Kutná Hora, fiabesco e macabro scrigno di tesori cechi

Kutná Hora è ancora più suggestiva di notte, con la cattedrale illuminata, le antiche strade acciottolate e il ponte con le statue. Non c’è bisogno di attendere la fiera medievale che ogni anno si tiene per la festa di San Giovanni a giugno, per ammirare questa città, detta lo scrigno dei tesori della Boemia, Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

Un passato di grandi ricchezze, legate alle miniere dell’argento e la coniatura della Zecca Reale, e un presente di meraviglia architettonica, artistica e religiosa, uno dei più importanti della Repubblica Ceca.

Per scoprire in lentezza Kutná Hora l’ideale è una passeggiata tra le sue viuzze. Il primo impatto è con il ponte Carlo (da non confondere con quello di Praga, a un’ottantina di chilometri da qui), con i suoi gruppi di statue e il panorama sulla natura circostante, pregiata zona vinicola. Il lato interno del ponte è occupato dalla facciata del Collegio dei gesuiti, risalente alla fine del Seicento e oggi destinato ad museo di collezioni artistiche.
Alla fine dell’acciottolato, ecco la sontuosa figura della Cattedrale gotica, classico esempio del periodo d’oro di Kutná Hora.

Letteralmente il nome della città significa “montagna da cui si estrae”, e infatti sono proprio le viscere del monte ad aver dato ricchezza, fama e solidità al luogo: qui si trovava l’argento. Già alla fine del XII secolo le miniere di Kutná Hora fornivano circa un terzo della produzione europea d’argento. All’epoca bastava scavare in un punto qualsiasi e si trovava una vena del prezioso minerale. Così nel Medioevo, quando cominciarono le estrazioni, vennero ad abitare qui molti lavoratori che ampliarono la città.

Il minatore era una figura chiave del borgo, tanto che a lui è dedicata una statua e un affresco in una delle cappelle meglio conservate della cattedrale. Le miniere, però, subirono una crisi dopo la scoperta dell’America e l’importazione europea di minerali dalle colonie sudamericane. Finché furono chiuse definitivamente negli anni Novanta del Novecento, perché pericolose per l’ambiente, visto il tanto arsenico usato per estrarre l’argento.

La chiesa dedicata a Santa Barbara, la patrona dei minatori, dopo i fulgori del Medioevo, fu abbandonata a se stessa finché non giunsero i gesuiti e la ristrutturarono nel Seicento. Per questo, come tanti monumenti in Repubblica Ceca, è un miscuglio di stili: gotico all’esterno e barocco all’interno.

È una delle due basiliche di Kutná Hora a cinque navate, con una volta spettacolare in un intricato disegno, mentre l’organo è a 4 mila canne, il pulpito risale ai circestensi, i primi monaci del luogo, e la statua della Vergine
con il bambino è un piccolo capolavoro del 1380. Curiosamente, le vetrate di una delle finestre della Cattedrale ricordano la visita dell’imperatore Francesco Giuseppe II a Kutná Hora, mentre le cappelle sembrano raccontare la storia degli abitanti, minatori e impiegati della zecca locale.

Tornando verso il centro del borgo, merita una visita il Castelletto, prima fortezza difensiva, poi palazzo aristocratico, dotato di soffitti rinascimentali di ispirazione italiana, oggi sede del Museo che ripercorre la vita della città e la lavorazione dell’argento.

Qui si può anche visitare una vera miniera medievale, con diverse gallerie e spazi allagati da acqua cristallina, dove il tempo sembra essersi fermato per sempre. In superficie, invece, Kutná Hora vive nelle strade con i mercati, nelle piazze e nei locali dove si assaggiano prelibatezze locali, a cominciare dalla birra e dal vino.

Tra le numerose attrazioni da vedere di questa città, c’è la Casa di Pietra: tardo gotica, si trova sulla piazza che un tempo ospitava il mercato della carne, infatti era di proprietà di ricchi macellai. Ma siccome sullo slargo in cui si affaccia, si svolgeva anche il mercato dei vasi, sul frontone della casa è decorato l’emblema dei vasai.
É adibita a museo, per scoprire ancora una volta come si viveva qui in epoche passate.

Da non perdere, è anche la Corte Italiana, del XIII secolo: anche questa una roccaforte, posizionata su un’importante via commerciale che collegava la Boemia alla Moravia, veniva usata come deposito dell’argento e in zecca centrale: per realizzare una riforma monetaria ed coniare un’unica moneta, vennero convocati alcuni esperti da Firenze, per questo ora ha l’appellativo di italiana. Alle spalle della Corte, sorge il duomo di San Giacomo, eretto nel XIV secolo e vedibile dalla terrazza panoramica di Santa Barbara.

L’unica basilica, però, capace di rivaleggiare con la cattedrale si trova a Sedlec, odierna periferia di Kutná Hora. Nel 1142 venne fondata la prima abbazia cistercense in Boemia, grazie al vescovo di Olomouc che conosceva direttamente San Bernardo da Clairvaux. Essendo le miniere sui terreni dell’abbazia, questa divenne molto ricca,
anche perchè i circestensi si vantavano di avere portato da Gerusalemme un po’ di terra santa e gli imprenditori e la nobiltà facoltosa pur di essere sepolti nel cimitero con quella manciata erano disposti a tirare fuori bei soldini.

Così la chiesa abbaziale della Vergine Maria prosperò: è la seconda e ultima chiesa a cinque navate, venne ristrutturata nel Settecento dall’architetto di origine italiana J. Santini Aichl, una sorta di Gaudì ceco dell’epoca, nel proprio stile gotico-barocco.

Poco lontano, proprio dove c’era l’ambito cimitero, c’è uno dei monumenti più curiosi e allo stesso tempo macabri della zona. É l’Ossario, circondato da tombe moderne, ma un tempo qui c’era anche una fossa comune per i morti durante l’epidemia della peste, per i monaci e per le vittime delle battaglie combattute da queste parti. Insomma, c’era tanto di quel materiale per lo stravagante monaco cieco che nel Cinquecento si mise alla prova con un puzzle di ossa umane.

Nell’Ottocento i suoi incastri vennero valorizzati e inseriti in questa cappella dalle grandi volte, opera sempre di Santini, e perfezionati fino a diventare stemmi araldici, candelabri e un enorme lampadario barocco che pende dal soffitto. Ovviamente tutto composto da ossa umane: si calcola che sono le spoglie di circa 40 mila persone. E’ un monumento costante alla caducità della vita e per tenere a mente la morte. “Ricordati che devi morire”, sembrano dire i tanti teschi che accolgono i visitatori in questa cappella che potrebbe sembrare un covo di pirati più che un tempio religioso. Sembrano essere il lato amaro della fiaba che sembra raccontare in eterno Kutná Hora.

Info: www.czechtourism.com/it/home/
Foto di www.czechtourism.com/it/home/ e Sonia Anselmo

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