Brividi bianchi

mount_everestMonte Everest – È la montagna più alta della Terra, il sogno di tutti gli alpinisti. Con i suoi 8.844 metri si trova nella catena dell’Himalaya, al confine tra la Cina e il Nepal. I tibetani lo chiamano Chomolangma (madre dell’universo) mentre il nome nepalese è Sagaramāthā (Dio del cielo). I primi tentativi di raggiungere la vetta dell’Everest risalgono ai primi decenni del XX secolo. Nel 1924, nel corso di una spedizione britannica, George Mallory ed Andrew Irvine scomparvero nel tentativo di arrivare alla vetta dalla parete nord. La cima fu raggiunta per la prima volta il 29 maggio 1953 dal Neozelandese Sir Edmund Hillary e dallo Sherpa Tenzing Norgay, che lo scalarono dalla parete opposta, nel versante sud. L’8 maggio 1978 Reinhold Messner e Peter Habeler raggiunsero per primi la cima senza l’ausilio di ossigeno.

K2K2 – Conosciuta da tutti come la “Montagna selvaggia” o come Monte Godwin-Austen. Si trova al confine tra la parte del Kashmir controllata dal Pakistan e la Provincia autonoma tagika di Tashkurgan, nella regione cinese del Xinjiang e appartiene al Karakorum, nella catena dell’Himalaya (da qui il nome ufficiale che significa appunto “seconda vetta del Karakorum”). Con i suoi 8.611 metri è la seconda montagna più alta della Terra dopo l’Everest. La crudezza e la difficoltà della sua scalata sono ormai una cosa nota anche ai non esperti. In media, infatti, per ogni quattro alpinisti che tentano, uno muore, e infatti questa è la montagna che ha il più alto tasso di mortalità di scalata dopo l’Annapurna. Questo è dovuto all’estrema ripidezza di tutti i suoi versanti, alla presenza di tratti di arrampicata impegnativi in prossimità della vetta, e all’assenza quasi totale di posti adatti a un campo. La cima fu raggiunta per la prima volta il 31 luglio 1954 da una spedizione italiana capeggiata da Ardito Desio. A conquistare la vetta furono Achille Compagnoni e Lino Lacedelli.

kangchenjungaKangchenjunga – Con i suoi 8.586 metri è la terza montagna più elevata della Terra. Si trova al confine fra il Nepal e lo stato indiano del Sikkim e dal 1838 al 1849 è stata ritenuta, erroneamente, la vetta più alta del pianeta. Nel 1849 rilevamenti britannici appurarono però che l’Everest e il K2 erano più alti. Il Kangchenjunga è la montagna più orientale degli “ottomila” della catena himalayana. L’origine del nome è incerta e piuttosto controversa, ma una delle versioni più diffuse e accreditate è quella secondo cui Kangchenjunga starebbe a significare “cinque tesori della grande neve”. Probabilmente ciè è riferito ai cinque picchi di cui è composto il massiccio e considerati regali degli dei: oro, argento, rame, grano e libri sacri. Il primo tentativo di scalata risale al 1905, ma la spedizione guidata dall’occultista britannico Aleister Crowley dovette rinunciare dopo che quattro membri morirono a causa di una valanga. Fu scalato per la prima volta il 25 maggio del 1955 da una cordata inglese guidata da Charles Evans, George Band  e Joe Brown.  

makaluMakalu – Si trova nell’area protetta del Makalu Barun National Park nella catena dell’Himalaya, sul confine tra Nepal e Tibet circa 22 km a est dell’Everest ed è il quinto monte più alto della Terra. Con i suoi 8.462 metri, il Makalu è un picco isolato dall’aspetto imponente, costituito da una piramide quasi perfetta con quattro creste taglienti. È considerato fra le più difficili montagne da scalare a causa della completa esposizione delle sue pareti ai venti. Alcuni dicono sia avvolto da un’aura di mistero sia per il suo essere isolato, sia per la sua forma piramidale, e sia per l’enigma del nome. Il significato infatti non è ancora chiaro. L’ipotesi più accreditata è quella di una storpiatura del termine sanscrito maha-kala (grande tempo), uno degli appellativi con cui era chiamata la divinità indù Shiva. Secondo altre interpretazioni il nome deriverebbe da un termine tibetano che tradotto significa “grande nero” riferito al colore delle rocce che lo compongono. La prima scalata risale al 15 maggio 1955 con una spedizione francese guidata da Jean Couzy e Lionel Terray.

nanga_parbatNanga Parbat – Conosciuto anche come Diamir, è la nona montagna più alta della Terra (8125 metri) e si trova in Pakistan. Nanga Parbat significa “montagna nuda” in lingua urdu. Gli sherpa la chiamano “la montagna mangiauomini” o la “montagna del diavolo”. La racconta dettagliatamente lo scrittore alpinista austriaco Heinrich Harrer nel suo libro “Sette anni in Tibet”, da cui poi fu tratto il film di Jean-Jacques Annaud. Il toponimo Diamir, utilizzato localmente, significa “re delle montagne”. Dopo il K2 è la terza montagna più cruda del mondo se si guarda il rapporto tra vittime e successi. Pur essendo molto più vicino agli ottomila del Karakorum di quanto lo sia rispetto a quelli dell’Himalaya propriamente detto, non vi fa parte per il fatto di trovarsi sul lato sud della valle dell’Indo. La prima scalata con successo è del 3 luglio 1953 con l’austriaco Hermann Buhl. Si tratta del primo e unico ottomila scalato in prima assoluta in solitaria. Prima di questa spedizione 31 persone erano già morte nel tentativo di arrivare alla vetta.

Si ringrazia World Mountain Encyclopedia per la gentile concessione delle foto. Foto di Nelson Chenkin (Monte Everest), Neeraj Pradhan (Kangchenjunga), Roland Hunter (Makalu), Johan Dahlgren (Nanga Parbat).

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