Abbazia di Polirone, tra Medioevo e Rinascimento

Matilde di Canossa, i Gonzaga e Giulio Romano, Medioevo e Rinascimento. L’abbazia di Polirone ha attraversato più di un millennio e visto passare la Storia, mutando stile e rimanendo un capolavoro per l’arte, l’architettura e la religione.

Se ne sta lì nel cuore di San Benedetto Po, in provincia di Mantova, uno dei borghi più belli d’Italia, ad ammirare il passaggio di pellegrini e visitatori. In alto sopra l’entrata svetta la statua di Matilde di Canossa abbigliata come una guerriera, mentre le varie costruzioni del complesso monastico si svelano agli occhi tra torri, sculture, chiostri e linee pulite della basilica.

Fu il nonno della grancontessa feudataria, Tebaldo, conte di Mantova, a volere, poco dopo il fatidico anno Mille, la costruzione dell’abbazia di Polirone. Qui, in un’isola tra i due fiumi Po e Lirone, perfetta per il controllo della navigazione, esisteva già una cappella dedicata a San Benedetto, ma il conte donò ai monaci benedettini metà dei terreni per edificare un vero e proprio monastero.

L’abbazia di Polirone resterà legata alla famiglia di Canossa fino al 1077 quando Matilde lo donò al papa Gregorio VII in seguito allo storico incontro con l’imperatore Enrico IV. Il pontefice la affidò all’abate Ugo dell’abbazia di Cluny e da allora il monastero aderì alla riforma e alle consuetudini francesi che regolavano la vita, la liturgia e l’architettura: per questo la chiesa abbaziale venne ricostruita con deambulatorio, cappelle
e transetto.

In quel periodo l’abbazia di Polirone crebbe in splendore anche come importante centro culturale, con un celebre scriptorium dove si trascrivevano i manoscritti, diventando fondamentale per la diffusione della riforma gregoriana nell’Italia settentrionale.

Nonostante questi cambiamenti, l’abbazia di Polirone rimase ancora legata a Matilde: la granduchessa, morta
nel luglio 1115, venne sepolta proprio qui e la sua tomba ci rimase fino al 1632, quando papa Urbano VIII
la volle traslare a Roma, donando molti soldi all’abbazia.

Dopo pochi anni, la tomba di Matilde venne definitivamente collocata in San Pietro in Vaticano e impreziosita da un
sepolcro creato da Bernini e chiamato Onore e Gloria d’Italia: tutt’oggi Matilde è una delle tre donne seppellite all’interno della basilica.

L’abbazia di Polirone continuò a osservare i secoli, vivendo anche momenti bui. Cominciò a risorgere con l’avvento
del Rinascimento e il potere della famiglia Gonzaga, che era affezionata al monastero.

Tra il Quattrocento e il Cinquecento tornò ad essere un centro culturale dove ospitare gli intellettuali dell’epoca: arrivò anche Martin Lutero nel suo viaggio verso Roma, mentre i monaci benedettini diedero un
imput fondamentale all’ampliarsi dell’agricoltura nella pianura padana.

Grazie ai Gonzaga, l’abbazia di Polirone assunse anche una nuova forma, più o meno quella che vediamo oggi. L’incarico di ristrutturala nel 1540 venne affidato a Giulio Romano, all’epoca architetto e artefice di molte meraviglie a Mantova, compreso Palazzo Te.

Per l’abbazia di Polirone Romano, allievo di Raffaello, si trovò davanti all’esigenza di mantenere intatte le vecchie costruzioni romaniche e gotiche e dovette rielaborare molti elementi. Riuscì perfettamente nel suo intento e ancora adesso si ammirano i suoi capolavori, soprattutto la basilica dell’abbazia.

Proprio dedicata al lavoro di Giulio Romano e al Cinquecento, è stata una mostra appena conclusa nelle sale dell’ex refettorio monastico che ha riportato a Polirone “L’Ultima Cena” di Girolamo Bonsignori, nel luogo per il quale venne creata, inserendosi perfettamente nella parete affrescata attribuita al Correggio. Infatti, molte opere all’interno del complesso monastico vennero messe in sicurezza dopo la soppressione dell’epoca napoleonica: ad esempio i libri e i manoscritti vennero spostati nella biblioteca comunale di Mantova e così salvati.

Oggi l’abbazia di Polirone è un luogo di silenzio, dove ammirare gli stili architettonici diversi, la Storia che ha toccato queste mura, i tre chiostri (Secolari, di San Simeone, di San Benedetto), la sala del Capitolo, l’Infermeria Nuova, il refettorio, il grande scalone seicentesco decorato con stucchi, il Museo Civico Polironiano di San Benedetto Po, uno dei maggiori musei etnografici, le cantine con l’esposizione dedicata ai carri agricoli tradizionali della zona.

Da non perdere, all’interno della basilica, l’Oratorio di Santa Maria, risalente a un periodo compreso
dalla fine del XI secolo alla metà del XII. Proprio qui si pensa sia stata sepolta originariamente Matilde
di Canossa, in un’urna interrata di fronte all’altare, in corrispondenza del grande mosaico con le quattro Virtù Cardinali.

Una volta tornati sulla grande piazza dove sorge il complesso, una visita a San Benedetto Po è d’obbligo: si trova lungo i sentieri cicloturistici e fa parte dell’itinerario enogastronomico Strada dei Vini e dei Sapori di Mantova. Inoltre è famoso per la sagra dell’asparago, prodotti tipico del luogo, che si svolge il secondo weekend di maggio, e per la sagra del Nedar, l’anatra in dialetto, il primo fine settimana di ottobre.

Un motivo in più per visitare l’abbazia di Polirone, una delle più importanti d’Italia.

Info: www.turismosanbenedettopo.it/servizi/notizie/notizie_homepage.aspx
Foto di Sonia Anselmo e dreamstime.com

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