San Pietro, la basilica dei tesori artistici e delle curiosità

L’abbraccio del colonnato è ancora più accogliente con la vasta piazza deserta. Un gabbiano fa
il bagno nella fontana antica, mentre il sole freddo di gennaio rende di un bianco accecante i
dettagli e l’obelisco si perde nell’azzurro del cielo. La Basilica di San Pietro, senza
i turisti, è ancora più bella, fa battere il cuore davanti a tanta meraviglia architettonica
e artistica, in una giornata tersa, una di quelle che la Roma di inverno sa regalare a chi
vuole osservare.

Appena poi le luci della sera si illuminano, la statua di San Pietro a fine della scalinata sembra ammirare il colonnato, la piazza, via della Conciliazione e giù in fondo il Tevere, mentre la basilica brilla di nuova magia.

Uno spettacolo messo in scena da artisti e mecenati illustri nei secoli, forgiando la Storia. Tutto questo sembra quasi vibrare nella piazza deserta, come se Michelangelo, Bernini, Maderno, Canova, ma anche i pontefici Giulio II, Paolo V, Urbano VIII, Alessandro VII, siano fantasmi nascosti ad ammirare l’eterno stupore di chi si accosta ai loro capolavori senza filtri e stress.

La basilica di San Pietro è come un antro dei tesori, dove il potere spirituale e quello
temporale si inchinano ai geni immensi di artisti e architetti, chiamati dai committenti a rendere
eterno il fulcro del Cristianesimo.

Così il ricco interno della la basilica più grande del mondo diventa un libro aperto sospeso sulla storia dell’arte, dell’architettura, della religione e di Roma, da ammirare nelle piccole curiosità, in altri periodi nascoste dalla folla di turisti.

La Pietà, sola in un angolo, appare ancora più drammatica, eppure soave nella bellezza unica, con il volto dolcissimo della Madonna, scolpita da un giovane Michelangelo. La leggenda vuole che il Buonarroti mise la firma nottetempo (unica sua opera ad averla) per rivendicare il lavoro che si voleva attribuire ad un altro collega, sconosciuto. Michelangelo ha reso immortale un’emozione tra le pieghe del marmo.

Nella navata principale, poco oltre l’entrata dalla Porta dei Sacramenti, ecco il cerchio
di porfido rosso dove venivano incoronati re e imperatori, primo tra tutti Carlo Magno nell’800,
nella vecchia basilica di San Pietro.

Poi si fanno notare le acquasantiere di marmo giallo, sollevate da due angeli dalle perfette linee, dai volti estasiati e alti ben due metri, commissionati nel Settecento, mentre lungo la navata sfilano nelle nicchie le statue dei fondatori degli ordini sacri.

Su ogni pilastro, progettato da Gian Lorenzo Bernini, sono sistemati medaglioni ovali con i ritratti dei primi 56 Papi, una coppia di putti che mostra le insegne dell’autorità papale (chiavi, triregno e libri) e in fondo una colomba con un ramoscello d’ulivo.

Ce ne sono ben 104 e curiosamente non simboleggiano solo lo Spirito Santo, ma anche lo stemma della famiglia Pamphili, da cui proveniva Innocenzo X, che aveva ordinato le decorazioni.

Il Papa aveva ereditato Bernini come architetto del Vaticano da Urbano VIII, continuò l’opera del suo predecessore arricchendo San Pietro (oltre a volere la sistemazione di piazza Navona a Roma e la costruzione di Palazzo Montecitorio).

Proprio ad Urbano VIII Barberini si deve una delle meraviglie di San Pietro: il baldacchino
dalle colonne tortili posto al centro, sul punto esatto della sepoltura del primo apostolo.

E’ il cuore sacro della basilica, Bernini lo creò usando il bronzo preso dal Pantheon: da qui nacque una pasquinata rimasta famosa nei secoli, quello che non fecero i Barbari, lo fecero i Barberini. Sull’enorme baldacchino spicca lo stemma della famiglia, le api.

Ai tempi di San Pietro sul colle Vaticano sorgeva il circo di Caligola e Nerone: al centro aveva proprio l’obelisco che oggi si trova al centro della piazza (come volle papa Sisto V nel Cinquecento), proveniva dall’Egitto e con un’iscrizione inneggiante a Gaio Cornelio Gallo, prefetto romano in quella terra.

Nel circo si svolgevano corse di cavalli e spettacoli, ma vide anche i martiri di molti cristiani: San Pietro venne crocefisso a testa in giù. Fu sepolto in una piccola edicola coperta di terra in quella che era una necropoli (tuttora visitabile sotto la basilica) e divenne subito un luogo di pellegrinaggio.

Nel IV secolo Costantino decise di costruire una chiesa. Soltanto nel 1506 Giulio II volle sostituirla, ampliandola e cominciando i lavori con Donato Bramante. Da allora iniziò un lungo periodo in cui cambiarono artisti e papi mecenati, fino al progetto di Michelangelo e alla sua cupola: ma il cantiere non vedeva mai fine, al punto che ancora oggi quando una cosa si prolunga si dice che si fa come la Fabbrica di San Pietro.

Nel Seicento papa Paolo V chiamò Carlo Maderno a completare la basilica, mentre Bernini lavorava agli interni e poco dopo si dedicò alla piazza con il colonnato, dando l’aspetto attuale a San Pietro.

L’interno contiene altre innumerevoli curiosità. Ad esempio i 10 mila metri quadrati
di mosaico, compresa la cupola e gli altri dipinti. Tutte le pale d’altare e quelli che sembrano affreschi a San Pietro sono in realtà minuziose repliche con piccoli tasselli: a partire dal XVII secolo i dipinti vennero sostituiti dai mosaici, più duraturi,
mentre gli originali furono sistemati altrove.

Come la Trasfigurazione di Raffaello, che a San Pietro si trova sotto il pilone di Sant’Andrea, mentre quello che il grande artista aveva con se al momento della morte si trova alla Pinacoteca Vaticana.

Dietro il baldacchino, un altro capolavoro del Bernini: una nuvola dorata in cui si uniscono angeli e raggi di luce con al centro l’antica cattedra in legno che la leggenda vuole essere appartenuta a San Pietro come primo Papa. In realtà, è un manufatto medievale donato dal re dei Franchi Carlo il Calvo in occasione della sua incoronazione a Roma.

Un altro mito è legato all’opera di Bernini: si racconta che una cinquantina d’anni prima, l’artista si recò a San Pietro con il suo maestro Annibale Carracci, il quale ammirando l’abside vuoto disse che un giorno sarebbe arrivato un artista degno di decorare quello spazio. Il giovane Gian Lorenzo si mise in testa di diventare lui quell’uomo e ci riuscì, al punto che all’inaugurazione Alessandro VII si emozionò e cadde in ginocchio a pregare.

Lì accanto si trova un’ennesima curiosità di San Pietro. La tomba di papa Paolo III Farnese, opera di Guglielmo Della Porta, ha due figure femminili alla base, a simboleggiare la Giustizia e la Prudenza: la tradizione popolare vuole che siano rappresentate la sorella, la celebre Giulia Farnese, amante di Alessandro VI Borgia, e Giovanella Caetani, madre del pontefice.

Un’altra preziosa opera è il monumento funebre a Giacomo III Stuart e ai suoi due figli, una piramide con una porta sorvegliata da due angeli efebici: fu realizzata da Canova che si rifiutò di coprire le nudità delle statue e nascondere la loro perfezione marmorea.

Di fronte si trova la tomba di Maria Clementina Sobieska, moglie dello Stuart: si ritrovò coinvolta nelle guerre di religione in Inghilterra e riparò, con il marito, a Roma dove morì. La curiosità sta nel fatto che è una delle tre donne sepolte a San Pietro.

Le altre due sono Matilde di Canossa, onorata da un monumento firmato da Bernini, e Cristina di Svezia, personaggio insolito in sé, convertita al cattolicesimo, famosa per essere anticonformista per il Seicento e appassionata dell’alchimia.

Nel silenzio della basilica semi deserta, si apprezzano queste e altre curiosità, osservando
tutti i dettagli e le particolarità di questi capolavori d’arte, prima di ritornare a risentire l’abbraccio del colonnato nella piazza di San Pietro.

Info: www.vatican.va
Foto: Sonia Anselmo

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