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Conquistatori, santi e artisti a Spoleto

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La cattedrale è un’opera d’arte in se stessa: qui già nel IX secolo esistevano due chiese, distrutte dall’imperatore Federico Barbarossa, sulle loro fondamenta fu costruito nel 1198 l’attuale edificio in stile romanico, ma ha subito trasformazioni con il passare del tempo, come il portico dal gusto rinascimentale e altri rifacimenti barocchi voluti dall’allora papa Urbano VIII, che aveva reso il nipote Francesco Barberini vescovo di Spoleto. Anche l’interno è particolamente elaborato con il pavimento romanico, l’abiside con affreschi di Fra Filippo Lippi, opere di Annibale Carracci e in una cappella una “Madonna col Bambino tra due Santi”, dipinta dal Pinturicchio. Inoltre, per gli spoletini ha molto valore un’icona della Vergine: è una tavoletta rivestita di tela dipinta da un pittore bizantino verso la fine del secolo XI e secondo la tradizione fu donata in segno di riconciliazione dal Barbarossa nel 1185, trenta anni dopo aver distrutto la città. La Cattedrale è fonte anche di numerose curiosità, una delle quali riguarda gli animali che vivono lì indisturbati tra la torre e l’architrave dai bassorilievi romanici: ci sono civette, una coppia di barbagianni, passeri, piccioni terraioli, taccole e due colonie di api, chissà magari attirate dalle consimili usate come stemma dai Barberini, riprodotto negli archi della chiesa.
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Risalendo l’ampia scalinata, si torna ad ammirare le vie di Spoleto, ricca di tante altre storie e leggende. Del resto, la città ha origini remote e per la posizione geografica è stata protagonista di molti episodi importanti della Storia. In questa zona, ci sono tracce di insediamenti risalenti alla fine dell’età del bronzo, mentre l’antica cinta muraria, ancora visibile per un breve tratto, ricorda che nel VI secolo a.C. era popolata da persone venute a vivere sotto il colle S. Elia. Successivamente Spoleto divenne romana fino al midollo, tanto da dimostrare la sua fedeltà a Roma in varie occasioni. Una di queste fu quando le truppe di Annibale, reduci dalla cruenta vittoria al lago Trasimeno durante la Seconda Guerra Punica nel 217 a.C., mentre cercavano di dirigersi verso Roma furono costrette dagli abitanti di Spoletium a cambiare idea. Secondo la leggenda, sui Cartaginesi vennero gettati dalla mura catini pieni di olio bollente, che costrinsero i soldati e il loro capo a deviare il percorso e raggiungere l’Adriatico. La porta d’accesso da cui Annibale fu costretto a ritirarsi fu chiamata apposta Porta Fuga e all’epoca costituiva il primo varco nella cinta urbica. Quella che si vede oggi risale al XIII secolo, mentre l’iscrizione cinquecentesca recita “Annibale, sconfitti i romani al Trasimeno, dirigendosi con il micidiale esercito verso Roma, respinto a Spoleto con strage dei suoi, fu la causa del  nome di questa porta, resa celebre dalla sua fuga”. Spoleto, grazie proprio a questo episodio, è inclusa nel bellissimo “Cammino di Annibale”, un itinerario che fa parte della Rotta dei Fenici, una serie di percorsi sulle orme degli antichi navigatori e i loro eredi in  tutto il Mediterraneo che propone appunto un modo nuovo per scoprire una zona. In questo caso il cuore dell’Umbria, tra Tuoro al Trasimeno, Perugia, Spello, Bevagna, Assisi, Colfiorito e appunto Spoleto.
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La città, peraltro, sembra essere un piccolo bignami della Storia dell’Italia centrale: Romani, Bizantini, Goti, Longobardi che la facero ducato del loro impero. Ognuno ha lasciato tracce di sè qui: l’anfiteatro e una casa romana, gli affreschi bizantini, le chiese, le cripte, gli archi risentono degli stili architettonici dei secoli, dal Medioevo fino all’Ottocento, passando per il Rinascimento. Innumerevoli i personaggi che qui hanno transitato lasciando le loro orme: i conquistatori come Annibale e Federico Barbarossa, i vescovi e santi come Carlo Borromeo, gli artisti come Pinturicchio, dame come Lucrezia Borgia e regine come Cristina di Svezia. Gente di ogni genere, nobili, mercanti, intellettuali, italiani e stranieri. È sempre stata cosmopolita, sede ideale del Festival dei Due Mondi, voluto dal Maestro Giancarlo Menotti a fine anni Cinquanta del Novecento, che qui ha portato tutti i protagonisti dell’arte, della cultura, dello spettacolo più importanti al mondo. Quasi come se Spoleto fosse per sempre il centro d’Italia.
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In collaborazione con www.larottadeifenci.it

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