Medici a Firenze, itinerario tra capolavori e curiosità

Quello che colpisce del centro storico di Firenze è la densità di capolavori. Scoprirla con un itinerario dedicato ai Medici è occasione per cercare di comprendere la grandezza, come politico e come mecenate, del Magnifico del quale ricorre il dalla morte Fu Cosimo De’ Medici, nonno di Lorenzo, che avviò la realizzazione del “Quartiere Mediceo”.

Se i fiorentini, per primi, e tutto il mondo può godere di tale concentrazione si deve all’ultima discendente dell’illustre famiglia Anna Maria Luisa che lasciò alla sua morte, 1743, tutti i beni incluse le collezioni ai suoi concittadini.

Firenze e i Medici una vicenda plurisecolare che ha visto con Lorenzo il suo massimo splendore.
Ci sono monumenti che sono meno frequentati, quasi seminascosti, che si lasciano esplorare con dolcezza. Uno di questi è il Convento di San Marco, una complessa struttura abbellita dagli interventi di importanti artisti e soprattutto di Beato Angelico.

La galleria raccogliere pale di altare, quadri del Pittore e mostra come in pochi anni Beato Angelico trascinò la pittura dalla staticità gotica al garbo rinascimentale.

Al piano delle celle dei monaci ci accoglie la famosa Annunciazione. Beato Angelico è un pittore mistico, le sue rappresentazioni nascono da un’intensa preghiera. La Fede, l’ispirazione divina guidavano le sue mani, se il sentimento religioso è presente nell’Annunciazione negli affreschi delle celle è assoluto.

Il Convento era già presente nel 1300 e apparteneva ai Benedettini Silvestrini. Negli anni trenta del 1400 passò ai Domenicani, nel 1437 Cosimo de Medici incaricò della ristrutturazione il architetto Michelozzo che lo trasformò in un edificio rinascimentale, come vediamo adesso. Il dormitorio si componeva di celle per i novizi, più grandi e affrescate da Beato Angelico con
soggetti religiosi più semplici su cui riflettere.

Beato Angelico non solo pone attenzione al tema rappresentato ma anche alla scelta dei colori, impiegando materiali poveri, quasi incolori. La pittura si fa eterea.

Tra le celle destinate agli ospiti si distingue quella dedicata a Cosimo, a due stanze, dove la rappresentazione sfoggia un brillante blu lapislazzulo, materiale molto costoso.

Personaggio illustre e scomodo fu il Girolamo Savonarola, priore del Convento, nello spazio a lui è riservato si trova il suo ritratto e il dipinto del Martirio.

I Medici donarono alla biblioteca del convento codice rari e preziosi. Tra le slanciate colonne il giovane Lorenzo si formò agli studi.

Dopo aver concluso la riedificazione del Convento, Michelozzo fu chiamato da Cosimo a realizzare la prima dimora ufficiale di famiglia, l’attuale Palazzo Medici Riccardi in Via Larga, oggi Via Cavour, a pochi passi dal Duomo.

Qui il 1° Gennaio 1449 nacque Lorenzo di Piero de’ Medici, detto il Magnifico. L’odierno Palazzo conserva ben poco dell’originaria struttura, che fu un modello di riferimento durante il Rinascimento. I Marchesi Riccardi, famiglia molto vicina ai Medici, lo acquistarono nel 1659,
lo ristrutturano seguendo le nuove esigenze. La preziosa Cappella dei Magi, affrescata da Benozzo Gozzoli ce la possiamo godere.

Attorno all’Epifania, pala d’altare eseguita dalla scuola di Filippo Lippi, Gozzoli sciorina una lunga processione, una folla di personaggi accompagnano i Magi, si riconoscono i giovani volti di Lorenzo, dall’inconfondibile naso, e del fratello Giuliano. L’ambientazione è una prospera campagna toscana, con curiosi inserimenti di flora e fauna esotica.

La maestria del pittore nel rendere la ricchezza dei broccati e la sua capacità di lavorare la foglia oro aggiungono eleganza. Tutto tende a evocare un’armoniosa età dell’oro.

Usciti dalla cappella, ci si trova catapultati nella magnificenza barocca, fino all’apoteosi del salone degli specchi. Le svolazzanti figure, realizzate da Luca Giordano, si innalzano al di sopra di stucchi dorati, specchi decorati che moltiplicano all’infinito lo sfavillio.

Dirigendosi verso il Mercato di San Lorenzo, si trova la Chiesa di San Lorenzo e le Cappelle Medicee.

L’interno della chiesa è lo spirito dell’armonia, tale da assorbire quello che vi è collocato, quadri, sculture sembrano dissolversi in un vuoto apparente, che dopo la prima impressione, lascia emergere i suoi gioielli.

Se il Mondo ci parla del Creatore attraverso la bellezza e il linguaggio matematico. L’Uomo, in questo caso il Brunelleschi, con la scoperta della prospettiva e la sua applicazione nelle Arti, diventa artefice del proprio spazio, imitatore della bellezza del Creato, allo stesso tempo lo sfida.

La Chiesa è legata ai Medici, che finanziarono molti interventi e iniziando da Cosimo il Vecchio divenne loro luogo di sepoltura.

Donatello, artista che Cosimo volle vicino per il riposo eterno nella cripta di San Lorenzo, ci stupisce per la versatilità.

Nella navata centrale si collocano i cosiddetti pulpiti, in origine erano dei pannelli eseguiti dallo scultore ormai settantenne, solo oltre cinquanta dalla sua morte furono assemblati. È l’opera della maturità, lo scultore domina la materia, le forme. Le figure esondano dalla ristrettezza bronzea, si fanno avanti, mentre lo “schiacciato” risucchia lo spazio e il tempo. Lo stesso esegue due sarcofagi, uno in porfido rosso, solenne e imperituro e l’altro pallido e fragile come una cesta. Donatello intervenne anche nella sagrestia progettata dal Brunelleschi,
questo sfociò in una lite furiosa che pose fine all’amicizia tra i due.

Di fronte all’altare principale colpisce l’attenzione un curioso mosaico, un grande disegno in pietre dure affiancato da quattro grate; per capirne il motivo bisogna scendere nella cripta.

Andrea Verrocchio realizzò il sepolcro di Cosimo il Vecchio nel pilastro portante del presbiterio.
Le grate permettono un continuo contatto, come se Cosimo sorvegliasse la sua discendenza e la sua Città.

Nella parte retrostante della chiesa si accende alle Cappelle Medicee, progettate da Michelangelo Buonarroti, che eseguì anche i sepolcri della Sagrestia Nuova, rimasti incompiuti. Come la facciata della basilica commissionata allo stesso Michelangelo.

Le statue del Buonarroti dialogano in uno spazio di equilibri e rimandi, tra gesta, marmo lucente e opaco, un fluire di pensieri e azioni.

Di tutt’altro genere la Cappella dei Principi, un luogo ampio, cupo benché pieno di policromia, dove le pietre e i marmi celebrano la gloria dei Granduchi. I Medici e la loro Città una lunga storia non sempre felice, sicuramente unica.

Info:
www.feelflorence.it

Foto di Maria Luisa Bruschetini e Sonia Anselmo

Si ringrazia Filo d’Arianna per l’assistenza nella visita guidata
https://m.facebook.com/guidefilodiarianna
https://www.ilfilodiarianna.info/

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One Response

  1. Bonini Franca 25 Aprile 2022

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