Dolceacqua, il borgo incantato che sedusse Monet

Fu amore a prima vista, quello tra Claude Monet e Dolceacqua. Il pittore rese eterno il borgo dell’entroterra ligure dipingendolo più volte, insieme al suo ponte-simbolo.

Era il gennaio 1884, Monet fece ritorno in Riviera subito dopo un breve primo soggiorno con l’amico Renoir: questa volta si spostò da Bordighera verso l’interno e la valle Nervia, così scoprì Dolceacqua e volle subito
immortalarla con il suo ponte e il castello in alcuni dipinti. “Il luogo è superbo, vi è un ponte che è un gioiello di leggerezza”, scriveva Monet. E come dargli torto.

Anche oggi i visitatori di questo borgo, incastonato nel verde, restano incantati dalla bellezza del luogo.

Dolceacqua sembra essere creata apposta per stregare chi guarda il panorama: il ponte, il torrente Nervia, e da un lato il borgo antico, i tipici carrugi, le chiese color pastello e le case in pietra che si arrampicano
fino al castello, che sembra far da vedetta.

Il primo impatto è questo e dà ragione a Monet. Si abbandona l’auto in uno dei parcheggi della zona moderna, sulla riva opposta del torrente, dove si trova la chiesa di San Filippo e si attraversa il bellissimo ponte a schiena
d’asino, costruito sulle rovine di uno precedente, nella prima meta del secolo XV, quando la zona apparteneva alla Signoria del marchese Enrichetto Doria.

Ci si ritrova subito nella Terra, così chiamano gli abitanti l’antica Dolceacqua. Un dedalo di stradine e di angoli dotati di grande fascino che portano tutti alla salita per il castello.

Lungo l’esplorazione di Dolceacqua si incontrano passaggi coperti, archi, case povere e antiche, qualche palazzo nobiliare come quello della Caminata, con i portali decorati dallo stemma della famiglia dei Doria, i feudatari, e tante botteghe artigiane.

Fino al Castello Doria, che fu abitato fino al 1744 e che recentemente ha subito un intervento di restauro: ora è visitabile anche l’interno con sale multimediali, che ospitano, oltre alla storia del borgo, anche convegni, eventi culturali, mostre e persino matrimoni. Esiste anche un percorso panoramico, con binocoli a disposizione, che permette di ammirare l’intera valle, il mare, le vigne, le piantagioni di ulivi e d’inverno le montagne innevate.

Nella discesa, c’è ancora tanto da visitare a Dolceacqua. Come la chiesa di San Giorgio, presso il cimitero, che conserva parti delle fasi romanica, gotica e barocca, custodisce il polittico di Santa Devota, capolavoro di Ludovico Brea del 1515 e ha il campanile inserito in una delle torri della cinta muraria.

Una scenografia del genere è perfetta per molte iniziative, come i mercatini d’antiquariato, le mostre agricole e le manifestazioni teatrali e musicali durante l’estate, ma anche per le tradizionali celebrazioni locale.

A Dolceacqua si festeggia la Processione di San Sebastiano a gennaio (nella Riviera ligure l’inverno è mite) e a fine estate ogni anno va in scena uno grandioso spettacolo di fuochi d’artificio dal castello che illumina il ponte, il torrente e il borgo.

Ad agosto un altro appuntamento imperdibile a Dolceacqua è la festa della Michetta, che è legata a una leggenda
locale. Nel Trecento il Marchese Doria aveva istituito lo ius primae noctis, il diritto del feudatario di giacere la prima notte di nozze con la moglie del suddito o di avere qualcosa in cambio per evitare quest’obbligo.

Si racconta che un giorno lo spavaldo marchese rapì Lucrezia, una fanciulla di Dolceacqua che aveva deciso di sposarsi in segreto per evitare il sopruso: la ragazza si oppose con tutte le sue forze al punto che il Marchese la chiuse una prigione del castello e la fece morire di fame.

Fu allora che il fidanzato furioso minacciò Doria costringendolo a eliminare il terribile diritto. Per commemorare
la povera Lucrezia preparò un dolce: era la Michetta, diventata in seguito un simbolo di libertà dalle ingiustizie e un allusione al sesso. “Omi, a michetta a damu a chi vuremu nui”, si dice da quel giorno, ovvero “uomini, la michetta la diamo a chi vogliamo noi!”, una sorta di slogan anni Settanta in dialetto.

La michetta è una sorta di brioche che si può assaggiare sempre nelle panetterie e nei bar della colazione a Dolceaqua.

Non solo dolcetti tipici, Dolceacqua è un centro rinomato per i cultori della gastronomia. L’emblema principale è il Rossese, il vino a denominazione d’origine controllata prodotto in minime quantità, dal color rosso rubino e dal sapore aromatico. Immancabile sulle tavole e nelle botteghe del borgo è l’olio extravergine di oliva, con un profumo fruttato e il gusto dolce.

A Dolceacqua si gustano tante altre specialità, dalle olive alle ricette della cucina ligure, nei tanti agriturismo intorno al paese e nei ristoranti della zona moderna. Del resto, tutto intorno la valle del Nervia offre
terrazze coltivate tra vigneti e uliveti. Non mancano i fiori, come d’obbligo in questo lato della Riviera ligure.

Info:
www.regione.liguria.it/homepage/turismo.html

Foto di Sonia Anselmo e dreamstime.com

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