Cina-Taiwan, follie della guerra fredda

pla_armyok2Ma alla fine della seconda Guerra Mondiale, i due partiti tornarono avversari e mentre Mao assunse il controllo totale del Paese, Chiang Kaishek, con i suoi sodali, si autorelegò nell’isola di Taiwan, che da allora forma una costola della Repubblica Popolare e si considera la “vera” Cina. Inutile dire che, sempre da allora, Pechino vede Taiwan non come una nazione ufficiale, ma solo come una provincia ribelle e aspira a riottenerne il controllo. E qui comincia la nostra storia. Praticamente confinanti, ma opposte per vedute politiche, Cina e Taiwan hanno attraversato gli anni della guerra fredda opponendosi in modo cruento, anche se l’Occidente venne a conoscere le modalità a volte folli di tale confronto solo molti anni dopo. Le polveri si accesero nell’agosto del 1958. Un tentativo di distensione nei confronti dell’Occidente, attuato dal segretario del Partito Comunista sovietico Nikita Krusciov, non fu ben visto da Mao e la mattina del 23 il leader cinese, per tutta risposta, fece aprire il fuoco dalle batterie costiere per bombardare le isole di Matsu e Kinmen, taiwanesi. Immediata seguì la risposta di Taipei, formulata nello stesso linguaggio. Lo scambio dei colpi d’artiglieria proseguì fino al mese di ottobre, quando fu proclamato un primo cessate il fuoco. L’arrivo di navi da guerra americane nello stretto vanificò tuttavia le trattative di pace e i bombardamenti ripresero. Finché le due parti non si accordarono per uno scambio di colpi a giorni alterni: la Cina avrebbe sparato il martedì, il giovedì e il sabato, Taiwan avrebbe risposto di lunedì, mercoledì e venerdì. La domenica si sarebbe osservato un giorno di riposo. Questa demenziale situazione andò avanti per vent’anni, fino al 1978. E questi furono anche gli anni in cui le relazioni politiche fra Cina e Unione Sovietica raggiunsero il punto più basso.

taiwanarmyMa anche se le artiglierie finalmente tacquero, gli “scambi di opinioni” politiche continuarono con altri mezzi. La Cina costruì sulla costa una serie di altoparlanti giganteschi che giorno e notte riversavano propaganda comunista verso l’isola al di là dello stretto e anche in questo caso Taiwan rispose allo stesso modo con propaganda nazionalista. Le acque dello stretto, frequentate per lo più da pescatori, si riempirono così di un’insopportabile cacofonia politica che può ricordare, in modo enormemente amplificato, i confronti televisivi moderni. Ma non solo l’udito fu messo a dura prova. I Taiwanesi pensarono anche di costruire enormi insegne luminose destinate a diffondere i propri messaggi verso la costa cinese. Poi venne l’idea dei palloni. A questi il governo di Taiwan affidò migliaia di volantini da sganciare sul suolo cinese, ma uno di essi, evidentemente dotato di meccanismo di sgancio difettoso, spinto dai venti arrivò fin sui cieli israeliani prima di liberarsi del carico. E fu così che negli anni Novanta l’Occidente venne a sapere che razza di guerra di nervi si combatteva da decenni in quelle estreme regioni orientali. Ancora oggi le relazioni fra l’isola di Taiwan e Pechino non si sono del tutto normalizzate e l’area resta delicata. Tuttavia gli ultimi leader delle due parti si sono sempre più mostrati favorevoli a un dialogo che potrebbe portare se non a una riunificazione, almeno a un rapporto tra pari.

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