Sfilate e irriverenza al Carnevale di Putignano

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L’occasione del periodo porta a conoscere un territorio splendido come la Valle d’Itria, nota per il suo passato industriale e tessile, e soprattutto, Putignano, dotata di un centro storico intatto e affascinante. La città visse un autentico splendore durante l’età della Magna Grecia, per poi passare sotto Roma e svilupparsi come centro agricolo grazie alla vicina Abbazia di Santo Stefano a Monopoli e ai monaci benedettini: proprio per causa loro finì nel mirino di Federico II di Svevia, il quale costruì un castello che fece distruggere subito dopo perchè gli abitanti, dietro consiglio dei monaci papisti, vietarono l’ingresso della città all’imperatore scomunicato. Nel 1394, durante le scorrerie dei turchi sulla costa, venne costruita una chiesa per mettere al sicuro le reliquie di Santo Stefano: si narra che proprio in occasione della processione per il trasferimento degli oggetti sacri da Monopoli a Putignano ebbero origine i festeggiamenti delle “Propaggini”, manifestazione di apertura del Carnevale. Ancora oggi è questo l’evento che dà “fuoco alle polveri”. Per sei o sette ore di fila decine di poeti dialettali si alternano sul palco della piazza cittadina per declamare versi satirici in rima contro i politici, i potenti e determinate abitudini sociali, insieme a messaggi allusivi di natura sessuale, al fine di propiziare un futuro migliore. Le “Propaggini” prendono il nome da una tecnica usata dai contadini nel piantare le vite: in occasione della traslazione delle reliquie, tuttora conservate nella chiesa di Santa Maria La Greca, la gente venne distratta dal consueto lavoro nei campi per festeggiare. Secondo gli studiosi, invece, le origini del Carnevale risalebbero alla Magna Grecia e ai riti propiziatori in onore di Dioniso. Comunque sia, nei secoli la festa ha mantenuto intatta quella voglia di liberarsi, di burlarsi e di sfogarsi con la teatralità e le maschere. Oltre alla Festa delle Propaggini, due sono gli altri eventi immancabili: la Festa dell’Orso e il Funerale di Carnevale, a chiusura di tutto, il martedì grasso.
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In mezzo tantissime occasioni di ogni genere per truccarsi e divertirsi nei panni mascherati e andare in giro nelle vie antiche del centro storico di Putignano, che fanno da sfondo ad ogni appuntamento. Da non perdere sono le sfilate di carri: fatti di cartapesta, un’arte secolare tramandata con amore di generazione in generazione da maestri artigiani che è stata anche “esportata” e ha contaminato anche il Carnevale di altre città italiane. La Fabbrica dei Giganti di Carta ospita sette cantieri principali e un ottavo destinato a carri più piccoli: tutti gli abitanti attendono con ansia il momento in cui i maestri decidono il bozzetto su cui elaboreranno, con mesi di lavoro, il loro carro. Come sempre, gli argomenti vanno dalla stretta attualità alle ricorrenze storiche, il tutto sotto il segno dell’ironia e dell’irriverenza. Altrimenti che Carnevale sarebbe? A sfilare non manca Farinella, la maschera ufficiale di Putignano, ideata negli anni Cinquanta e che prende il nome da un cibo tipico della gastronomia locale, un mix di farine di ceci e orzo.

La foto di apertura è di www.carnevalediputignano.it

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