Borghetto di Valeggio sul Mincio, mulini, tortelli e romanticismo

Il fruscio delle acque fa da sottofondo costante e mai invasivo. I mulini non girano più le pale come facevano
un tempo, ma il fascino eterno di questo luogo ora contagia turisti e abitanti. Borghetto di Valeggio sul Mincio è un’oasi pacifica e serena, dove si viene a passare una giornata al sole, a contatto con le acque e a ritemprarsi la mente. Magari fermandosi a mangiare in uno dei tanti ristoranti che offrono le specialità locali, primi tra tutti i tortelli di Valeggio, oppure girovagando tra le stradine e scoprendo l’artigianato e i prodotti della zona.

Ha qualcosa di antico, questo borgo eletto tra i più belli d’Italia, riportato a nuova vita, a centro turistico per tutti i gusti: per chi vuole scoprire le meraviglie del fuori porta, per chi ama la natura, per chi vuole arrivare in bicicletta, per chi vuole incantarsi con le storie del passato, per chi ha mete gastronomiche, per le famiglie con bambini, per chi ha bisogno di sano relax, per chi vuole fare trekking nei boschi circostanti e raggiungere il Castello sull’altura che domina il posto.

E’ anche questa la magia della località tra Verona, di cui è in provincia, e Mantova: proprio alla sua posizione di passaggio importante e di zona di confine contesa più volte da eserciti e signorotti, Scaligeri a un lato, Gonzaga dall’altro con qualche intervento dei Visconti di Milano, e poi ancora la Repubblica Serenissima di Venezia, l’impero Austriaco e persino Napoleone. Qui il guado del Mincio era il posto più comodo e sicuro a sud del lago di Garda, mentre il fiume è stato una barriera naturale per secoli: per questo è stato così conteso.

E’ stato anche teatro di grandi battaglie, comprese quelle risorgimentali, eppure il principale sentimento che suscita chi visita Borghetto è proprio la pace. Basta attraversare il ponte che faceva da “check point” in altre epoche, lasciare la macchina e incamminarsi all’ombra dei boschi per passare sotto la porta d’accesso al paese.

E qui arriva lo stupore, mentre le vecchie pale dei mulini agitano le acque, le strade si fanno di acciottolato e le case sono solo poche, tutte con un’aria romantica. Passeggiando si scoprono angoli speciali, come la chiesa parrocchiale dedicata a San Marco, con una torre campanaria di epoca scaligera e una campana risalente al 1381, mentre gli uccelli, che nidificano nelle anse del fiume, cinguettano in un duetto
con il fruscio dell’acqua.

Sembra di essere catapultati in un idilliaco Medioevo, tanta è la suggestione e la grazia con cui questo borgo è stato restaurato e riportato in vita negli anni Novanta. Ora è una meta ideale per la primavera e l’autunno, per assaporare un tramonto in riva al Mincio o per gustare uno dei piatti tipici, come il luccio, l’anguilla o la trota.

La specialità sono i nodi d’amore, ovvero i tortellini di Valeggio, rigorasamente fatti a mano, sottilissimi e conditi con burro fuso e salvia. Sono chiamati nodi d’amore perchè la loro forma ricorda il nodo fatto ad un fazzoletto di seta da due amanti contrastati che si sono giurati eterno amore e si buttarono nel fiume pur di non separarsi. Una leggenda che si lega perfettamente all’atmosfera del borgo, tanto che ogni anno, il terzo martedì di giugno, qui si svolge la “Festa del nodo d’amore”: una tavolata lunghissima sul Ponte Visconteo che domina il villaggio, dove vengono serviti i tortellini a più di 4 mila persone.

Info www.veneto.eu
Foto di Sonia Anselmo

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