Giardino di Valsanzibio, meraviglia verde dei Colli Euganei

C’è, ai piedi dei Colli Euganei, un meraviglioso giardino, capace di farvi perdere letteralmente la bussola e farvi ritrovare la ragione: merito del suo labirinto e di un percorso spirituale e filosofico voluto espressamente dal suo ideatore.

È il Giardino di Valsanzibio, frazione di Galzignano Terme, annesso a Villa Barbarigo Pizzoni Ardemani. Si può, a ragione, considerare uno di giardini monumentali più importanti d’Italia.

Era l’anno 1631 e il nobile veneziano Zuane Francesco Barbarigo decise di rifugiarsi nella sua villa di campagna, ai piedi dei Colli Euganei, per sfuggire alla peste che imperversava a Venezia e in tutta Europa. Molto provato dagli eventi, Zuane fece voto di realizzare un’opera per glorificare la grandezza di Dio, se la sua famiglia fosse stata risparmiata dalla malattia.

Saranno i figli Antonio e Gregorio ad impegnarsi per mantenere il voto e realizzare l’ambizioso progetto di un monumentale giardino. In particolare Gregorio, cardinale vescovo di Padova e futuro santo, ne ispirò la simbologia: un percorso che portasse sulla via della perfezione, dall’errore alla verità e dall’ignoranza alla rivelazione.

Il compito della realizzazione del progetto del giardino di Valsanzibio venne affidato nel 1665 all’architetto e fontaniere pontificio Luigi Bernini, fratello del più noto Gianlorenzo, che creerà un insieme barocco fatto di simbologie e allusioni alla mitologia classica che fonde architettura, piante e acqua.

Il giardino di Valsanzibio conta 70 statue, 16 fontane, 3 laghetti, 3 giochi d’acqua, 75 mila metri quadrati di siepi potate, 800 piante secolari, più della metà delle quali piantate tra il 1665 e il 1669. La famiglia Barbarigo poteva permettersi all’epoca di far arrivare via mare, con lunghi viaggi, piante ancora sconosciute e offrire così ai propri ospiti un giro del mondo grazie al giardino. Da oltreoceano arrivarono sequoie, magnolie grandiflora, cipressi dell’Arizona, cedri della California: un magnifico esemplare di cedro ha circa 400 anni ed è probabilmente il più antico d’Europa.

Il percorso inizia dal sontuoso Portale di Diana, con statue e bassorilievi che si specchiano in un laghetto, ciò che rimane dell’antico approdo dal quale venivano accolti i visitatori che arrivavano in barca da Venezia. Oggi, come allora, stupisce l’imponenza del portale che segna da un lato l’inizio del percorso spirituale verso la salvezza e dall’altro indica la potenza della famiglia Barbarigo, tanto che a controllare l’ingresso c’è la testa di un uomo barbuto, emblema dei proprietari.

Da qui parte uno degli assi principali del giardino, ortogonale all’altro che si incontrerà più avanti. Il percorso inizia con la peschiera del Bagno di Diana, la Fontana dell’Iride (con quattro zampilli che ricreano lo spettacolo dell’arcobaleno) e la Peschiera dei Venti.

Si raggiunge quindi l’ottagonale Fontana della Pila, collocata esattamente al centro del giardino di Valsanzibio, equidistante dai quattro quadranti principali del percorso contraddistinti ognuno da un particolare: la Grotta dell’Eremita, il Labirinto, l’Isola dei Conigli, la Statua del Tempo.

Da qui si vede per la prima volta la villa e l’istinto del visitatore sarebbe quello di raggiungerla subito. Ma la giusta via, pensata dall’ideatore, è dalla parte opposta: Mercurio che suona il flauto indica la strada verso il Labirinto, invita ad evitare facili scorciatoie e a proseguire nella ricerca spirituale.

Con un percorso di circa un chilometro e mezzo, il Labirinto simboleggia l’allegoria della vita con sette vie trabocchetto a rappresentare i sette vizi capitali. Se la confusione, tra le alte siepi realizzate con seimila arbusti di bosso, può assalire il visitatore, il consiglio è quello di lasciarsi alle spalle i vizi e pensare, in maniera positiva, che c’è sempre una via d’uscita. E per chi è in grande difficoltà, c’è sempre la possibilità di chiedere – e ottenere – aiuto dall’alto: aiuto che può essere visto in chiave spirituale ma anche in chiave materiale visto che nella torretta centrale c’è sempre un vigilante. La forza e la determinazione saranno comunque utili per raggiungere l’obiettivo finale: la torretta centrale rialzata da dove si potranno avere le idee più chiare sulla propria vita.

Il successivo passaggio è alla Grotta dell’Eremita, una nicchia artificiale al centro di un bel prato, adatta a momenti di riflessione.

Si prosegue il percorso e le sorprese continuano. L’Isola dei Conigli, un laghetto con al centro un’isola con simpatici conigli che entrano ed escono dalle aperture alla base del padiglione esagonale, suggerisce la meditazione sui limiti dell’uomo, stretto fra i confini dello spazio e del tempo.

Ed è proprio il tempo il prossimo protagonista: una possente statua raffigura Cronos che guarda verso il tramonto, la clessidra in una mano e il dodecaedro sulle spalle. Gregorio Barbarigo voleva far riflettere sull’importanza del tempo che fugge ed esortava ad essere felici in questa vita.

Finalmente si arriva al Gran Viale lungo il quale alcune panche invitano a sedersi, per riposarsi dopo aver completato il percorso. Ma gli spruzzi d’acqua puniscono i malcapitati che decidono di fermarsi. Si deve invece ancora proseguire, verso la scalinata del Sonetto, che dovrà essere letto prima di iniziare la salita per non incappare in un ulteriore scherzo d’acqua.

Dopo l’ultimo sforzo appare il piazzale antistante la Villa, dedicato alle Rivelazioni: questa è la meta finale e qui è collocata la Fontana dell’Estasi con statue che ricordano i doni che il giardino promette – Bellezza, Abbondanza, Delizia, Felicità – e le prerogative del signore – Riposo, Virtù, Potere e Saggezza.

Il Giardino di Valsanzibio nei secoli ha mantenuto il voto dei Barbarigo creando una meraviglia che ancora incanta. E questo giardino ha incantato anche illustri ospiti, tra cui André Le Nôtre, architetto e paesaggista che pare abbia preso ispirazione qui per realizzare i giardini di Versailles.

Dal 1929 il complesso è di proprietà della famiglia Pizzoni Ardemani, che lo ha restaurato e si occupa della cura costante. Basti pensare che il ciclo di potatura annuale dura otto o nove mesi e richiede l’utilizzo di alte e massicce scale, create appositamente secoli fa.

Se tanta bellezza e riflessione dovessero alla fine richiedere al visitatore un momento di relax, c’è a disposizione un’altra grande area dove si può fare il pic-nic, si possono abbracciare gli alberi, o far divertire i propri amici a quattro zampe nel nuovo dog park con una piscina per tuffi tutta dedicata a loro e la vigilanza di dog sitter esperti.

Info
https://valsanzibiogiardino.com/
https://www.collieuganei.it/ville/giardino-villa-barbarigo-valsanzibio/

Testo: Eva Vallarin
Foto: Eva Vallarin, www.veneto.eu
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