San Galgano e la spada nella roccia

Il mito racconta che il cavaliere, in segno di rinuncia a ogni forma di violenza, conficcò la sua spada in una roccia che sporgeva dal terreno, e la usò come croce per le sue preghiere. Poco dopo la sua morte il cavaliere fu proclamato santo da Papa Lucio III, e in suo onore venne costruita, attorno alla sua tomba, la Cappella di Montesiepi. Attraverso i secoli, il mito del cavaliere convertito non perde di interesse: la spada conficcata, identica a quella che Re Artù estrasse dalla roccia diventando Re d’Inghilterra, esiste tuttora, e continua a suscitare la curiosità di visitatori e studiosi che, da ogni parte del mondo, visitano il complesso monumentale di San Galgano. Numerose sono state le ricerche e gli studi universitari che hanno confermato la veridicità dell’arma: non si tratta infatti di un “moncone” o di un falso ottocentesco, come sostenuto da alcuni, ma di una spada di fattura medievale realmente conficcata nella pietra. E nei secoli nessuno, nonostante i diversi tentativi, è mai riuscito a estrarla o muoverla dal suo basamento. 

A proteggere il mito ora c’è anche una teca di plexiglass, ma la vera custode della leggenda è la deliziosa chiesetta di Montesiepi, resa preziosa da una particolare bicromia a fasce, in pietra e cotto, che si ripete anche nella cupola. Il movimento creato ricorda le onde, e questo particolare cromatismo esprime una simbologia che aumenta il mistero, richiamando ricordi legati a etruschi, celti e templari. A pochi passi dalla Cappella, detta anche Rotonda per la sua forma circolare, sorge la straordinaria abbazia cistercense di San Galgano, oggi ridotta a un affascinante e mistico rudere: l’assenza del tetto (crollato definitivamente nel 1768), del pavimento, dei rosoni e delle vetrate, la rendono un gigantesco scheletro di pietra, che sorprende il visitatore e lo trasporta nell’atmosfera misteriosa di quel Medioevo che l’ha vista risplendere. Illuminata ad arte, oggi l’abbazia si presta a fare da palcoscenico per manifestazioni musicali, teatrali e di danza. Davvero emozionante assistere ad uno spettacolo in questo scenario, sempre che non si venga eccessivamente distratti dalle suggestioni misteriose del luogo.
In effetti le curiosità che velano di mitologia questo complesso sono molte: la cronologia delle testimonianze e i punti di contatto con le leggende di Re Artù potrebbero quasi far pensare a San Galgano come al vero ispiratore del ciclo Arturiano, che prende il via proprio alla fine del XII secolo. Lo stesso nome del santo pare ritrovarsi in Galvano, uno dei cavalieri della tavola rotonda. Sull’onda della leggenda, sono innumerevoli le ipotesi e le congetture possibili, e i fatti finiscono inevitabilmente per intrecciarsi con il sogno. Ma perché non approfittarne, e concedersi una pausa all’insegna del mito e del mistero, in questo affascinante angolo di Toscana?

La nostra scelta
Dormire:
Agriturismo San Galgano
Il podere sorge proprio di fronte all’Abbazia. Con i suoi 1.000 ettari di estensione e un ambiente circostante composto da prati e boschi, la tenuta è perfetta per rilassarsi o praticare attività sportive. Le camere sono dodici, ciascuna con bagno privato, e la cucina è a base di piatti tipici della tradizione toscana.
Galgano, 53100 Chiusdino (SI) Tel./Fax (39) 0577 751 041 – 0577 756 292 www.sangalgano.it  

Mangiare:
Trattoria & Bistro Dai Galli – B&B Casa Italia
Aperta dalle 10 alle 22, questa piccola trattoria di campagna è il luogo ideale per uno spuntino a qualsiasi ora. Offre anche due stanze, con servizio di bed&breakfast. Via Massetana 3/5, Ciciano – 53010 Chiusdino (SI) Tel. (39)0577 750 206 www.daigalli.com
Albergo Ristorante Da Vestro
Ricavato da un’antica casa colonica, l’albergo dispone di quattordici stanze con servizi e riscaldamento. Il ristorante offre piatti tipici della cucina toscana, preparati con cura casalinga. Via Senese 4, Monticiano (SI) – Tel. 0577 756618 / 756566  www.davestro.it 
 Si ringraziano Giacomo Calossi e il sito www.sangalgano.org per la gentile concessione delle foto
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