Parigi d’inverno 2: lo splendore della Sainte Chapelle

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Parigi allora si chiamava Lutetia, che in celtico significa “abitazione circondata dalle acque”; con  il passare dei secoli, la zona si è arricchita di monumenti e curiosità. Tra quest’ultime merita sicuramente una visita la Sainte Chapelle, una piccola cappella gotica che oggi fa parte degli edifici addetti al Palazzo di Giustizia. Anche per questo, i turisti sono soggetti a varchi e metal dector vari prima di poter accedere alla cappella sconsacrata che ospita concerti e eventi culturali. A due passi da Notre Dame, nascosta dentro i palazzi e dietro portali dorati, la Sainte Chapelle è meno celebrata della cattedrale vicina, ma è incantevole e lascia senza fiato per l’ammirazione. Fu eretta da San Luigi, ovvero dal devotissimo re Luigi IX, uno dei padri della Patria: la sua costruzione impiegò sei anni, dal 1242 al 1248. Tuttora è  un vero gioiello  gotico, un capolavoro del XIII secolo. San Luigi la volle per conservare alcune reliquie, come la Corona di Spine: Baldovino, imperatore di Costantinopoli, avendo contratto un prestito con Venezia, dette come pegno la Corona  di Spine che cingeva la fronte di Gesù, ma il giorno della scadenza non riuscì a restituire il denaro. Fu Luigi IX, re di Francia, che rimborsando ai Veneziani il debito di Baldovino, portò a Parigi  la Sacra Reliquia. Decise perciò di far erigere nel cuore del suo palazzo una cappella per custodirvi la Sacra Corona ed altre reliquie della Croce sul Calvario. Il Sacro Tesoro venne custodito custodire nella Tour d’Argent (dall’esterno arricchita da una corona di spine come guarnizione), torre che assieme a quella di César, sorveglia l’ingresso alla Conciergerie, che con la Sainte-Chapelle sono le uniche parti ancora visibili dell’antico palazzo dei re di Francia. Questa, a dir poco, spettacolare cappella si divide in due livelli: la cappella inferiore, piuttosto buia a riccamente decorata. Era, all’origine, riservata alla servitù di palazzo, mentre la cappella  superiore era ad uso esclusivo della famiglia reale. Manca il respiro quando si varca la soglia della cappella superiore, le pareti sono un mosaico di luci coloratissime che filtrano dalle vetrate alte 15 metri: è questo calendoscopio di rossi, ori, blu, verde e malva il vero tesoro della cappella. Le vetrate raccontano 1100 scene della Bibbia, mentre il rosone, meraviglioso con la luce del tramonto che incendia gli 86 pannelli di vetro, narra l’Apocalisse.  Le vetrate hanno molto contribuito alla fama della Sainte-Chapelle: durante la Rivoluzione Francese furono oscurate da enormi schedari, in quanto la cappella fu trasformata in ufficio amministrativo. L’occultamento permise che le vetrate non fossero distrutte, come accadde invece al coro, al crocifisso, alla guglia e alle reliquie.  Durante i due conflitti  vennero rimosse e custodite al riparo di eventuali danneggiamenti. I secoli XII e XIII furono il periodo d’oro della vetrate in mosaico le quali funzionavano come libri illustrati attraverso le  quali una popolazione prevalentemente analfabeta poteva leggere le storie della Bibbia. I mosaici risalgono all’antichità, già i Romani usavano i vetri nelle terme e riproducevano coppe e vasi in vetro. Nell’arte Romanica le vetrate in mosaico non raggiungono ancora una grande importanza, mentre il gotico è l’apoteosi delle vetrate:  le più grandi Cattedrali francesi ne sono un esempio, da Notre Dame a Reims , da Rouen a Chartres. I vetrai  utilizzavano un numero limitato di colori, sovrapponendo i blu e i rossi, creavano una tale varietà di sfumature ottenendo quello stile unico tipico di molte chiese gotiche. Verso il XV secolo i vetrai incominciarono ad imitare i dipinti su parete e su tela introducendo un effetto anche tridimensionale. Nonostante il vetro fosse ancora  bellissimo, si iniziava a perdere il vero significato della vetrata, che assomigliava sempre più ad una  riproduzione di tela su vetro. La Sainte Chapelle è proprio l’esempio più tangibile e nobile di questa arte vetraria. Ma anche il resto della cappella superiore non è da meno in fatto di bellezza: come le statue degli Apostoli che risalgono al Medioevo, sono in legno intagliato e ornano i dodici pilastri. Splendida anche esternamente con la guiglia di 75 m, ricostruita nell’Ottocento poco che alcuni incendi avevano distrutto le precedenti, e con l’angelo alla sommità del tetto: un tempo ruotava in modo che la sua croce potesse essere vista da qualsiasi punto di Parigi.
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