San Paolo fuori le Mura, la basilica delle curiosità a Roma

I bagliori dorati nei giorni di sole si notano da molto lontano, brillano tra il lungotevere e l’Ostiense,
quasi accecando gli incauti. Si trasformano così in un punto d’orientamento per trovare San Paolo fuori le Mura, a Roma.

Questi flash d’oro provengono dal mosaico sulla facciata della basilica, intorno i porticati bianchi, le palme e il cortile dalle siepi perfettamente tagliate. Davanti, ieratico come pochi, con la lunga spada a trafiggere il cielo plumbeo d’autunno, San Paolo appare quasi minaccioso con la sua altezza marmorea bianca, il cappuccio in testa, la lunga barba.

Costruita nell’Ottocento, sul posto di una precedente distrutta da un incendio nel 1823, la basilica di San Paolo è la seconda più grande di Roma, dopo San Pietro, e soprattutto è ricca di curiosità da scoprire.

Prima tra tutte, quella di esporre tutti i ritratti dei Papi che si sono susseguiti da San Pietro, immortalato
in un tondo alla sinistra dell’altare principale, in poi.

Da lì inizia una sfilata di medaglioni che proseguono in alto a cornice su tutta la chiesa, sopra gli archi che dividono le navate, in un viaggio temporale tra Storia, costume e moda dei secoli.

Fino ai papi più recenti, da Paolo VI a San Giovanni Paolo II. Gli ultimi due raffigurati sono il papa emerito
Benedetto XVI e Francesco, l’unico ad essere illuminato da un riflettore, a segno del suo attuale ruolo
da capo della Cristianità.

I ritratti sono mosaici su sfondo durato, furono iniziati nel 1847, ma l’idea risale alla precedente basilica,
che già li possedeva. Solo due Papi, però, sono seppelliti a San Paolo: san Felice III, perché qui c’era la tomba di famiglia, e Giovanni XIII, perché lo chiese espressamente nel testamento.

Ma la curiosità sta nell’antica leggenda che vuole che terminati gli spazi vuoti per i medaglioni nella basilica
di San Paolo sarebbe finita anche la Chiesa.

Tutto partirebbe dalle profezie di Malachia, vescovo benedettino di Armagh, in Irlanda, che ebbe una visione con i nomi, collegati ad un motto, dei futuri Papi, solo 111, più quello che governava al momento, poi sarebbe stata la fine del mondo, o meglio della Chiesa. Considerando questo, si è calcolato che effettivamente dopo Celestino II i tondi alla basilica di San Paolo fossero proprio 111 e che dopo quello destinato a Benedetto XVI sarebbe
rimasto un unico posto, riempito da Francesco I. Ma a guardar bene, il papa attuale finisce solo la corsia laterale e per i prossimi sei spazi vuoti basta girare lo sguardo all’angolo della navata.

Un’altra curiosità è proprio la tomba di San Paolo. Il santo morì nel 67 in seguito alle persecuzioni dei cristiani, venne decapitato nei pressi dell’odierna Tre Fontane, sulla Laurentina a Roma. Da qui all’Ostiense
nel luogo dove sorge la basilica c’era un percorso nei campi che i pellegrini facevano entrando in città e che conduceva anche all’argine del Tevere, dove esisteva un porto fluviale.

Durante i lavori di restauro e di realizzazione di altri spazi per biglietteria, negozio, spazio virtuale e quant’altro, nel 2008, si è scoperto una parte del lastricato, oltre a una serie di cantieri edili risalenti
al VIII fino al XV secolo e a tracce di ambienti dei monasteri che un tempo c’erano intorno alla chiesa medievale.

San Paolo di Tarso fu sepolto all’interno della proprietà di una certa matrona Lucina, che si trovava proprio nell’area dell’attuale chiesa, al secondo miglio della via Ostiense. Il luogo divenne subito meta di pellegrinaggio dai fedeli e l’imperatore Costantino decise di creare una piccola basilica, orientata in direzione opposta di quella attuale.

La tomba di San Paolo, oggi, si trova proprio al centro della monumentale navata, ricca di decori dorati, sotto l’arco trionfale detto di Galla Placidia, dal nome della committente, un mosaico anch’esso d’oro, in linea con lo stile bizantino dell’epoca.

Il sarcofago di marmo è inserito in una specie di cripta, più bassa rispetto al pavimento della basilica, vicino all’abside medievale, ed è protetto da una grata e da cordoni di velluto, al momento non si possono scendere le due rampe di scale e per pregare bisogna rimanere nella navata.

Nei secoli avvennero molte trasformazioni e restauri, prima di tutto l’ampliamento voluto da tre Imperatori, Teodosio I, Graziano e Valentiniano II, nel 391 per consentire alla crescente folla di devoti di visitare la basilica: alcune tracce dell’antica chiesa, con annessa abbazia benedettina sono ancora visibili.

Tutto durò fino alla notte del 15 luglio 1823 quando si sviluppò un incendio, provocato da una negligenza
di un operaio che stava aggiustando le grondaie del tetto della navata centrale e dimenticò acceso il fuoco utile per il suo lavoro. Il rogo avviluppò nelle fiamme la basilica di San Paolo per cinque ore distruggendo molta parte, nonostante l’arrivo dei vigili del fuoco, avvisati da un pastore che stava con il bestiame nei dintorni.

Papa Pio VII non fu avvisato, perché era in agonia per la rottura di un femore, e morì quasi un mese dopo inconsapevole del destino della basilica di San Paolo. Fu il suo successore Leone XIII a occuparsi della ricostruzione affidando a diversi architetti il progetto, inserendo come sua volontà l’utilizzo di nuovi materiali ma rispecchiando fedelmente la forma dell’antica basilica.

Il Pontefice creò una raccolta fondi per sostenere i lavori, alla quale risposero tutti i sovrani dell’epoca
e inviarono offerte sostanziose e materiale utile, come blocchi di marmo, di malachite e lapislazzuli come quelli donati dallo zar Nicola I che sono serviti per creare i due altari laterali.

Dal rogo si salvarono poche opere: l’abside, l’arco trionfale, il chiostro (oggi visitabile a pagamento), alcuni mosaici e il prezioso ciborio di Arnolfo di Cambio del 1285, che a tutt’oggi si vede nella sua perfezione. In marmo, è costituito da un’edicola gotica con quatto colonne in porfido rosse, sostituite nei restauri dell’Ottocento.

Nella basilica di San Paolo, poi, si possono ammirare anche altri capolavori, come un crocifisso del Trecento,
la cappella di San Lorenzo di Carlo Maderno, il catino absidale con la figura del Redentore, decorato da artigiani provenienti da San Marco a Venezia, il prezioso cero pasquale del 1170 con scene della vita di Gesù e motivi floreali.

Tantissime curiosità artistiche e architettoniche da vedere, anche se l’attrazione principale della basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma restano i ritratti papali e il mistero della profezia.

Info:
www.basilicasanpaolo.org/
www.turismoroma.it/

Foto di Sonia Anselmo

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