Skopje – La luce del crepuscolo, appena un attimo prima che si entrino in funzione i lampioni della sera, rende tutto ovattato, rosa, fiabesco. Le grandi statue, le fontane, i ponti, si accendono e spengono di molti colori, mentre risuonano note di musica classica. Skopje, all’ora del tramonto del sole, acquisisce un alone quasi magico.
Una città cantiere, in continua evoluzione dal 2011 ad oggi con i lavori previsti per molti anni ancora, che sembra
uscita dalla fantasia di Disney, tanto che non sfigurerebbe in un parco a tema. Sarà per le sculture gigantesche
e più piccole sparse in giro per il centro, sarà per le tinte del cielo, sarà per le facciate neoclassiche con
le colonne che piano piano stanno sostituendo quelle di impronta socialista, sarà perché la città sembra in cerca
di identità, dopo secoli di dominio e sottomissione.
Skopje sembra avere una voglia di riscatto, di affrontare il futuro con un nuovo look e stile, e comunque resta sospesa tra l’Europa occidentale, con le pubblicità al neon sulla grande piazza del lato più moderno, e la Turchia del vecchio quartiere con i vicoli stretti, il bazar, l’hamman e la moschea.
Al centro di tutto, vedibile da ogni parte, illuminato dai giochi di luce viola, rossa, blu e dalle fontane che disegnano spruzzi nell’aria, c’è Alessandro Magno, il grande stratega, orgoglio della Macedonia. Imponente sul cavallo, Alessandro sembra condurre il popolo macedone di oggi verso un avvenire più radioso. Sotto di lui le statue dei soldati con le armi in pugno, gli scudi, l’elmo, raccontano le battaglie più importanti di un passato remoto, mentre i quattro leoni posti sul bordo sputano acqua a ritmo, ricordando i quattro fiumi dell’antichità, e le altre fiere restano di guarda.
I leoni sono una costante di Skopje, nelle duecento e oltre statue sparse per il centro, loro ricorrono spesso: sono simbolo di forza e coraggio, della voglia di indipendenza e fierezza della Macedonia, dopo secoli passati sotto i domini romano, bizantino, ottomano, bulgaro, jugoslavo. Gli animali sono protagonisti di una delle fontane dall’altra parte del ponte di pietra, simbolo quattrocentesco, voluto dal sultano Maometto II, che taglia in due la città, posta vicino ad altre imponenti vasche ricche di sculture, una rappresenta le età dell’uomo e la maternità, un’altra è dedicata a cavalli dal gusto classico.
Poco oltre, ecco Filippo II il Macedone che rivaleggia con il figlio in maestosità: anzi, con il braccio alzato, sembra salutare da lontano Alessandro, fiero delle sue conquiste espansionistiche. Sotto di lui, sono ritratti proprio il pargolo, in versione bambino, con la madre Olimpia e l’istruttore Arisotele, accanto gli immancabili leoni.
Il gruppo scultoreo è in una vasta piazza dove primeggia l’edificio moderno a specchio dedicato al museo dell’Olocausto, in memoria degli ebrei deportati dalla Macedonia, accanto la chiesa ortodossa di San Demetrio con i giardini, alle spalle un nuovo edificio ricco di statue e di chiara ispirazione neoclassica. Un po’ come il teatro costruito in riva al fiume, con le inevitabili sculture, stavolta a rappresentare la commedia dell’arte.
Dietro l’imponente Filippo, si apre il quartiere antico turco, con le sue stradine piene di locali, caffè,
ristoranti e negozi, con i cortili con l’edera rampicante e i gatti stesi al sole, con i bar con gli anziani
che giocano a dama e ad altri giochi, mentre dalla moschea si sente arrivare il richiamo alla preghiera.
Qui si trova anche il bazar, un trionfo di colori, sapori e odori, con la frutta e le spezie in bella vista,
insieme ai peperoni di ogni tinta, le olive, i pomodori grossi e succosi. E’ il lato più vero, terreno e godereccio
di Skopje, dominato dalla vecchia fortezza sulla collina.
Ristrutturata anche questa, sorge sulle fondamenta di un castello voluto da Giustiniano ed oggi è una muraglia con
lo spazio per visioni panoramiche della città, mentre poco oltre sorge il moderno, anche questo neoclassico,
Parlamento con davanti un ponte maestoso, dove sui quattro lati trionfano i leoni, due in stile contemporaneo
quasi astratto, e due “normali”.
Ma è riprendendo il ponte di pietra che si va alla scoperta dei cambiamenti più visibili di Skopje. Come
il grande edificio con le colonne che è il Museo archeologico, con davanti un ponte pieno di statue
di protagonisti dell’arte, della musica e della religione macedone, mentre dagli autoparlanti nascosti dagli eleganti lampioni si propagano note di sinfonie classiche.
Affacciandosi sul fiume Vardar, qualche pescatore solitario, una statua curiosa di una bagnante in bikini e cuffia ritratta nell’atto di tuffarsi in acqua, alcune enormi navi da pirata con le vele rotte dalle tempeste ancorate ai moli (che poi sono ristoranti e locali), il trenino rosso che fa il giro turistico e la giostra per i bambini. Tutto accentua l’effetto Disneyland, in particolare con le luci soffuse della prima serata.
Poco oltre, Alessandro, che poi ufficialmente è un guerriero a cavallo, per non creare dissidi con i vicini greci, osserva dal suo piedistallo, sovrasta tutto e tutti, mentre si illumina anche la mastodontica croce sul monte alle sue spalle, a ricordo dei duemila anni della Cristianità.
Ai piedi del condottiero la grande piazza, tra centri commerciali, nuovi hotel, insegne pubblicitarie, una libreria curiosa in una bancarella zeppa, la fontana rasoterra con i getti dove giocano i bambini, oltre alle inevitabili
statue ovunque. Dalla piazza a raggiera partono varie strade: una conduce a un arco di trionfo, bianco e immacolato, che segna l’entrata della città, un’altra, Macedonia Street, porta al memoriale di Madre Teresa, accanto alla grande chiesa dedicata a Costantino e a Sant’Elena.
Simbolo e orgoglio di Skopje, la piccola suora missionaria, oggi Santa Teresa di Calcutta, nacque nel 1910, con il nome di Anjezë Gonxhe Bojaxhiu, in una famiglia di origine albanese: la casa dove venne alla luce era nella piazza di Alessandro, ma fu distrutta dal terremoto del 1963 che rase al suolo quasi tutta la città. Ora lì c’è una semplice targa, la storia e la vita di Madre Teresa sono raccontate nel museo a lei dedicato, con fotografie, lettere autografe, il famoso sari che indossava, oltre a mobili dell’inizio del Novecento. Prima del terremoto, al posto del memoriale, c’era la chiesa cattolica che la religiosa frequentava da ragazza.
Oggi, però, Madre Teresa è ovunque nel centro, nelle targhe con le sue parole che si susseguono su quasi tutti i nuovi palazzi neoclassici. E’diventata quasi un ponte tra il passato e il futuro, un ricordo e un vanto, insieme ad Alessandro Il Grande, di Skopje, una città in trasformazione, concentrata sulla ricerca di una propria identità culturale e storica.
Dove dormire: Stone Brigde Hotel, Kej Dimitar Vlahov no.1 Skopje, Macedonia, http://stonebridge-hotel.com/, accanto al ponte di pietra e al museo archeologico, è in ottima posizione per scoprire a piedi tutta Skopje. Stanze spaziose con letti comodi e bagni un po’ vetusti, colazione abbondante servita al sesto piano con veranda panoramica, wi fi gratuito, bar con tavolini sulla piazza.
Come arrivare: Nell’aeroporto di Skopje, Alessandro Magno, gestito dalla società internazionale TAV Airoports Holding, atterrano compagnie low cost provenienti dall’Italia, come Wizz Air che vola da Roma Ciampino e Bergamo Orio al Serio.
Info: www.exploringmacedonia.com
In collaborazione con TAV Airports Holding, www.tavairports.com, e Fibula Air Travel Ohrid, www.fibula.com.mk