E’ un luogo dell’anima, Reichenau, uno di quelli che rimangono attaccati al cuore, capace di trasmettere tranquillità e spiritualità. Ora poi che si avvia all’autunno, con i colori delle degli alberi e delle zucche coltivate, diventa ancora tutto più magico su questa isola del Lago di Costanza.
Il Bodensee, compreso tra Germania, Austria, Svizzera e Principato di Liechstenstein, è territorio ricco di fascino in ogni stagione ma i mesi autunnali rendono la natura, con i vigneti, meleti e roseti, ancora più calda e affascinante.
L’isola di Reichenau, la più grande del lago, nel lato del Bodensee della Germania meridionale, è davvero idilliaca. I monaci che approdarono qui 1300 anni fa forse non la pensavano così, vista la leggenda del luogo che lo voleva pieno di pericoli. Furono i religiosi a trasformarlo in un angolo di pace. Da allora le chiese e i monasteri, gli orti e i vigneti, i chiostri e le strutture,
sono diventate un patrimonio unico, un insieme di tesori storici, artisti e naturali.
Nel 2024, poi, si celebra l’anniversario particolare dei 1300 anni di Reichenau: durante tutto l’anno con varie attività tra festival spettacoli teatrali all’aperto e festeggiamenti di ogni genere per ricordare e celebrare la fondazione del monastero.
L’evento clou è la mostra nazionale “L’isola del monastero di Reichenau – Patrimonio mondiale del Medioevo”, dove, fino al 20 ottobre 2024 sono esposti rari reperti sulla storia medievale dell’isola. Le conquiste storiche e culturali dei monaci sono raccontate in modo impressionante nella mostra al Museo Archeologico di Stato. Anche l’isola di Reichenau, Patrimonio dell’UNESCO da quasi 25 anni, fa parte dell’esposizione con i suoi siti originali, il tesoro della cattedrale di recente istituzione e i giardini del monastero.
Le tre abbazie di Reichenau risalgono al 700-800 a.C, all’epoca di Carlo Magno quando alcuni monaci, guidati dal vescovo Pirmin, vennero a stabilirsi qui dalla Francia con la voglia di cristianizzare i pagani che ci vivevano. La leggenda vuole che quando il vescovo arrivò, si trovò davanti a un territorio boscoso, pieno di pericoli, di serpenti e rospi, ma bastò che ci posò
il suo piede in onore di Santità e tutto si trasformò. Esattamente nel 724 Pirmin fondò con circa 40 confratelli il primo monastero benedettino sull’isola, in onore di Maria e di Pietro e Paolo, poi se ne andò in giro per l’Europa.
Intanto aveva lasciato la sua orma e gli altri monaci, fedeli sostenitori di “ora et labora”, si diedero da fare costruendo, ma soprattutto piantando, coltivando, pescando. I monaci eressero numerose cappelle e chiese, ampliarono il complesso monastico, e crearono, già nel primo Medioevo, una scuola famosa in tutto l’Impero per lo studio della poesia, musica, pittura e per i manoscritti.
Ancora oggi sono famosi gli orti di Reichenau: l’abate del monastero benedettino Walahfried Strabo scrisse, nell’827, il testo dedicato alla coltura di piante e fiori, conosciuto come Hortulus, nonché il primo manuale di giardinaggio d’Europa. Tra l’altro si può ancora vedere ancora un orticello negli spazi dell’antico convento che rispecchia i dettami contenuti nell’Hortulus.
Tuttora l’isola viene chiamata delle verdure: si coltivano ortaggi famosi in tutta la Germania per la qualità e l’abbondanza, si raccoglie tre volte l’anno e di tutto, ogni tipo di cavolo, peperoni, insalata, radicchio, zucche (spesso messe in vendita su un banco davanti all’abbazia), un pomodorino ciliegino chiamato “la perla dell’isola” che è DOP, cetrioli, ravanelli da quindici getti per cespo, patate dolci, zucchine. Insomma, il paradiso di un vegetariano. Ma si pesca anche molto in questo angolo di lago, un po’ come facevano i monaci più di mille anni fa: il ponte che collega l’isola alla terraferma è un via vai di persone che vengono ad acquistare le prelibatezze del luogo sulla bancarelle e nella panetteria locale.
Oltre all’aspetto gastronomico, Reichenau, a distanza di secoli, è un vero tesoro incomparabile. La prima chiesa che si incontra arrivando dalla terraferma è San Giorgio, datata intorno all’anno Mille, romanica a tre navate. Un campo di broccoli, o di zucchine a seconda della stagione, si stende davanti, mentre l’ingresso alla chiesa è riservato, bisogna chiedere all’ufficio turistico quando si può entrare.
Tutto perché dentro ci sono affreschi molto sensibili al cambio di temperatura e all’emissione di anidride carbonica. Sono davvero splendidi: un ciclo tematico che racconta i miracoli di Gesù che è sicuramente il più antico d’Europa al di sopra delle Alpi. Sono stati dipinti da allievi della scuola del monastero e hanno una prospettiva tridimensionale, una novità per l’epoca in cui sono stati fatti. La chiesa è dedicata a San Giorgio perché l’abate fondatore Hatto, quando era arcivescovo di Magonza andò nel 897 a Roma con Arnolfo di Carinzia il quale si si fece coronare imperatore, ricevette da papa Formoso la testa di San Giorgio: per questa reliquia fece costruire la chiesa e la sistemò in una cripta, ma nei secoli venne spostata sotto l’altare a causa dell’umidità.
Anche la cappella di San Michele, all’interno della basilica, custodisce un altro tesoro pittorico, il Giudizio Universale, dipinto intorno al 1050, mentre un affresco alla parete del Trecento è davvero curioso con i suoi diavoli, le donne abbigliate secondo la moda dell’epoca e i caratteri gotici e mette in guardia contro il vizio delle chiacchiere.
San Giorgio non è l’unica meraviglia di Reichenau. Poco lontano, la chiesa di San Pietro e Paolo fu terminata intorno al 1100 ed è ricca di sculture, ornamenti, lapide adornate.
Completa il trittico sacrale, la grande Basilica di Santa Maria e San Marco, il vero specchio della storia del monastero che fu importantissimo per la cultura e l’arte dell’Europa centrale, con i suoi abati conosciuti ovunque come ambasciatori e scienziati e la scuola di pittura che produsse incredibili manoscritti per tutto il Medioevo.
All’interno sono custodite alcune reliquie: quella del Santissimo Sangue, che arrivò qui nel 923 e che durante il Seicento, per la Guerra dei Trent’anni fu messa in salvo a Friburgo, per ritornare nel Settecento con una solenne processione immortalata con un quadro dove si può vedere come era la basilica all’epoca, e le ossa di San Marco, inserite in un prezioso scrigno del Trecento, donate dal vescovo di Verona. Entrambe le reliquie vengono festeggiate sull’isola di Reichenau seguendo una tradizione secolare. Un’altra sorpresa della basilica è l’affresco che ritrarre in abiti cinquecenteschi 70 apostoli.
Nel resto dell’isola, le case costruite per ospitare i pellegrini oggi ospitano piccoli hotel, mentre i vigneti e i campi coltivati arrivano fino alle rive del lago, dove d’estate i visitatori si tuffano nelle fresche acque. Qui si producono diversi spumanti e vini novelli molto apprezzati, diventati un’altra realtà locale. E pensare che ai monaci questo tipo di vino non sarebbe piaciuto, per loro era troppo aspro. Ma hanno lasciato a Reichenau la loro eredità di storia, arte e gastronomia, unica al mondo.
Info:
www.bodensee.eu/it
www.germany.travel/en/
Foto di Sonia Anselmo
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