunità gay. È divertente, piena di locali e di vita, ma allo stesso tempo ordinatissima e ligia alle regole. Se ti metti a chiedere l’elemosina, ti arrestano subito. Però se hai bisogno di qualcosa, c’è sempre qualcuno pronto ad aiutarti e i servizi sociali sono perfettamente funzionanti, così come i mezzi pubblici. Non ha le storture del sistema americano né la cultura del cibo fast food dei vicini Stati Uniti. Si mangia bene, anche se non credo esista una tipica cucina canadese. Ho visitato i luoghi più importanti della città, come la Torre: anzi, ho provato il brivido di sdraiarmi sul pavimento di vetro della terrazza panoramica e guardare nel vuoto a 347 metri d’altezza. La persona che mi accompagnava mi ha fatto fare il giro di Toronto e ad un certo punto si è fermato davanti a una casa dicendo che era stata costruita nel 1919: certo, a noi italiani, abituati alla storia di Roma o anche di Milano, non fa effetto, ma per loro che hanno radici meno lontane è un orgoglio.
Nel 2000 ho suonato in un grande parco durante un festival detto “Pic nic”, dedicato alla musica italiana, che in Canada è molto sentita e non solo con i nostri artisti più famosi all’estero. Era la sera della finale degli Europei di calcio, con la partita Italia-Francia, persa poi dai nostri. Io non sono un grande fan della Nazionale, ma in questi casi ci si stringe uno con l’altro. Il pubblico era composto più che altro da italiani della terza generazione, che poi sono una delle comunità più vaste di Toronto. Così eravamo tutti presi dal tifo e quando l’Ialia ha perso ci siamo rifatti con il concerto, mentre i francesi d’origine erano nel parco a sventolare le bandiere. Non oso pensare se fossimo stati in Quebec, francofono, cosa sarebbe successo! Comunque, ci siamo divertiti e ricordo con piacere quella serata. Toronto non mi ha ispirato in particolare qualche canzone, più che altro mi porto nel cuore le persone che ho conosciuto. Altre città che ho visitato come Sarajevo o Mosca hanno lasciato più tracce nella mia musica. Pochi sanno, per esempio, che qualche anno fa, andai a Seoul, in Corea del Sud, per incidere un brano con un artista locale e che ho cantato addirittura in coreano”.