Giardini di Boboli, angolo di Firenze tra arte, natura e storia

Fontane, statue, fiori perfettamente allineati nelle aiuole e siepi verdi che costeggiano i
sentieri. E un panorama unico, sulla meraviglia di Firenze. I giardini di Boboli sono un angolo naturale, in pieno centro storico, a pochi passi da Ponte Vecchio.

Sembrano un segreto ben custodito, ma invece è una meta molto apprezzata da chi vuole rilassarsi e ammirare le tante opere d’arte sparse per il parco, tanto che può essere considerato un museo a cielo aperto.

I giardini di Boboli si trovano alle spalle di Palazzo Pitti e si estendono fino al Forte del Belvedere con diversi ingressi.

Una passeggiata qui è come immergersi nella natura, con le tante specie di alberi e le piante in fiore in diverse stagioni dell’anno. Ma il parco, uno dei più grandi di Firenze, racconta anche una storia lunga quattro secoli, dal Quattrocento al Novecento.

Come molto in città, i Giardini di Boboli portano il marchio del Rinascimento e dei Medici.
Anche se fu Luca Pitti, nel 1418, ad acquistare alcuni terreni oltre l’Arno dalla famiglia Borgolo (da cui deriverebbe il nome del parco) per costruire il palazzo, all’epoca circondato da terreni agricoli.

Fu però solo nella metà del Cinquecento quando lo spazio destinato alle colture venne sostituito
con il parco, che nacquero effettivamente i giardini di Boboli, che si estendevano lungo la via
Romana fino alla porta cittadina.

Con l’acquisto di palazzo Pitti da parte di Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I de Medici, cambiò tutto. Il progetto per realizzare un giardino all’italiana venne affidato prima a Niccolò Pericoli, detto il Tribolo, e poi ad altri importanti architetti e artisti, come il Vasari, Ammannati, Giambologna e Bernardo Buontalenti.

Proprio opera di quest’ultimo è la Grotta Grande, una delle meraviglie dei giardini di Boboli.
Costruita verso la fine del Cinquecento per volere di Francesco I, il figlio di Cosimo, è
un capolavoro unico divisa in tre sale dedicate agli amanti, che qui si davano appuntamento, celebrati con la scultura di Teseo e Arianna e con l’ultima parte, la grotta vera e propria, che sembra essere un nido d’amore con la fontana di Venere che esce dalle acque. Nella prima sala, inoltre, sono conservate le copie di quattro statue incompiute di Michelangelo.

Il ricordo dei Medici si trova un po’ ovunque ai giardini di Boboli: ad esempio ai decori della facciata della Grotta, con il simbolo di Cosimo, un capricorno, e il suo motto, rappresentato da una tartaruga alata. Stesso animale che fa da base per una delle fontane più note dei giardini, quella del Bacchino, dove è rappresentato il nano di corte, Morgante, amico di Cosimo, in veste di Bacco.

Nel Seicento, con Cosimo II, e poi con gli Asburgo Lorena, i giardini di Boboli furono ingranditi,
furono usati per esporre le collezioni di sculture romane e rinascimentali, e si costruirono padiglioni, edifici e serre, come la Limonaia, tuttora nell’originario colore verde, la settecentesca Kaffeehaus, il Casino del Cavaliere, oggi sede del Museo della Ceramica, o Palazzina della Meridiana, che ospita Galleria del Costume.

I giardini di Boboli sono tagliati dal viottolone, l’asse prospettico, dal quale si dipanano viali ricoperti di ghiaia che portano a fontane, ninfei, tempietti, grotte, statue, aiuole recintate, giardini fioriti, rosai antichi e una collezione di camelie, iniziata nel Seicento e oggi recuperato grazie al lavoro dei giardinieri.

Vicino al Belvedere si apre l’Anfiteatro e una grande terrazza panoramiche dominata dalla
fontana del Nettuno, detta anche fontana della forchetta, per il tridente in mano alla divinità.

Un’altra curiosità di giardini di Boboli è l’obelisco egiziano che svetta al centro del viale:
è originale, si trovava a Roma, dove fu portato da Domiziano nel I secolo d.C, ma venne acquistato
dal cardinale Ferdinando de Medici per il suo palazzo romano nel Cinquecento. Soltanto a fine del Settecento il granduca Pietro Leopoldo di Lorena lo porta e Firenze e lo fa sistemare davanti a una vasca grande in granito, d’epoca romana, proveniente dalle Terme di Nerone.

Le fontane dei giardini di Boboli sono oggetto di un lungo restauro, soprattutto all’impianto idrico e di scarico: recentemente è stata riattivata l’acqua a quella del Putto e delle Tre scimmie, che si trova nella parte alta, nel giardino del Cavaliere.

Così tra statue antiche, fontane zampillanti, terrazze panoramiche e fioriture, i giardini di Boboli diventano un angolo unico di arte, storia, natura e curiosità a Firenze.

Info: www.uffizi.it

Foto dreamstime.com e Pixabay

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