I Borghi dimenticati tra Umbria e Val d’Orcia 2a puntata

Il Castello di Camporsevoli
Camporsevoli sorge su una punta rocciosa, contrafforte del possente Monte di Cetona, selvaggia e incontaminata montagna verde che domina la Val D’Orcia. Arrivarci è semplice, sapere che esiste meno. Il borgo è minuscolo, ben conservato e circonda amorevolmente l’antico castello, oggi villa privata e inaccessibile. Il silenzio lungo la strada di accesso è assoluto, quasi inquietante. Le strade sono di sasso e pietra, strette fra case non intonacate, come tutti i poderi tradizionali della Toscana. Camporsevoli è davvero un gioiello dimenticato nel verde, protetto dalla disattenzione dei turisti e animato dalla simpatia dei suoi pochissimi abitanti. Un tempo era un fondo marino, come gran parte della zona, poi divenne un’isola e quest’anima isolana ancora si coglie non solo nella grande quantità di conchiglie fossili presenti ovunque, ma anche nella sua vocazione metaforica all’isolamento. Ora naviga su un mare di verde, un tempo era lambito dalle onde. La sostanza non cambia. Camporsevoli mantiene orgogliosamente e a pieno titolo il nome di castello: rocca fortificata che dominava le vie di transito della Val Di Chiana, un tempo paludosa e impraticabile, e che dovevano necessariamente arrampicarsi sul monte per evitare malattie e ulteriori disagi. Camporsevoli era anche luogo di protezione per briganti e fuorilegge, sempre combattuti dal potere costituito, ma anche centro di dogana per le merci che transitavano sui sentieri di montagna, lontano dalle paludi. Questo antico crocevia esiste tuttora, è raggiungibile solo a piedi e si chiama “I Cancelli”. Dell’antico fortilizio mantiene la pianta circolare, le possenti mura che circondavano il cassero, un’antica prigione e la villa cubica centrale. Camporsevoli è stato anche un importante centro etrusco, come confermano i tanti ritrovamenti fatti nell’800 nelle molte tombe sparse attorno all’abitato e la cui ubicazione oggi si è persa, dato che l’archeologia ottocentesca era decisamente ‘amatoriale’ e finalizzata solo al ritrovamento di oggetti vendibili, quali suppellettili e gioielli. Di certo è che le attuali case hanno le fondamenta ancora sul vecchio borgo etrusco e che ai Cancelli è stata ritrovata una necropoli molto primitiva. Nel Medio Evo Camporsevoli fu molto penalizzata dalla scarsa fertilità delle terre circostanti, ciononostante fu dotata di ben tre torri, di cui oggi si possono leggere solo le tracce. Inoltre aveva un palazzo di giustizia le cui pene capitali venivano eseguite sul Poggio alle Forche, cioè la collina coperta di pini che tuttora domina il borgo. Camporsevoli aveva poi un’eccellente gestione della propria vita pubblica grazie ad un’Assemble Generale che riuniva 1 uomo per famiglia e che governava tutti i problemi comuni del minuscolo borgo rurale, dall’acqua alle strade. Non mi dilungherò inutilmente sulle infinite vicissitudini di Camporsevoli durante i secoli, né parlerò degli infiniti cambi di ‘proprietà’ del feudo nel rissoso mondo al confine tra Umbria, Toscana e Lazio, eternamente conteso tra diversi poteri come tutti i luoghi fortificati della zona. Ciò che ci preme sapere è che Camporsevoli è rimasto ai confini dimenticati della modernità, roccaforte di vita antica e silenziosa in un mare di verde che lo separa inesorabilmente dal caos turistico presente già a pochi km da questo sperone di roccia abitato da poche anime gentili e tranquille. Per informazioni

Come arrivare
Il Castello di Camporsevoli si trova a pochi chilometri dall’uscita Fabro dell’autostrada A1, 24 chilometri a nord di Orvieto. Una volta lasciata l’autostrada, seguire le indicazioni verso nord Cetona.

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Fonte Vetriana
Sulle pedici del Monte Cetona, a sud-ovest di Sarteano, si trova la minuscola Fonte Vetriana. Oggi grande tenuta privata ottimamente restaurata, è un piccolissimo borgo di 7 o 8 case, abitato da poche famiglie contadine, che ha conservato in parte caratteristiche originali: alcune stalle, per esempio, sono ricavate in rocce risalenti all’epoca preistorica. Da Fonte Vetriana si gode una vista incantevole e il fascino di un luogo dimenticato, nonostante la presenza di un agriturismo attivo. Si trova qui una lapide che testimonia come il piccolo centro durante la Seconda guerra mondiale fu teatro di molti scontri tra i partigiani, che si nascondevano nei boschi della montagna, e i nazisti.
Onestamente è difficile parlare di Fonte Vetriana nell’assoluta assenza di una documentazione storica, a parte le pagine dedicate all’agriturismo. Quindi il consiglio è di visitarla, non solo perché da essa partono i sentieri che conducono alla cima del Monte Cetona, uno dei luoghi più spettacolari del Centro Italia, ma soprattutto perché il minuscolo borgo ha mantenuta intatta la struttura portante della vita contadina isolata, artigianale, semplice e rustica, come le sue case, non ancora restaurate da architetti di grido al soldo di stranieri facoltosi. Perché nei suoi cortili ci sono ancora più galline che fiori e perché i suoi pochissimi abitanti sono belli e dolci come le colline che li circondano. A Fonte Vetriana non ci sono piscine, ma tre splendide fonti rustiche all’ingresso del paesino, organizzate in vasche limpide e pulite, circondate da roccia grezza. Quanto durerà questo piccolo miracolo di solitudine voluta e protetta dal monte e dalla banalità del turismo? 

Come arrivare

Fonte Vetriana, sempre dall’uscita Fabro dell’A1, si può raggiungere con la strada che conduce a Radicofani (Via Amiata) svoltando a sinistra dopo il bivio per l’Abbazia Alto Medievale di Spineta.

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  Prima puntata: Salci e Castiglioncello del Trinoro

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