Come si prepara per un viaggio?
Con ansia. No, scherzo, ma in realtà trovo che la preparazione sia propedeutica al godimento del viaggio. Mi preparo spiritualmente, mi informo sui luoghi che devo visitare, ma non compro guide. A me interessano soprattutto le persone che abitano i luoghi e sulle guide le persone non ci sono. Mi piace comunicare direttamente ed è per questo che ho imparato tre lingue: inglese, francese e portoghese. Quest’ultima grazie a mia moglie che è brasiliana.
Cosa non dimentica mai di mettere in valigia?
Purtroppo i vestiti. E dico purtroppo perché in valigia ne metto sempre troppi. Quando vado in Brasile, ad esempio, continuo a portare con me un sacco di scarpe e poi ogni volta mi accorgo che non servono. Ma lo so benissimo, però continuo a portarmele. Penso: “E se poi mi invitano da qualche parte?” E poi ovviamente quando sono lì mi dico: “Ma chi mi avrebbe dovuto invitare?”. In realtà in valigia metto sempre tanta curiosità. Ad esempio dovrò andare fra poco a San Pietroburgo per lavoro, ma farò in modo che non sia solo un viaggio di lavoro, semmai la scoperta di un luogo per me nuovo.
Il viaggio che ricorda di più e che porta nel cuore?
Il primo viaggio che ho fatto in Brasile, nel 1995. Da Rio de Janeiro a San Paolo, con tappe nei posti più piccoli e belli di quella costa come Angra dos Reis e Paraty. La sensazione che ho provato è stata quella di una grandissima libertà. E poi ricordo questo viaggio anche per una ragione più romantica: sul volo di rientro in Italia ho conosciuto la ragazza che sarebbe diventata mia moglie.
La musica che ascolterebbe per rivivere le emozioni di quel viaggio?
La colonna sonora di “Mission”, di Vangelis, che parlava molto di Sudamerica. Ma anche, perché no, quella di “Arancia Meccanica” firmata da Wendy Carlos. Poi non può certo mancare la Bossa Nova di Antonio Carlos Jobim.
Il cibo più particolare che ha assaggiato?
Ne ho provati di tutti i colori, ma ricordo quello che mi è rimasto più indigesto: un cous cous mangiato in Algeria, vicino a Orano. Avevo una fame nera e forse ho esagerato. Poi infatti è risultato duro da digerire.