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La vedetta di Losanna

Questo era ciò che accadeva nel medioevo ed è ciò che accade tutte le sere dal 1405, ininterrottamente per oltre 600 anni nella storia di questa città, ultimo baluardo in Europa con una vedetta di torre che annuncia le ore. Una cosa di cui i Losannesi ma gli svizzeri tutti vanno fieri.  Il Guet, non è un gioco e nemmeno, come potrebbe apparire ai più, un’ attrattiva turistica. Fare la sentinella è un lavoro vero e proprio, retribuito con tanto di assegno mensile dal Comune di Losanna. Si racconta che nel medioevo la città era flagellata da incendi continui che provocavano ingenti danni e perdite enormi fra i cittadini. Così nel 1405, il 4 novembre, secondo quanto annoverato nei documenti dell’epoca, le autorità decisero di pagare un uomo che aveva il compito di restare di guardia dall’alto della torre e di dare l’allarme in caso di fumo all’orizzonte.  Da allora a oggi questa tradizione non è mai stata interrotta, né durante il periodo della dominazione bernese (1536–1798), né durante le due guerre mondiali e Losanna la conserva gelosamente come un tesoro, unico e prezioso. 

Oggi il compito di vigilare è affidato a Renato Häusler. Di origine italiana, il signor Häusler, è dal 1987 che si occupa di annunciare le ore ai cittadini, prima come sostituto, poi dal 2001 come Guet principale. Arriva in bicicletta “perché – spiega – in Svizzera la macchina non serve a niente, e non ho mai avuto il bisogno di usarla”. Riempie un secchio d’acqua e s’inerpica su per la scalinata fino a raggiungere il suo quartier generale. Un angolo angusto ricavato nello spazio sotto la campana, che quando suona fa tremare le enormi travi di legno che sorreggono il soffitto. Un piccolo letto (circa 1,5 metri)  incastonato sotto una finestrella, un tavolo, pochi libri, il mantello appeso alla porta d’ingresso per quando fa freddo, il cappello e lanterna. E’ tutto quello che serve. Il signor Häusler dorme qui, tutte le notti. Dalle dieci di sera alle due del mattino tutti i giorni dell’anno, a Natale, a Capodanno, a Pasqua annuncia l’ora alla città senza megafono con la sola forza della voce. Per il Guet non esistono le feste.

Non sono necessarie doti per fare il Guet, ma il signor Renato ha dovuto affrontare una selezione con altri 57 partecipanti fra cui c’erano anche 9 donne. Il Guet lavora dal lunedì al venerdì tutti i giorni dell’anno ed è sostituito solo il sabato e la domenica. Non ci sono donne Guet, non ci sono mai state. “Non perchè non ne siano capaci, spiega Hausler – ma vivere in questo spazio angusto sotto la torre della campana senza gabinetti, senza acqua è pittuosto disagevole per una donna e più facile per un uomo”. Oggi i Guet sono solo 7 in tutta Europa. E se qualcuno ha da obiettare che questo è un mestiere desueto, che non serve a niente, il signor Renato è solito raccontare una storia: “Nel 1971 l’allora vedetta della torre vide del fumo alzarsi da una discoteca nel centro della città. Il tetto era infuocato. I ragazzi ballavano, la musica alta, il locale era pieno di fumo di sigarette e nessuno si accorse dell’incendio che divampava sopra la loro testa. Il Guet fece il suo mestiere: diede l’allarme, in questo caso chiamò i pompieri, che arrivarono in tempo e trassero in salvo tutte le persone presenti nel locale”. Si dice che se la vedetta non avesse avvisato si sarebbe consumata una tragedia. Il Guet dunque è ancora un mestiere utile alla faccia della robotica, di internet e della tecnologia che ci circonda. Il rintocco della campana annuncia le undici. Il signor Häusler indossa il cappello accende la lanterna si affaccia dalla torre e annuncia: “C’est le Guet, il a sonné onze”.

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