L’Eur e il degrado del quartiere modello

 

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Basta una passeggiata per la zona, magari di domenica, senza il rischio di fare lo slalom tra le auto, con le famiglie in gita nel parco e le fontane miracolosamente in funzione, per rendersene conto. Si viene presi da una tristezza infinita o da una rabbia accecante, si capisce perfettamente il grido di dolore, ovviamente sempre inascoltato, di chi abita qui e non si sente più in sicurezza, la notte non può rientrare senza incrociare al lavoro almeno una ventina di prostitute in un solo quadrilatero o senza essere svegliato dagli innumerevoli clacson e dagli schiamazzi dei clienti. Passeggiando la mattina, a intasare le narici non sono i profumi di quello che resta dei bei biancospini che arricchivano le aiuole, ma il tanfo nauseante dei bisogni corporali umani, che sia all’angolo di viale Europa, l’arteria principale, che sia sulla scalinata della chiesa o nelle siepi che circondano il giardino del laghetto. Ancora oggi qualche gruppo di studenti viene portato all’Eur per spiegare come si sviluppò quello che fu uno dei simboli dell’arte del XX secolo. Ancora si continuano ad usare le vie per girare le fiction più importanti: l’Eur, la sua scalinata, il suo parco, i suoi edifici, hanno fatto da scenografia ideale per serie come “Romanzo Criminale”, “RIS”, “Distretto di Polizia”. Sono immumerevoli i film e i videoclip dove il quartiere si riconosce, quasi a testimonianza di quanto sia bello, nonostante il degrado.
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Voluto o no, questo degrado sta facendo scempio di una zona un tempo considerata un gioiello di Roma. Fu voluto da Benito Mussolini, per la sua idea di congiungere Roma al mare, e forse per questo rimane sullo stomaco a tanti. Ma senza entrare nel campo politico, l’Eur, ciò Esposizione Universale Roma, è un esempio urbano di come si poteva costruire nel Novecento. Cuore del quartiere è Viale Europa, una strada commerciale, una volta chic ed elegante, ora un ammasso di fast-food, bar, banche e bancarelle, i  pochi negozi che resistono sono soffocati dal centro commerciale nato pochi chilometri più in là. Comunque sia, è lei l’asse vitale del posto: lunga e spaziosa, tagliata a metà dal viale Cristoforo Colombo, ai due capi opposti, una bassa costruzione bianca, oggi l’Archivio di Stato, e dall’altra la Basilica di Santi Pietro e Paolo. Inimitabile, si scaglia contro il cielo al tramonto, con la sua cupola grande, l’ampia scalinata e le enormi statue dei due santi davanti. È un’immagine formidabile, soprattutto con il cielo che vira al rosso e al fuxia, oppure con il sole pieno. Ma se ci ferma un attimo ad osservare si notano le innumerevoli macchine parcheggiate, i vecchi cespugli di rose splelacchiati, i giardini ridotti a discarica: la scalinata, per chi vive nel quartiere, è ormai off-limits, patria come è, tra luogo di consumazione e bagno pubblico, delle signorine. Sono loro, insieme a trans, scambisti e prostituti maschi, le vere proprietarie del quartiere, trasformato ormai in una zona a luce rossa all’aperto, 24 ore su 24,  sette giorni su sette, sotto gli occhi dei bambini che vanno a scuola o a giocare nel parco. Uno dei tanti scempi che fanno male al cuore di chi visita questa parte di Roma. C’è ancora chi ricorda come era salire queste ampie gradinate, tutte in fiore, con i biancospini che riempivano l’aria, oggi miseri arbusti strappati da tante mani avide e incuranti. Sul piazzale della Chiesa, poi, vengono in mente le molte scene girate dai film, si ammira la prospettiva su viale Europa e se la giornata è tersa si intravedono i Castelli Romani. La cupola dell’Eur era un punto di riferimento per chi arrivava a Roma da fuori, così come il Palazzo dello Sport e il Palazzo della Civiltà e del Lavoro. Il primo, moderna costruzione che ha fatto la storia dell’architettura, ha ospitato i big della musica internazionale, da Frank Sinatra a Whitney Houston, e i nostri big, da Laura Pausini a Renato Zero, ma oggi sembra essere solo una struttura usata per la pubblicità del lotto. Il Palazzo della Civiltà, noto anche come il Colosseo quadrato, con le sue statue virili e i cavalli e con gli archi sulle quattro facciate,  ha ancora un forte impatto sugli occhi di chi lo guarda, volendo escludere di proposito le auto parcheggiate quasi fin sopra gli alberi, i parcheggiatori abusivi e le perenni transenne.
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Tutti e tre gli edifici sono ora seppelliti, nella visione di chi arriva, dai nuovi grattacieli, dal terrificante hotel  ecomostro dei gesuiti, dallo scheletro di quello che resta degli ex ministeri su viale Europa. Oggi questa parte dell’Eur la chiamano “Beirut” perchè sembra quello che rimase della città libanese dopo la guerra: i palazzi di uffici sono stati semi buttati giù (resta appunto solo la struttura, grigia e tetra a svettare sul panorama) per far posto alla famosa Nuvola, il progetto dell’architetto che in teoria avrebbe dovuto rilanciare l’Eur, ma in pratica si è mangiato anni di tempo, soldi e finanziamenti, mentre il cantiere è ancora lì, ad occupare mezza strada e a dare fastidio al traffico. Esattamente come il progetto dell’acquario da realizzare sotto il laghetto: un’altra pseudo chimera in quello che era uno dei fiori all’occhiello del quartiere. Splendido in aprile con i ciliegi in fiore (anche quelli deturpati da mani vandale), il laghetto con il suo parco sono ancora la via di relax per le famiglie, con i tanti gabbiani che volano sull’acqua solcata da anatre, cormorani, canoe e perfino pedalò. Ma anche qui lo scempio continua: le acque artificiali sono luride che si stupisce come possano vivere gli uccelli, le cascate che un tempo suonavano a ritmo di musica sono immobili, le bancarelle  intasano le strade per arrivarci, i lampioni sono spenti. Sono anni di incuria, di quasi voler depredare qualcosa che era bello, di annullarlo e violentarlo, solo magari perchè fu ideato durante un’epoca come il Fascismo. Il risultato è negativo per tutta l’immagine di Roma. I turisti che si avventurano in queste strade alla ricerca di un modello urbano originale rimangono ovviamente delusi davanti a tanta rovina, così come generazioni di romani che si sono divertiti al lunapark, il Luneur, sprangato da anni. Adesso ha chiuso, per restauro,  anche un’altra icona della zona, il Museo della Civiltà Romana: si spera che possa riaprire adeguandosi ai tempi, e non  che dica addio per sempre. Resiste il museo delle Usanze Popolari, il Salone delle Fontane, usato come discoteca, ma sempre affascinante durante le giornate festive con le fontane accese, il vecchio Palazzo dei Congressi, ancora adibito a mostre, fiere e qualche congresso politico. Nelle foto in bianco e nero, l’Eur era radioso, pieno di fontane, di giardini e di prospettive per il futuro. Nelle foto digitali di oggi, appare come una vittima dell’incuria, ma anche probabilmente di motivi politici e di mancata convenienza  e interesse da parte dei dirigenti di turno, e offre una visione deprimente di Roma, una mancata occasione per dimostrarsi al livello delle altre Capitali europee, almeno dal punto di vista architettonico.
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