A Busseto a casa di Giuseppe Verdi

 

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Poco più che adolescente si trasferì a Busseto presso Antonio Barezzi, commerciante e grande  appasionato di musica, in veste di maestro di canto e di piano della figlia Margherita. Barezzi fu il primo a comprendere le grandi qualità del giovane Verdi e  fece in modo di fargli ottenere dal locale Monte di Pietà una borsa di studio di 300 lire annue per una durata di quattro anni, una somma sufficiente per tentare la  fortuna a Milano. In Casa Barezzi, tra i tanti ricordi del maestro, anche il pianoforte sul quale si esibì pubblicamente per la prima volta, lo stesso pianoforte che  il maestro Riccardo Muti, cittadino onorario di Busseto, non volle suonare per rispetto alla sacralità del cimelio. Oggi la casa è visitabile ed è inclusa  nell’itinerario verdiano che comprende il Museo Nazionale Giuseppe Verdi, inaugurato nel 2009, nella Villa Pallavicino, grandiosa dimora rinascimentale, appena fuori  dal centro abitato di Busseto. Qui sono splendidamente conservate le scenografie originali di Casa Ricordi, i quadri d’epoca, le partiture, gli abiti di scena legati alle 27 opere del “Cigno di Busseto”, le musiche immortali dal Nabucco al Trovatore e Rigoletto, dalla Traviata all’Aida e Otello, dal Ballo in Maschera al Macbeth  e Falstaff, una full immersion nelle opere del grande maestro. Il tour continua con il Nuovo Teatro Verdi, sull’omonima piazza, nel centro di Busseto, una piccola  bomboniera con tanto di palco reale ed una capacità di 300 posti, inaugurato in suo onore nell’agosto del 1868 con la rappresentazione del Rigoletto. Per l’occasione  le dame indossavano abiti verdi e i cavalieri cravatte di colore verde, ma il maestro non si presentò a causa di dissapori privati. Era il 1832 quando il compositore si recò a Milano dove tentò, senza successo, di essere ammesso al Conservatorio. Il giovane Verdi non si perse d’animo iniziando a frequentare assiduamente i teatri riuscendo in questo modo a familiarizzare con il repertorio operistico dell’epoca. Rientrò a Busseto tre anni dopo e sposò la figlia del suo mecenate, Margherita, dalla quale ebbe due figli, entrambi morti in tenerissima età. L’anno 1839 lo vide tornare a Milano per ritentare nuovamente  la fortuna che questa volta arrivò. Il Teatro alla Scala mise in scena la sua prima opera intitolata “Oberto, Conte di San Bonifacio”, che ebbe un buon successo, tanto che l’impresario Merelli e l’editore Ricordi lo vincolarono ai suoi primi contratti. Sfortunatamente non ebbe il tempo di gioire per questo nuovo ingaggio, la sua vita privata subì un forte arresto: dopo la morte dei due figli, anche la moglie si spense a Milano. Verdi perse tutta la gioia di vivere, convincendosi  di non poter trovare alcuna consolazione nell’arte e decise che non si sarebbe mai più dedicato alla composizione musicale. Riuscì a sollevarsi solo due anni dopo con il Nabucco, il cui successo fu strepitoso. L’opera andò in scena nel marzo del 1842 e il coro patriottico ” Va pensiero ” divenne ben presto conosciuto e amato  dal popolo italiano, mentre la soprano Giuseppina Strepponi, che divenne in seguito la sua seconda moglie, fu la prima interprete del personaggio di Abigaille. Una volta raggiunta la fama Verdi acquistò ed elesse a sua dimora stabile la tenuta di Sant’Agata a Villanova sull’Arda, non lontano da Busseto. Qui si fece  riadattare una casa colonica, immersa in un parco di sei ettari, trasformandola in una vera e propria villa di campagna dove abitò con Giuseppina per diversi decenni.  Oggi è visitabile ed è conservata come la lasciò il maestro, con il pianoforte – un gran coda Erard – sul quale compose gran parte delle sue opere, una vasta  raccolta di spartiti, un’infinità di cimeli e il mobilio nonchè il letto della camera che occupava al Grand Hotel et de Milan dove morì. Verdi viaggiò molto,  le esecuzioni delle sue opere lo portarono in numerose città italiane tra cui Genova, dove soleva trascorrere gli inverni e Torino dove si recò più volte in veste  di deputato italiano. Soggiornò a Parigi in occasione della prima de “I Vespri Siciliani”, a San Pietroburgo per “La Forza del Destino”. Divenuto ricchissimo volle fondare e costruire due istituzioni a beneficio delle persone meno fortunate: un ospedale per i poveri vicino alla sua tenuta di Sant’Agata e una Casa di Riposo per i musicisti caduti in povertà alla periferia di Milano. E sarà proprio questa Casa di Riposo la sua ultima dimora, nella  cappella della casa furono infatti inumate le sue spoglie. Verdi morì a Milano il 27 gennaio 1901. Vi era giunto per trascorrervi le festività natalizie, essendo  ormai vedovo da tre anni, prendendo alloggio nella suite 105 del Grand Hotel in via Manzoni. Il 21 gennaio venne colpito da emorragia cerebrale e rimase sei giorni tra la vita e la morte. Per alleviare la sua agonia, la strada venne cosparsa di paglia in modo da attutire lo scalpiccio degli zoccoli dei cavalli e il frastuono delle ruote dei carri e carrozze. Poi sopraggiunse la fine, in segno di cordoglio i negozi e i teatri della città rimasero chiusi per tre giorni, mentre il Senato e la Camera dei Deputati presero cura di organizzare i preparativi per rendergli omaggio. Nonostante Verdi avesse lasciato disposizioni per una sepoltura semplice, l’umore nazionale impose di disporre per una delle figure più illustri in modo conveniente. Alle sei del mattino del 30 gennaio il traffico si fermò per far strada ad una lunga processione con decine di migliaia di persone al seguito, tra cui Leoncavallo e Puccini che erano alcuni dei rappresentanti più celebri della nuova generazione di compositori. La salma venne dapprima inumata accanto a quella di Giuseppina al Cimitero Monumentale ma  poi, il mese successivo, i due feretri vennero traslati in pompa magna nella cappella della Casa di Riposo Un coro di centinaia di persone diretto da Arturo Toscanini accompagnava la processione sulle note del “Va pensiero”. Sulla sua lapide vennero  incise le parole, estremamente significative, scritte per lui da Gabriele D’Annunzio “Diede una voce alla speranza e ai lutti, pianse e amò tutti” ( da “In morte di Giuseppe Verdi “).

Dove ascoltare: Le celebrazioni per il bicentenario della nascita di Verdi saranno, a Piacenza, Parma e Pavia, un crescendo di iniziative che durerà tutto l’anno: oltre alle opere rappresentate nei teatri lirici, il legame di Verdi con il territorio padano sarà sottolineato anche da mostre, conferenze e concerti. A Piacenza, dopo una serie di concerti che continueranno a giugno e luglio, è fruibile la mostra Piacenza a Verdi, Curiosità e documenti in biblioteca e nell’Archivio del Teatro Municipale. Notevoli i carteggi con Mazzini e Cavour, così come calchi in gesso del viso e della mano. Fino al 1° giugno. Intensi festeggiamenti ci aspettano in autunno, quando il programma verdiano di Parma, città universalmente riconosciuta quale patria del “Cigno”, partirà in grande stile. Ogni anno il Festival Verdi realizza concerti e incontri nei luoghi deputati alla musica in città: i teatri Regio e Farnese, l’Auditorium Paganini e anche la Casa della Musica. Alacri preparativi sono in corso, con anche una legge speciale per l’attribuzione di fondi da destinare alla risistemazione funzionale del Regio. A Pavia, all’interno della rassegna Pavia Barocca 2013, lo spettacolo “Viva Verdi! – Cori d’opera e sinfonie” eseguiti dal coro universitario del Collegio Ghislieri, il 15 giugno, sotto la direzione di Jader Bignamini. Si tratta di un’iniziativa benefica i cui proventi saranno devoluti a PaviAIL, Associazione Italiana contro le Leucemie, sezione di Pavia.
Per informazioni www.giuseppeverdi.it, www.circuitocittadarte.it
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