Faial, l’isola blu delle Azzorre tra ortensie, balene e velisti

Tutte le sfumature del blu: l’azzurro del cielo, il turchese del mare che diventa cobalto o avio a seconda delle nuvole, il celeste tendente al lilla delle ortensie che fanno da bordura a strade e campi. Non c’è dubbio sul perché Faial sia chiamata l’isola blu delle Azzorre.

Come le altre otto “sorelle” sospese in mezzo all’Atlantico è di origine vulcanica e al suo interno rivela molti panorami diversi, accomunati dalla presenza costante di mucche e ortensie. Gli animali e i fiori sono i veri protagonisti di Faial, nel gruppo interno dell’arcipelago, il cosiddetto triangolo composto da Faial, Pico e Sao Jorge.

Le mucche pascolano serafiche ovunque, vicino ai crateri spenti, alle spalle di Horta, la principale città dell’isola, sulle colline a picco sul mare, intorno ai villaggi delimitati da muretti in pietra. Le ortensie sono gigantesche, quasi prendono il sopravvento su tutta la vegetazione, come fossero una parete blu ai bordi delle strade. Una distesa incredibile di foglie verdissime e fiori che cambiano a seconda la stagione: se l’estate sono azzurre, celesti e violette, per la grande presenza di ferro nel terreno che le rende di questa tinta, a inizio autunno cominciano a seccarsi per prendere sfumature insolite, crema, variegato sul rosa, a volte persino bordeaux. Le ortensie sembrano un marchio di fabbrica per le Azzorre e in particolare di Faial, una delle isole più frequentate e visitate.

E’ l’ultimo avamposto per la traversata dell’Atlantico da secoli: se prima erano i galeoni degli eploratori a fare rotta verso le Americhe, ora sono i moderni marinai e i velisti che si imbarcano in questa avventura. Prima però, come un rituale sacro per invocare la buona sorte, lasciano un segno sul muro della marina di Horta: un graffito, un disegno, una scritta. Così il porto della cittadina è diventato un insieme colorato di buon auspicio e di testimonianza dei navigatori di oggi.

Un altro rituale è una sosta, meglio se condita da un gin tonic, al Peter’s, il locale alle spalle della marina
che nel 2018 ha compiuto cento anni e che per molte decadi è stato il bar frequentato da chi sbarcava dopo
mesi passati in mare, essendo anche il primo che si incontra arrivando al porto. Ora è anche un piccolo museo
di queste avventure nell’Atlantico, con annesso negozio di souvenir e ristorante.

Dal porto partono anche i gommoni e le barche che portano in alto mare a vedere le balene: il l whale watching è diventato un’attività redditizia e turistica per le Azzorre, dopo che per secoli la caccia ai cetacei ha costituito uno delle loro sussistenze, per fortuna i moderni Capitani Achab per un giorno vanno alla ricerca dell’incontro
con una balena o con i delfini armati solo di macchina fotografica. Un’emozione, quella dell’avvistamento, che non importa quante volte sia stata provata, resta grandissima e quasi commovente.

Horta è il punto di partenza ideale per riuscire a vedere meglio i grandi cetacei che solcano l’Atlantico e al porto ci sono molti tour operator locali che propongono l’escursione, insieme a tante altre che permettono di scoprire l’isola, magari in jeep.

La marina, con le sue colorate casette, il forte do Santa Cruz e le strade con i ristoranti tipici, permette
nei giorni limpidi una meravigliosa visuale di Pico, l’isola con il monte più alto del Portogallo, che si trova
di fronte a soli 30 minuti di traghetto da Faial, che si prende in fondo al porto, nel moderno terminal con alle
spalle i campi e le mucche.

Proprio sul promontorio di Ponta da Espalamac, che dà sul porto, inizia un tour panoramico alla scoperta di Faial, che è un’isola molto diversificata, più di quanto uno si aspetti. Seguendo le strade bordate di ortensie blu,
una delle prime tappe della scoperta dell’isola è la caldera do Cabeço Gordo, al cento dell’entroterra, a 1043 metri sul livello del mare, larga due chilometri e profonda circa 500 metri.

L’antico cratere del vulcano collassato al suo interno è molto verde, trasmette una sensazione ancestrale e quasi spirituale, come se fosse legata ad una religione pagana persa nei tempi. Qui ci sono sentieri di trekking, da fare rigorosamente con le guide locali, che portano sia all’interno del cratere che verso la costa. La quale si rivela l’ennesima sorpresa di Faial: dopo aver attraversato villaggi con i muretti a secco e piccole coltivazioni di vite o di frutta, campi con le solite mucche che fissano innocue i visitatori, si arriva alle scogliere nere a picco sul mare, lacerate dalle onde impetuose e bianche, con qualche piccola spiaggia, pericolosa però per la forza dell’oceano.

Non è finita. Altri pochi chilometri e Faial cambia di nuovo: l’intera penisola di Capelinhos è un’enorme distesa di sabbia e dune grigie, sembra di essere approdati sulla luna, con il vecchio faro, al cui interno si trova un’esposizione permanente sulla geologia delle Azzorre, che si scaglia verso l’ignoto.

Tutta la zona nel 1958 venne sommersa dalle ceneri di un’eruzione di un vulcano sottomarino, distruggendo 500 case, terreni e allevamenti, portano gli abitanti alla tragedia, anche se non ci furono molti morti perché avvenne di mattina e poterono organizzarsi. Però rimasero senza lavoro e sostentamento: il caso volle che il presidente
americano John Kennedy avesse a servizio una signora di queste parti che gli raccontò il dramma di Faial e lui
fece tutto il possibile per aiutare chi lo avesse voluto ad emigrare negli Stati Uniti. Per questo moltissimi abitanti delle Azzorre si trasferirono per una nuova vita in diverse città americane, alcuni assunti proprio per la loro esperienza e bravura sulle baleniere americane.

Oggi i discendenti di quelle persone arrivano come turisti, a cercare le loro origini, a vedere la terra natia o dei genitori: le Azzorre sono collegate benissimo con gli Stati Uniti, con un volo diretto su Boston di quattro ore. L’aeroporto, che mette in contatto Faial con le altre isole e con la terra madre Portogallo, si trova a poca distanza da Horta, lungo una spettacolare strada panoramica sulla costa composta da scogli giganti, rocce che sembrano disegnare archi sul mare e faraglioni sospesi nell’acqua.

A Faial non mancano le spiagge, di ciottoli o con la sabba vulcanica, alcune si trovano anche vicino a Horta, come
Praia do Almoxarife, poco oltre il terminal dei traghetti, e Porto Pim, dove si affacciano i ristoranti di pesce più rinomati dell’isola, il vecchio forte di Sao Sebastiao e il Monte da Guia: qui un tempo sorgeva la Stazione delle Balene, la fabbrica in cui venivano lavorate le loro carni, oggi centro culturale ed educativo, chiamato Centro del Mare, promosso dall’Osservatorio del Mare delle Azzorre, a testimonianza di quanto i grandi cetacei servano ancora per l’economia locale, in questo caso per il turismo. Faial, con le sue ortensie, il mare e il cielo total blu, rimane una destinazione soprattutto per gli amanti della natura.

Info: www.visitazores.com www.visitportugal.com
Foto di Sonia Anselmo

Si ringrazia www.kingholidays.it per l’assistenza

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