Un’altra formazione di cui Tucci è co-fondatore e co-leader è l’ Ltc Trio (Lussu, Tucci, Ciancaglini). Il trio ha inciso “Hikmet” nel 2005, con la partecipazione del sassofonista newyorkese Mark Turner e “A different view” nel 2007. Da anni collabora inoltre con tutti i progetti del trombettista Fabrizio Bosso, con il quale ha realizzato, oltre ai dischi con gli High Five, ben sette cd. È inoltre co-leader del Dynamic Trio con Luca Mannutza e lo stesso Bosso. Col trombettista e con Javier Girotto ha dato anche vita al progetto Latin Mood.
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“Inutile dire che le mie bacchette mi hanno portato a girare tutto il mondo, ma sono contento che questa scoperta sia avvenuta per gradi. Un viaggio che dura tutt’ora e che dai piccoli paesini abruzzesi vicino alla mia Atessa, dove mettevamo in scena i primi concerti, mi ha portato fino a New York, su palchi mitici come il Blue Note o lo Smoke, o in Giappone. Ma non posso dimenticare altre tappe come Russia, Indonesia, Londra, dove ho suonato con Mario Biondi al Ronnie Scott’s, o Spagna e Francia. Tuttavia i due luoghi chiave di questa mia lunga avventura intorno al mondo sono senza dubbio quelli che ho citato per primi: New York e il Giappone. Ecco, New York per chi fa jazz è un posto a dir poco fondamentale, che finisce per toccare l’anima e che fa pensare a tutti grandi artisti che hanno suonato nella Grande Mela. Per me, che ho dedicato anche parte del mio lavoro a John Coltrane, è inevitabile pensare ai luoghi dove lui si è esibito e dai quali anch’io ho avuto l’onore di passare. Poi all’opposto geografico c’è il Giappone. Qui ritrovo ogni volta un pubblico che ti aspetta e ti fa capire che ti rivede volentieri. Nella mia carriera questa terra mi ha anche regalato affetti e amicizie, come quella col mio attuale produttore Satoshi Toyoda. Questa è una nazione che sa regalarti veramente quel calore che dal palco aspetti sempre di trovare. Altre esperienze forti le ho provate in Paesi che si stanno avvicinando da poco a una cultura musicale jazzistica, come India e Cina. Qui nonostante la quasi assente tradizione musicale verso questo genere c’è in compenso molta curiosità. A Pechino ad esempio ho trovato gente veramente appassionata e informata, davvero ‘affamata’ di generi musicali lontani dalla tradizione del posto.
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Questi in particolare sono luoghi che mi hanno lasciato molto dal punto di vista umano, a cominciare dall’approccio alla vita, incredibilmente rilassato anche nelle megalopoli più assurde e magari disumanizzanti. E poi un lato al quale non trascuro mai di avvicinarmi nelle mie peregrinazioni in giro per il mondo è quello culinario, visto che anche la tavola fa parte della cultura del luogo che stai visitando. Quindi ovunque sia nel mondo cerco di assaggiare il più possibile il cibo del posto. Cerco in pratica quello che sanno fare meglio, anche perché è inutile pretendere piatti magari più rassicuranti, ma per niente locali. E poi un ultimo ricordo-cartolina lo voglio dedicare al Brasile, Paese che ho apprezzato nelle sue mille forme e anche artisticamente grazie a due album che ho inciso con la cantante Rosalia De Souza. Qui, senza niente togliere ai luoghi che ho già citato, mi sono preso una vera e propria febbre culturale. Sarà perché un musicista non può restare indifferente a tutto quello di prezioso che il Brasile ha prodotto nel campo, con così tanti grandi nomi che nemmeno provo a elencarli, per non tralasciarne qualcuno. Insomma, viaggiare per le tournée alimenta ancora di più la mia curiosità musicale e genera nuove esperienze, spesso così diverse fra loro. Ma il bello è proprio questa mescolanza senza regole, che poi è tipica del mio genere: ecco, io prendo tutto, shakero insieme e verso sul palco e nei cd. Tanto per restare a quello che diceva Louis Armstrong: ‘Se ti chiedono di definire il jazz non riuscirai mai a farlo'”.
Foto: Latitudine X, www.lorenzotucci.com, Giuseppe Capaldi