Zurigo, culla del Dadaismo e dell’arte moderna

Zurigo

Zurigo, dove il gusto di oggi si incontra con la Storia, sino a qualche tempo fa era nota a molti per essere una delle città  più care d’Europa, e successivamente per essere da sempre tra le prime nella classifica mondiale delle città  più vivibili; ma da oggi sarà ricordata quale culla del movimento artistico Dada.

Il Dadaismo nacque esattamente qui, nel cuore del centro storico ed esattamente nella Spiegelgasse 1, cento anni fa e da febbraio a luglio 2016 Zurigo ne festeggia il centenario con spettacoli, mostre ed eventi chiassosi, ironici e variopinti nel puro spirito Dada.

Oltre agli abitanti di Zurigo, sono in pochi a sapere che il gruppo artistico Dada nacque esattamente qui, in pieno Niederdorf, dove nel 1916 gli artisti in esilio si ritrovarono in questo quartiere, a pochi passi dall’abitazione di Lenin. Verso la fine della prima guerra mondiale Hugo Ball e la futura moglie Emmy Hennings aprirono il leggendario Cabaret Voltaire, accogliendo tutti gli stili, gli orientamenti e le persone, sperimentando con poesie sonore e simultanee, collage e fotomontaggi, in modo totalmente spiritoso e ironico, conquistando il mondo da Zurigo a Berlino, da Parigi e New York.

A partire da febbraio e per tutta l’estate, il Dadaismo celebrerà i suoi 100 anni ed in occasione del centenario della corrente artistica, il Cabaret Voltaire, nuovamente aperto al pubblico, organizzerà diverse serate a tema, ognuna dedicata a un determinato artista Dada svelando questi maestri performativi e primi esponenti di poetry slam con la loro ironia variopinta e chiassosa,
ed il loro talento innovativo e visionario, e tutta Zurigo partecipa ai festeggiamenti, facendo rivivere il periodo storico artistico con una serie di eventi, mostre e performance.

Questo movimento artistico e letterario appare al profano impossibile da definire, non potendo cristallizzarlo in una unica forma espressiva. In generale questa corrente va considerata anti borghese e anarchica, arte insensata e folle, sfrenata: non dimentichiamo che nel 1916 in quasi tutta Europa imperversava la prima guerra mondiale, dunque l’arte aveva pochissimo spazio. Molti artisti, personaggi, intellettuali si rifugiarono qui nella neutrale svizzera, creando la cosiddetta arte dell’esilio. Innumerevoli sono le leggende che ipotizzano la scelta del nome Dada, dal francese al russo, ma sempre avanguardia europea. Uno stile nonsense contro le atrocità  della guerra, un’arte che liberasse gli uomini dalle follie del tempo, da sperimentare con vari stili e materiali e forme, precursore del Surrealismo (nato successivamente nel 1923).

Con la loro arte anticonformista e le folli iniziative, i dadaisti attirarono l’attenzione sul loro movimento, diffondendo questa personale visione del mondo, muovendosi in questo percorso dal Cabaret Voltaire al Caffè Artistico Odeon e poi al Caffè Artistico la Terrasse; le case delle corporazioni ma anche edifici rococò sul Limmat, opera lirica e balli in maschera.
Diverse personalità  del mondo dell’arte e dello spettacolo, sono transitate, hanno vissuto qui o semplicemente soggiornato traendone ispirazione, quali Richard Wagner, Ugo Foscolo, James Joyce, Thomas Mann.

Non è raro, percorrendo la Bahnhofstrasse, la nota ed elegante via dello shopping, incontrare
icone della moda, della musica e del cinema; da Tina Turner a Ophra Winfrey, ma anche Renee Zellweger e Ursula Andress. Non solo un fatto di moda: ogni anno qui ad agosto si svolge per le strade cittadine la Street Parade, un enorme raduno techno e dance che mobilita centinaia e forse migliaia di persone provenienti da varie parti d’Europa ed è considerato uno dei più grandi ed importanti eventi del genere.

La vocazione teatrale vibra nell’architettura della città, dalle torri gotiche del duomo, il Grossmunster, alle finestre con elementi romanici del Fraumunster – la più importante chiesa di Zurigo; da un lato all’altro del fiume che separa la città, il Limmat, la facciata trionfale della stazione ferroviaria, la chiesa di St. Peter di chiara origine medievale, ed ancora il maestoso Politecnico federale, il Teatro dell’Opera ma anche gli scorci suggestivi dei vicoli zeppi di bistrot e hotel che si affacciano sul lungofiume. Non solo musei, dunque, e non solo banche ma anche konditorai, le pasticcerie con l’immancabile cioccolata esposta a simbolo del paese, e tutti i luoghi di ristorazione dal singolare nome in italiano, quasi ad evocare in tal modo l’arte culinaria in sè.

Emana una gran pace Zurigo, nonostante il viavai di lussuose automobili, di turisti nel centro storico affaticati dallo shopping nelle boutique delle grandi firme, e degli abitanti che si affrettano tra bus, tram e treni metropolitani numerosi e puntuali; la percezione della sicurezza è alta grazie alla presenza di molti in divisa, non solo Polizei ma anche ferrovieri, tassisti, impiegati e addetti vari. Lo scenario è maestoso, è vero, ma i palazzi, i negozi e le pizzerie emanano comunque un senso di praticità e benessere, un ordine che non sfigura accanto ai musei ed alle chiese, orologi ovunque: ecco il senso dell’eternità.

Testo e foto di Maurizio Barbato
Info www.svizzera.it

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