Degustando i Castelli del Ducato di Parma

 

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Food Valley, Parchi naturali e Castelli del Ducato, da dove cominciare per assaporare questa terra? Scegliere o abbandonarsi al caso? Dall’inizio alla fine con rilassatezza per assorbire l’odore dei boschi, gustare  un piatto che è espressione di secoli è l’emozione per farlo proprio. I castelli del Ducato sono ben 23 distribuiti  tra le provincie di Parma e Piacenza, molti sono ancora residenze di privati, alcuni hanno proprietari  che hanno fuso il loro DNA dinastico nelle pietre, altri sono entrati nel patrimonio pubblico. Ogni castello è una rocca a presidio della propria specificità. Quale trama seguire?
La famiglia Sanvitale riassume in sé tutti gli elementi storici con tratti romanzeschi che si perdono nelle cronache del tempo tra leggende e vox populi. Quindi la Rocca di Sala Baganza e il Castello di Fontanellato, i due rami della famiglia hanno subito sorti ben diverse e di pari passo anche i loro castelli. I Sanvitale di Sala Baganza nei 350 anni che la abitarono dal 1258 al 1612 trasformarono la precedente torre di San Lorenzo in una dimora difensiva e nobiliare, ben più ampia di quella attualmente visibile. La famiglia fu cancellata per mano dei Farnese, duchi di Parma e Piacenza, per punire una sedicente cospirazione contro di loro, ordita da  alcuni nobili tra cui i Sanvitale di Sala Baganza. Non manca l’elemento narrativo della bella dama, Barbara Sanseverino, affascinate e intraprendente  nobildonna a cui Tasso dedicò un sonetto per la sua avvenenza. La presenza più pesante per la secolare rocca è stata quella di Michele Varron, tenente dell’esercito napoleonico, che la ebbe dal Bonaparte in dono come dimora. Il maldestro ed eccentrico Varron trovò la dimora eccessivamente ampia e così decise di far abbattere due ali dell’edificio, che assunse l’attuale aspetto e determinando gravi ripercussioni sulla staticità della costruzione stessa.  L’operazione di demolizione fu di dubitabile logicità, ma in fondo decisa da colui che nell’oratorio annesso alla rocca fece porre il quadro dedicato  a San Napoleone Martire.
La Rocca di Sala Baganza è una visita interessante per le vicende umane sagge o avventate che l’hanno prodotta. Inoltre nella sotterranei che  ospitarono la ghiacciaia rinascimentale è possibile compiere un percorso inebriante alla scoperta del vino. 
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Da Sala Baganza viaggiando verso nord, oltre Parma, si raggiunge a Fontanellato, luogo di altre vicende della dinastia dei Sanvitale. Del Castello di Fontanellato due sole piccole stanze, rispetto alla dimensione dell’intero complesso, basterebbero a
giustificare la visita al Castello: la camera ottica e gli affreschi del Parmigianino. I Sanvitale vissero fino al 1948 in questo castello quando venne acquistato dal Comune, il ramo della famiglia di Fontanellato si è estinto solo di recente. Il Castello è ancora circondato dal fossato pieno d’acqua,  non è solo un bella visione. I mattoni delle mura in ammollo si mantengono così zuppi e turgidi garantendo la tenuta della struttura stessa. Un tempo, inoltre,  il fossato era la riserva di pesca dei Sanvitale. Ogni prima domenica del mese nell’area circostante il castello si svolge la fiera antiquaria, sembra che qualcuno sta traslocando dalla rocca. Il Castello di Fontanellato quindi ha avuto una continuità considerevole e ancora all’interno si possono vedere parte degli arredi originali, piccole indiscrezioni sulla quotidianità nobiliari come la camera da letto, il clavicembalo per il salotto, un forziere da romanzi cavallereschi, il teatro delle marionette che una sposa bambina si portò a Fontanellato come ricordo. La dimora nobile era vissuta come privata, ma di fatto era in funzione di una vita pubblica, un scenario per mostrare agli amici e nemici, potere economico e di relazioni con amici potenti.
Nella stanza affrescata dal Parmigianino si entra in punta di piedi, in silenzio che si insinua, la presenza di esserci è pesante. L’esistenza della stanza  è stata scoperta solo nel 1948 quando il castello venne acquistato dal Comune, fino allora era invisibile alla storia, sospesa in un universo atemporale in cui il senso del tempo non esiste. Il dolore di una madre per la perdita del figlio non ha giorni, non ha memoria, non ha parole. Nel 1524 Galeazzo Sanvitale e Paola Gonzaga chiamarono il Parmigianino, che allora era un giovane di talento per affrescare questa piccola stanza, forse era il bagno privato della Contessa Paola o forse un rifugio dove cercava di lenire il dolore per la perdita del figlioletto. Gli affreschi manifestano
rappresentano il mito di Diana e Atteone, così come ce lo racconta Ovidio nella Metamorfosi. L’affresco è pennellato di significati simbolici, i riferimenti culturali si uniscono ai riferimenti al dramma familiare finiscono per suscitare una tensione emotiva forte a cui non vi è rassegnazione  ma elaborazione meditativa che trova la sua sintesi nello specchio posto al centro con la scritta “respice finem”. La densità simbolica degli affreschi è talmente forte che si è pensato che la saletta fosse il luogo dove Galeazzo Sanvitale si dedicava ai suoi studi alchemici. L’illuminazione regolabile della saletta per mette di osservare con una simile intensità luminosa con cui fu realizzata, l’opera, all’abbassarsi della luce cambia profondamente la connessione di tutta la realtà visiva. Un’altra strabiliante visione è quella della Camera Ottica realizzata all’interno di una torretta  del castello. Il funzionamento è quella del foro stenopeico della macchina fotografica dove l’immagine non viene fissata solo proiettata su uno schermo nel buio della stanza è possibile osservare la vita della piazza antistante il castello. L’emergere dal buio le immagini sorprendono noi  contemporanei assuefatti e talvolta nauseati delle immagini, figuriamoci lo stupore incredulo quando fu realizzata a fine Ottocento.
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Parlare di cibo in questa zona è ben oltre il disquisire dei piaceri culinari, è l’elemento che ha conformato la società della provincia parmense. Inevitabile finire alla Corte di Giarola per uno degli abbinamento dei più famosi della cucina italiana, pasta e pomodoro, in questo caso in forma museale. La Corte di Giarola, si trova a 15 km da Parma e due da Collecchio, ha lunghe vicende storiche oggi è la sede del Parco Fluviale del Taro, accoglie due  musei dedicati al cibo quello del pomodoro, inaugurato nel 2010 e quello della pasta. Per amore di esattezza più che pomodoro l’allestimento museale mette in mostra la storia della industria conserviera, attività svolta per decenni all’interno della corte, quindi luogo eletto per rendere omaggio al rosso ortaggio. Nella grande sala si susseguono piccole curiosità, come l’ennesima dimostrazione che le intuizioni di alcuni abbiano determinato il cambiamento di abitudini di molti. Per gli appassionati di collezionismo rimarranno estasiati davanti alle colorate confezioni in latta o alla divertente varietà di apriscatole, brevettato  anni dopo dall’inizio della commercializzazione delle lattine. Il museo della pasta, inaugurato nell’aprile 2014, è un viaggio attraverso il tempo di come i cereali, grano siano stati presenti nella vita dell’uomo, fino dai tempi più remoti. I vari metodi di macina e lavorazione fino ad  arrivare all’allestimento, con macchinari originali, di un pastificio industriale della prima metà dell’Ottocento. Per gli amanti dei quiz c’è la bella sfida di confrontarsi su tutti tipi e forme e relativi nomi della nostra pasta. Il museo del vino, come quello del pomodoro e della pasta fanno parte del più ampio Museo del Cibo diffuso sul territorio della provincia di Parma,  preziose occasioni approfondire la consapevolezza quotidiana. Un viaggio ci cambia comunque poco o tanto, un segno lo lascia. Esplorare le terre del Ducato di Parma e Piacenza ci dona la ricchezza della quotidinità.
Dove mangiare: I Pifferi, via Zappati, 36, Sala Braganza (PR)tel. 0521 833243 www.ipifferi.com/. Appena fuori Sala Baganza c’è una meta per chi ama i sapori squisiti, i piatti ben curati, personale gentile, insomma stare bene a tavola con delicatezza per il palato e la dedizione del buon cibo. Il risotto al tartufo e parmigiano è una di quelle emozioni gustative che ti ammutoliscono per la sua pienezza di sapori.
Trattoria Milla, Via F. Maestri, 40, 43038 Sala Baganza Telefono:0521833267, www.trattoriamilla.it/index.html. Ambiente familiare e come quell’ingrediente invisibile che insapora tutto  quello del fare bene. Piatti della tradizione, di una buona tradizione, riproposti senza smancerie e tanto gusto. Piatti dal nome comprensibile, come nelle trattorie, ma dal sapore indimenticabile.
Antica Corte Pallavicina, Strada del Palazzo Due Torri, 3 Polesine Parmense Tel: +39 0524.936539 www.anticacortepallavicinarelais.it/ Un relais dove è possibile soggiornare, è un’azienda agricola che alleva, produce i prodotti che vengono cucinati nel ristorante, campo d’azione di Massimo Spigaroli. Sarà che la materia prima è ottima e coltivata in casa, sarà l’incontestabile bravura dello chef ma mangiare qui è un nutrimento non solo fisico. Ogni piatto è un’assoluta completezza, di sapore e di racconto.
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In collaborazione con www.slea.it
Info www.castellidelducato.it e www.parchidelducato.it

 

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